Il secondo piano di un grande edificio industriale a Berlino è occupato da una scuola di parrucchiere e una tipografia, mentre il primo e il terzo sono stati colonizzati dalla più grande agenzia di coworking in Germania, il Betahaus.
Alle scrivanie smanettano ai loro computer programmatori e web designer, nello spazio relax un giornalista e un grafico fanno la pausa caffè, mentre nella sala riunioni un gruppo di fotografi discute il suo ultimo progetto.
In questo spazio condiviso lavora anche Ana Lena, una visual designer che viene ingaggiata nelle conferenze o nei workshop per illustrare i concetti di cui si discute attraverso immagini, disegni e grafici. Spesso viaggia per lavoro, ma quando torna nella sua città ogni mattino di buon’ora occupa la sua scrivania in affitto. Quando alcuni suoi amici hanno aperto uno spazio coworking, Ana si è subito incuriosita e appena ha lanciato la sua attività, nell’ottobre del 2008, ha scelto di prendere una postazione al Betahaus. Qui è riuscita sin dall’inizio a lavorare con profitto, perché in questo ambiente ha trovato la concentrazione, mentre a casa era spesso distratta da altre attività, e anche perché «è più facile lavorare quando intorno a te tutti fanno altrettanto!».
Inoltre, essere a contatto con figure professionali diverse significa confrontarsi, collaborare ognuno con le proprie capacità specifiche e a volte dar luogo a veri e propri progetti comuni, come è successo ad Ana, che ha lavorato a un progetto insieme al grafico che affittava la scrivania a fianco della sua. Poi c’è l’aspetto della socialità. Persone che in condizioni normali al mattino, una volta alzate, inizierebbero a lavorare ancora in pigiama, negli uffici del Betahaus si incontrano, scambiano quattro chiacchiere e si conoscono.
Così con 75 euro al mese Ana ha a disposizione una postazione, il collegamento a internet, lo spazio relax ed è tutti i giorni contatto con professionisti di ogni tipo. Certo, c’è l’altra faccia della medaglia, quando le relazioni sociali si fanno troppo intense. Perché - è sempre Ana a notarlo - «ci sono quei giorni in cui c’è troppa gente e troppa voglia di chiacchierare». Questo è il cuore del coworking, pregi e difetti all inclusive.