Osservare il fenomeno sorto intorno all'ultimo film di Tim Burton, Alice in Wonderland, è estremamente interessante. Se già nel 1865, anno in cui venne pubblicato il libro di Lewis Carroll da cui è tratto il film, era possibile acquistare tazze da the ispirate alla protagonista, oggi l’offerta di prodotti lascia sorpresi.
In prossimità dell’uscita del film, sono comparsi sul mercato numerosi prodotti, destinati ai più piccoli, agli adolescenti ma anche agli adulti: gioielli (Tom Binns, Stella McCartney, Pamela Love x Zac Posen, Swarovski), trousse per il make-up (Urban Decay), smalti (Opi), cappelli (Borsalino), tanto che a Londra si è ritenuto necessario creare un temporary store ad hoc, Alice in Wonder Room, che racchiudesse gran parte del merchandising di Alice. Se è vero che le vetrine del department store parigino Printemps, in cui il Paese delle Meraviglie è reinterpretato da stilisti come Ann Demeulemeester e Nicholas Kirkwood, dimostrano ancora una volta che il rapporto tra moda e cinema si fa sempre più stretto, è forse anche necessario riflettere più in profondità su questa profusione di gadget e materiale collaterale.
Il fatto che la regia del film sia stata affidata al genio visionario di Tim Burton ha sicuramente contribuito alla caratterizzazione gotica del film: Burton è da tempo riconosciuto come maestro e portavoce della tendenza e anche Nightmare before Christmas (1993) diede vita a una campagna di merchandising che ha successo ancora oggi.
Lo stile gotico e dark affonda le sue radici della cultura punk degli anni Settanta e nelle creazioni di Vivienne Westwood, una passione che si rinnova e si diffonde negli anni Novanta con Il corvo (1994) e continua negli anni Duemila con l’avvento di artisti musicali di fama mondiale: Avril Lavigne e Tokio Hotel su tutti, ma anche gruppi che si ispirano proprio all’eroina carrolliana con il loro nome, come i giapponesi Alice Nine. In questo stesso periodo, contemporaneamente alla comparsa dei cosiddetti Emo, si assiste a una sorta di nobilitazione del gotico sulle passerelle mondiali: nel 2008 la stilista giapponese Rei Kawakubo ha debuttato con il marchio Comme des Garçons presentando una linea esplicitamente trasgressiva. Al cinema l’universo gotico ha trovato il suo sfogo in una serie di film incentrati perlopiù su creature soprannaturali, come i vampiri di Underworld e Blade e gli zombie della Sposa cadavere (anche quest’ultimo firmato Burton).
L’ultima versione di Alice va quindi a inserirsi in un contesto culturale ben delineato e si rivolge a un pubblico pronto alla ricezione di questo tipo di prodotto. Inutile sottolineare che l’imponente campagna pubblicitaria, declinata soprattutto online, ha contribuito in modo determinante non solo al successo del film e del suo merchandising, ma anche e soprattutto al dilagare della moda ad esso inerente. Moda che trova un interlocutore privilegiato nelle adolescenti di oggi, per le quali è facile identificarsi nell’intraprendente e smaliziata Alice, sebbene questa “piccola adulta” sia nata ormai 145 anni fa.