Chiara Daina


Dopo essermi laureata, per la prima volta ho avuto la sensazione di prendere in mano la mia vita. Ho iniziato a guardarla. A guardarmi. È iniziato un viaggio, quello dentro di me, che mi ha fatto capire che non è l’umore ciò che conta ma i nostri desideri. E così, eccomi qua.

 

Mi chiamo Chiara, ho 26 anni e provengo da Casalmaggiore, un piccolo paese della provincia di Cremona che sorge lungo il Grande Fiume. Maturità classica e una carriera da mezzofondista durata dieci anni. Poi, la scelta dell’Università San Raffaele per frequentare la facoltà di Filosofia. Nel 2007 la laurea triennale, nel 2009 quella specialistica. Nel frattempo, ho coltivato la passione del musical rivestendo (ironia della sorte o forse no) le parti di personaggi ridenti e sbarazzini ma anche sofferenti e malinconici. Interessata al nuovo divenire europeo, ho deciso di fare uno stage all’ufficio stampa della sede della rappresentanza della Commissione europea a Milano, un ambiente dinamico che mi ha permesso di lavorare direttamente con i commissari di Bruxelles e coi loro portavoce, e di sfruttare la conoscenza del francese e dell’inglese. Da qui, la crescente sensibilità per la realtà europea e la fiducia in essa per il futuro politico e sociale.

 

Altre due esperienze importanti che hanno segnato la mia strada: un breve stage all’Onu, dove ho partecipato alla simulazione di un processo multilaterale come membro dell’OIC (Organization of the Islamic Conference); da tre anni il contatto settimanale con le tre carceri milanesi (San Vittore, Bollate e Opera) grazie all’associazione Trasgressione.net della quale faccio parte.

Attraverso incontri e confronti di gruppo con i detenuti, ho avuto l’opportunità di affacciarmi con altri sguardi sul mondo. E alla fine ho imparato due cose: che la realtà dei fatti non va mai giustificata ma capita a partire dalle sue origini, se davvero non vogliamo tradirla e tradirci; che per conoscere non bisogna essere bevitori dei propri pensieri ma mettere in dialogo ciò che siamo e ciò che abbiamo studiato con le idee e i vissuti altrui. Perché ogni persona, ogni luogo hanno sempre qualcosa di interessante e nutriente da raccontare.

 

Voglia di sentire e voglia di strappare la bellezza ovunque essa sia per farla assaggiare agli altri, ma non solo, anche e soprattutto la consapevolezza dello straordinario potere che la parola ha sul divenire culturale sono gli ingredienti che mi hanno spinta all’attività giornalistica. Per la prima volta, la scorsa estate, quando ho svolto uno stage nella redazione di a Cronaca”, quotidiano di Cremona. La seconda volta, al master in giornalismo dell’Università Cattolica.

 

Ad oggi ho una sfida: indagare le realtà ai margini per ritornare a meravigliarmi e continuare a sdegnarmi.

 


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