La mia passione per il giornalismo è nata con un fallimento: non mi hanno ammesso al master di giornalismo di Bologna. Era un tentativo azzardato, una curiosità nata tardiva, in un periodo di niente, passato a frequentare corsi di scrittura con autrici depresse, tra la fine della laurea triennale in Psicologia e l’inizio della laurea magistrale.
Durante gli anni dell’università avevo cominciato a leggere diversi quotidiani tutte le mattine, mentre mi recavo in treno a Cesena, dove era stata sadicamente spostata la facoltà in tempi remoti. Avevo cominciato ad appassionarmi all’attualità, alla politica, alla società, tra un ritardo e l’altro del regionale Bologna-Ancona delle 7:40.
Ma dopo la laurea, nei diversi mesi di attesa da colmare, cominciavo a capire che quel passatempo prometteva qualcosa. Decisi così di puntare tutto su quella sensazione, con il dubbio che fosse soltanto un capriccio molto appassionante, ma con il consenso autorevole della mia analista. E quando lessi che non ero stato ammesso nemmeno alla prova orale del master (dovevo aver scritto qualcosa di veramente pietoso), la curiosità si fece ancora più intensa. Volevo provarci, almeno per capire se mi interessasse davvero.
Così mi sono trasferito a Londra e mi sono iscritto a un paio di corsi alla London School of Journalism (il nome è altisonante, in realtà è una scuola normale: molto utile, ma normale). Studiare giornalismo in inglese è stato massacrante ma bellissimo. Quell’esperienza, spesa a ricevere insulti in londinese stretto da consiglieri comunali e sindacalisti, mi ha dato la certezza che fare il giornalista mi piace moltissimo, che la mia curiosità paesana, la mia voglia di raccontare e leggere storie e soprattutto la mia incapacità di stare fermo su una sedia per più di qualche secondo, possono diventare la mia professione.
Per concludere, mi chiamo Denis Rizzoli, ho 24 anni e vengo da Bologna, Granarolo dell’Emilia per precisione.