Disabili: persone non ordinarie


Un problema che diventa normalità: Questa è il modo più corretto di interpretare la disabilità. A dirlo sono la giornalista Minnie Luongo e Antonio Giuseppe Malafarina, gli autori del libro Intervista col disabile. Vademecum fra cime e crepacci della disabilità. Il volume, che ricorda scherzosamente nel titolo il film Intervista col vampiro, nasce dall’impegno di Antonio Malafarina. Rimasto paralizzato all’età di 18 anni a causa di un tuffo pericoloso in acque troppo basse, dall’alto della sua sedia a rotelle ipertecnologica ride e scherza con tutti, non rinunciando a vivere.

Si batte affinché le persone cambino il modo di concepire i disabili. L’idea principale del testo è quella di parlare dei disabili come «persone», descrivendo la loro vita in tutti i campi della società: dal cinema allo sport, dal lavoro alla televisione. Hanno dato il loro contributo all’opera grandi personaggi, disabili e non: ad esempio, il critico televisivo Aldo Grasso ha scritto il capitolo sui disabili in tv, mentre Luca Pancalli (vicepresidente del Coni, su una carrozzina dopo una caduta da cavallo) quello sul rapporto tra lo sport e i disabili. La prefazione è stata invece affidata a Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello sport.

Serve dunque una rivoluzione nella concezione delle persone portatrici di handicap. A cominciare dal linguaggio: l’espressione politicamente corretta «diversamente abili» non solo è ipocrita e sbagliata, ma è spesso il sintomo di un’autopercezione errata da parte degli stessi disabili, che si concepiscono diversi. Sulla questione del linguaggio si è soffermato anche Walter Passerini, docente del master in Giornalismo e condirettore del master Comunicare il lavoro. Passerini ha sottolineato l’urgenza di mettere da parte un registro linguistico «marginalizzante», risalente all’epoca della conquista dei diritti. Solo in questo modo la disabilità potrà diventare un fenomeno «normale». Allo stesso tempo per fare questo sono necessarie grandi narrazioni, come quelle dei film sulla disabilità che hanno fatto incetta di premi Oscar sul finire degli anni ’80: Figli di un dio minore (‘86), Rainman (‘88), Il mio piede sinistro (‘89), Risvegli (‘90).

L’ex caporedattore di CorriereLavoro ha poi parlato delle difficoltà dei disabili nell’inserimento nel mondo del lavoro: a fronte di oltre cinque milioni di disabili, solo 500mila nel nostro Paese sono inseriti nelle liste di collocamento e meno di 150mila lavorano. Tutto ciò nonostante una legge del 1999 (la numero 68 di quell’anno) obblighi le aziende sopra i 15 dipendenti ad avere almeno il 7% di lavoratori disabili: «La scappatoia è nell’articolo 5. Per evitare le sanzioni le aziende possono versare al Fondo per i disabili 25mila lire (circa 13 euro) al giorno per ogni lavoratore disabile non assunto». C’è però un segnale positivo secondo Walter Passerini: le agenzie private per il lavoro stanno iniziando ad offrire servizi appositi per i disabili. È il primo passo per il tramonto dell’era del «collocamento numerico» e il passaggio a quella del «collocamento mirato», che permetta alle aziende di ottenere il massimo dalla gestione delle diversità: «Il diversity management è uno dei campi di maggiore attenzione nel panorama economico», ha spiegato Passerini.

Adriano Pessina, direttore del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica, ha rimarcato la complessità della questione. La disabilità è una «condizione» dell’essere uomo che può riguardare tutti noi: i disabili non sono quindi una «categoria» da proteggere, difendere o risarcire in qualche modo, ma delle «persone» con cui essere giusti. Non ci si deve infatti mai dimenticare della persona disabile. Un uomo o una donna che è spesso dipendente dagli altri, così come lo siamo tutti noi: «Le dipendenze sono le radici della crescita del singolo» ha ricordato Pessina. Il significato del titolo del volume è perciò, secondo Pessina, che «la disabilità è una questione seria, di cui si può anche sorridere. Perché tutti abbiamo bisogno di incontrare gli altri e alla mancanza di coraggio da parte nostra, può supplire il coraggio di una persona disabile».

  • di Francesco Perugini 


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