Cartoni animati, favole tecnologiche per la mente


A nessuno viene mai in mente il nome del settimo nano. Ma tutti si ricordano la favola di Biancaneve, il primo lungometraggio di animazione Disney nella storia del cinema. Oggi la principessa torna più bella che mai in alta definizione: dai disegni a mano e gli sfondi ad acquerello di allora si è arrivati al formato in High Definotion Blue-ray.
Nel corso degli anni, mentre la principessa invecchia, sono nati mostri verdastri, galline in plastilina e insetti parlanti, protagonisti di storie avvincenti, capaci di scatenare vere emozioni. L’animazione è diventata un prodotto sofisticato anche grazie all’acquisizione delle nuove tecnologie, che trasformano la qualità e la resa del film. La prima grande rivoluzione era stata l’arrivo del sonoro con Steamboat Willie, il primo cortometraggio che diede una voce a Topolino e Minnie. Nel 1995 il mondo dei giocattoli prese vita con Toy Story grazie alla tecnica di grafica computerizzata, un’innovazione equivalente a quella di settant’anni prima. Secondo Giannalberto Bendazzi, critico e storico del cinema d’animazione, «dopo l’esperimento della Pixar si sono susseguiti tantissimi prodotti realizzati interamente con la stessa tecnica». Ognuno è stato un successo straordinario e ha lanciato una vera e propria moda sul mercato».

Oggi nelle nostre sale vediamo quasi esclusivamente cartoni animati realizzati con la tecnica computerizzata, questo significa che i disegnatori sono una categoria ormai in estinzione?
«Assolutamente no. Esistono ancora degli artisti eccellenti, ma che purtroppo non hanno successo sul mercato. Sono disegnatori che magari partecipano ai più importanti Festival di cinema d’animazione internazionali, ma che poi non arrivano mai al grande pubblico».

Ma allora perché oggi vediamo solo film fatti al computer? Le case di produzione hanno un vantaggio economico?
«No, non c’è nessun vantaggio, con l’uso del computer nell’animazione non c’è risparmio né di tempo, né di soldi. La Pixar per fare un film ci mette due anni, e ogni prodotto le costa moltissimo in ricerca e in nuovi software. Ormai il film fatto al computer è una moda, soprattutto in Italia che è un paese particolarmente schiacciato sul mercato di consumo. Se noi solo andassimo in Francia troveremmo delle nicchie che qui da noi quasi non esistono».

Dopo l’avvento del computer nel mondo dei cartoons ha spopolato la tecnica del 3D. Che ruolo ha avuto e quando è nata veramente?
«Il realtà la stereoscopia viene applicata sin dai tempi del bianco e nero. Il primo vero lancio è avvenuto all’inizio degli anni Cinquanta, come risposta alla concorrenza della televisione. Molto presto però il pubblico si stanca di indossare gli scomodi occhialini per tutta la durata del film e non si entusiasma di fronte a un effetto un po’ rudimentale. Il momento in cui il 3D inizia davvero ad avere un senso è quello in cui arriva l’immagine digitale, molto più facile da tradurre in stereoscopia rispetto a quella fotografica. Adesso gli spettatori non hanno solo la sensazione che un oggetto sferrato verso la telecamera esca dallo schermo, ma percepiscono la profondità di campo e entrano in un universo visivo davvero coinvolgente».

Nel 2009 per la prima volta un film d’animazione ha l’onore di aprire la prima serata del Festival di Cannes, perché con Up! è la casa sospesa tra le nuvole del vecchio Carl a dare il via alla sessantaduesima edizione del concorso. Come mai il cartone animato è cresciuto così tanto in questi anni, fino a raggiungere un traguardo del genere? Che ruolo ha avuto la tecnologia in questa crescita?
«Il cartone animato non è cresciuto grazie all’innovazione tecnologica del prodotto, ma perché il pubblico non ha mai smesso di volerlo. Nel corso degli anni ha sempre trovato qualcosa che rispondeva alle sue esigenze nell’animazione, che evolveva dal punto di vista tecnico, ma mai nella sua natura più profonda. Il cartoon, che ci parli della bellissima Cenerentola o del goffo e rozzo Shrek, continua a raccontare favole. Tutti noi abbiamo bisogno di favole e lo dimostra il grande successo di Pretty Woman: questo film è l’equivalente di Cenerentola in pellicola, e per questo tutti lo hanno adorato».

 

  • Simona Peverelli


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