Ogni prima volta nella storia, di fatto, cambia la storia stessa. Così, anche la vittoria di Kathryn Bigelow agli Oscar – statuetta per la miglior regia per The Hurt Locker, mai una donna aveva ricevuto l’ambito Academy Award – abbatte quello che sembrava ormai essere un tabù insuperabile. L’eco del successo della Bigelow, ovviamente, è arrivato anche in Italia, dove da sempre la figura della donna nel cinema – sia davanti che dietro alla macchina da presa – ha un ruolo di primissimo piano.
Una sensibilità spiccata riscontrabile, oltre che nei numerosi riconoscimenti internazionali che le donne del cinema italiano hanno ottenuto negli anni, anche nella sempre crescente attenzione che viene loro rivolta nei festival e nelle rassegne più importanti. Ma come sta veramente il cinema al femminile nel 2010, in Italia e all’estero? Per fare il punto della situazione abbiamo contattato due studiose del profondo legame che accomuna questi due mondi così vicini tra loro: Patrizia Rappazzo, direttore artistico di Sguardi altrove, la rassegna che dal 1992 a Milano approfondisce tematiche relative alla condizione femminile dando spazio soprattutto alle registe, e Paola Casella, critica cinematografica e autrice del libro Cinema: femminile, plurale, di recente pubblicazione.