Diritti e discriminazioni, la manifestazione è una pentola di stufato


Ftm sta per female-to-male, espressione usata per indicare i transgender nati donne e diventati uomini. Justin Adkins è uno di loro: originario della California, ora vive a Williamstown, nel Massachusetts, dove conduce due lavori. Allo stesso tempo, è sviluppatore di siti e assistente direttore del Centro Multiculturale del Williams College, dove si occupa di studenti gay, lesbiche, bisessuali e transessual, vale a dire la comunità Lgbt: ne tutela i diritti dentro e fuori l’istituzione scolastica e promuove programmi sulla diversità. Il suo attivismo l’ha portato a organizzare nel 2008 la marcia dell’orgoglio transgender a Northampton, nel New England, e fare parte di diverse associazioni nell’ambito.

A settembre si avvicina al movimento Occupy Wall Street. Sabato 1 ottobre, si unisce a quel corteo terminato sul ponte di Brooklyn con l'arresto di tutti i 700 partecipanti. Il trattamento che la polizia gli riserva, sostiene Justin, non è lo stesso a cui vanno incontro gli altri manifestanti; per questo, decide di raccontare la sua esperienza. Già al momento dell'arresto, gli agenti non darebbero prova di delicatezza. Saputo della sua transessualità, gli chiedono “cosa abbia là sotto”; ignorano le sue richieste di farlo perquisire da un uomo e di riferirsi a lui usando il maschile. Portato al 90° distretto, resta solo 5 minuti in una cella con altri uomini, poi è condotto in un'altra stanza. Qui i poliziotti lo sistemano su una sedia a fianco al bagno e lo ammanettano a un corrimano. Rimane in questa posizione per otto ore, costretto ad assistere al via vai dal gabinetto e a sopportare un fortissimo odore di urina. Per tre volte chiede invano di avere un panino e dell'acqua, come gli altri manifestanti arrestati. Prima e durante l'interrogatorio, gli agenti si prendono gioco di lui; viene rilasciato alle due di notte.

«Nessuno dovrebbe sperimentare la clamorosa discriminazione e l'imbarazzo che ho provato» così conclude il racconto Justin. «L'unica ragione per cui sono stato trattato in modo diverso è che sono transessuale». Quella brutta giornata non è solo un ricordo, ovviamente: ci saranno delle conseguenze legali. «Sono stato accusato di condotta contraria all'ordine pubblico, mentre agli altri manifestanti sono stati accusati anche di avere bloccato il traffico e rifiutato di disperdersi: anche questo significa avere un trattamento diverso. In questo mese dovrò presentarmi in tribunale».

Nel suo lavoro al college, Justin si occupa di politiche che tengano conto della comunità Lgbt. Quelle che a New York non esistono. «Mi sto battendo affinché la polizia della città adotti un protocollo su come trattare i detenuti transessuali e affinché si faccia formazione su questo tema tra le forze dell'ordine. Riguardo al mio maltrattamento, per ora non intendo intraprendere azioni legali, però è in corso un'indagine».

La dignità del popolo Lgbt, per Justin, non passa solo attraverso strumenti legali, ma si sviluppa anche su altri piani. Per l'attivista, a livello personale, bisogna uscire allo scoperto; sotto l'aspetto pubblico, invece, è necessario puntare sull'educazione e sui diritti: uguale accesso alle cure sanitarie, salario minimo per tutti, riduzione delle disparità nella tassazione. E qui entra in gioco anche Occupy Wall Street: «Sta cambiando la vita di tutti, non solo negli Stati Uniti, perché è legato a molti altri movimenti, come le primavere arabe e le mobilitazioni in Spagna e Grecia. La popolazione di tutto il mondo è stanca di essere dominata dai grandi gruppi di interesse». E quale sarebbe il contributo della comunità Lgbt a Occupy Wall Street? «Queste persone sono parte di quasi tutti i movimenti. La cosa bella, in questo caso, è che sono state apertamente incluse fin dal primo istante; per esempio, a Liberty Square, si tengono sempre corsi sui diritti della comunità Lgbt. Occupy Wall Street è come una pentola di stufato: tutte le varie istanze sono necessarie e la pentola le contiene e le cucina insieme. Il movimento crescerà e diventerà più forte, finché la gente vedrà la pentola nel suo insieme, e non gli ingredienti separati».

  • Stefano De Agostini


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