Cowo: lavorare socializzando


Non è un posto di lavoro, ma un posto dove lavorare. E quelli che potrebbero definirsi colleghi, svolgono tutti professioni differenti. È il coworking, una realtà che nasce in California nel 2005. L’idea è quella di un ufficio condiviso in cui lavorano professionisti indipendenti, lo scopo è quello di creare relazione ed tenersi in contatto con persone sempre diverse. 

Funziona così: se qualcuno ha un ufficio con una scrivania in più, la mette a disposizione per altri professionisti, a una modica cifra. La pausa caffè è poi l’occasione di conoscersi e far conoscere la propria attività professionale. La scrivania si può affittare per un giorno, una settimana, un mese, tutto il tempo che serve. Il coworking è la soluzione ideale, dunque, per chi volesse intraprendere un’attività, ma non può ancora permettersi uno spazio, per chi potrebbe lavorare da casa, ma non vuole tralasciare l’aspetto sociale del lavoro, per lavoratori nomadi in cerca di un punto d’appoggio dove poter usufruire di una connessione internet. 

Pillola 400 di Bologna e 7th Floor di Roma sono i primi tentativi, riusciti, di coworking in Italia, mentre, a Milano, Massimo Carraro, nella sede della sua attività di advertising, Monkey Business, ha inaugurato la sperimentazione del progetto, tentando di creare una vera e propria rete di cowo. Chi vuole aprire uno spazio condiviso può farlo aderendo al marchio Cowo ed essere in connessione, soprattutto attraverso il blog, con tutte le altre sedi. Dal capoluogo meneghino l’iniziativa si è estesa così in tutta Italia. 

In un anno di attività il coworking di via Ventura ha affittato postazioni ai professionisti più disparati , giornalisti, informatici, ingegneri, professionisti, avvocati, manager, imprenditori, consulenti, commerciali. Il servizio, “smart”, come lo definisce il fondatore, comprende scrivania, connessione internet, il tutto in un open space confortevole e di una geometria bicolore.

«Alcuni professionisti frequentano il cowo in modo costante, altri sono invece saltuari – ha spiegato Carraro –. La cosa divertente è che arriviamo in ufficio e non sappiamo chi troviamo». «Quelli che possono sembrare degli svantaggi oggettivi, come quello di condividere uno stesso spazio, sono in realtà delle caratteristiche del coworking – ha continuato Carraro –. Non significa darsi fastidio perché si è nella stessa stanza, ma aprire la propria mentalità e la propria giornata lavorativa. Questa è la differenza con il business center: lì è difficile che la gente si conosca, qui la prima cosa che si fa appena arrivati è presentarsi agli altri». 

Il cowo si presta anche ad ospitare eventi come, ad esempio, la presentazione di un libro, mentre in rete è nata un’iniziativa spontanea, Coworking Visa. Gli iscritti accettano di scambiare l’ospitalità gratuita con tutti gli altri coworkers fino a tre giorni all’anno. Per fare un esempio, un ospite del cowo di Milano può andare a Miami, in Nuova Zelanda piuttosto che in Giappone, e stare in ufficio gratuitamente. I prezzi per l’utilizzo del cowo sono di due tipi: residenziale e sporadico. L’utilizzo di un mese di una posizione esclusiva costa 250 euro. L’altro utilizzo prevede l’acquisto di pacchetti prepagati che vanno da tre giornate al costo di 50 euro, fino a 40 giornate. La cifra non è astronomica: 400 euro.  

  • Carlotta Garancini

     

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