Cronaca di un pomeriggio da Oscar


Quando gli è stata comunicata la notizia, è scoppiato in lacrime e ha detto: «Sono felice che oggi si sia conclusa la mia battaglia». Oscar Pistorius, il 21enne velocista sudafricano campione alle Paraolimpiadi (i Giochi olimpici per disabili) del 2004 sui 200 metri piani e detentore del record mondiale dei 100, 200 e 400 metri piani, potrà gareggiare con gli atleti normodotati e, se riuscirà ad ottenere i tempi minimi, parteciperà ai Giochi olimpici di Pechino. L’ha stabilito il Tas (Tribunale arbitrale dello sport) di Losanna lo scorso 16 maggio. Pistorius ha saputo della decisione mentre si trovava a Milano, al Grand Visconti Palace Hotel, per partecipare ad un incontro organizzato da Vedior, agenzia specializzata nella gestione delle risorse umane, impegnata nella collocazione professionale delle persone disabili. 

 

Lo slogan scelto per caratterizzare l’evento, Verso il successo con una determinazione da Oscar, è stato di buon auspicio per l’assoluto protagonista. Anche se è stato accolto da un clima tipicamente milanese, con cielo nuvoloso e pioggia a catinelle, Pistorius sembrava brillare di luce propria per l’incontenibile felicità. «State condividendo con me uno dei giorni più belli della mia vita. Quindi non consideratemi un idiota se continuerò a sorridere per tutto il pomeriggio», ha detto ai moltissimi giornalisti presenti. Il meeting ha preso il via proprio dal racconto dell’esperienza di Oscar, che è nato privo dei peroni, cammina grazie alle protesi in carbonio da quando aveva 13 mesi e oggi si prepara a correre per conquistare una medaglia olimpica. La sua storia ha commosso il mondo, ma tante altre, altrettanto eccezionali, rimangono sconosciute.

 Come quella di Davide Cervellin, un imprenditore di successo che è diventato cieco a 16 anni a causa della retinite pigmentosa. Invece di perdere tempo a compatirsi, ha fondato un’azienda che produce ausili per disabili ed è stato presidente della Commissione handicap di Confindustria. «Mi sono sempre battuto contro ogni forma di discriminazione e oggi considero la grande vittoria di Oscar anche una mia piccola conquista – ha spiegato – . Il tema della collocazione professionale dei disabili è delicato e io vorrei una legge diversa per regolamentare la questione. Secondo quella attualmente in vigore, la 68 del 1999, gli imprenditori sono tenuti ad assumere un certo numero di dipendenti disabili. Per le aziende, però, l’obbligo rappresenta di per sé un handicap. Serve una legge che eviti le discriminazioni sul posto del lavoro. Le persone come noi non devono essere viste come un peso. Attraverso i nostri bisogni, rappresentiamo un’occasione di fare impresa di serie A, che non rimane certo relegata al solo ambito sociale. Insomma, siamo un’opportunità di crescita per il Paese».

 Dello stesso parere è Antonio Giuseppe Malafarina, tetraplegico da quando, a 18 anni, fece un tuffo per festeggiare il conseguimento della patente senza accorgersi di quanto l’acqua fosse bassa. Oggi, vivendola sulla propria pelle, è esperto di disabilità a tutto tondo e si occupa in particolare di accessibilità al web e di ausili per la gestione del computer. «Le imprese hanno ancora troppo poca familiarità con il concetto di utenza ampliata, cioè non capiscono che i prodotti di cui hanno bisogno i disabili possono essere utili anche a moltissima altra gente. Se, per esempio, si mettessero a produrre su larga scala un telefonino semplificato con soli quattro tasti, sono sicuro che in tanti lo userebbero – ha sottolineato –. Però deve cambiare la mentalità. Qualche passo avanti è già stato fatto in questo senso. Oggi infatti sono stato molto contento che si sia parlato di persone e non di disabili, perché io non sono la mia carrozzina e Oscar non è le sue protesi». Malafarina ha recentemente scritto un libro, Intervista col disabile – Vademecum fra cime e crepacci della disabilità, con Minnie Luongo. Giornalista e comunicatrice scientifica che si occupa di salute e no profit, quest’ultima ha condotto l’incontro organizzato da Vedior, sintetizzandone così lo spirito: «È davvero difficile che mi emozioni professionalmente, eppure oggi è successo».

 

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