Mi chiamo Antonio Nasso e sono nato trent’anni fa a Reggio Calabria. I primi diciotto anni della mia vita li ho trascorsi a Palmi, un paese della famigerata Piana di Gioia Tauro, che io preferisco ricordare per la limpidezza del mare e per aver dato i natali a un intellettuale dello spessore di Leonida Repaci.
La mia passione per la letteratura e l’attualità risale ai tempi del liceo. Erano gli anni a cavallo tra le stragi di mafia e la stagione di Mani Pulite, avvenimenti che hanno inciso in modo decisivo sulla mia formazione. Finite le superiori, decisi di trasferirmi a Milano per ampliare i miei orizzonti e confrontarmi con idee e persone che difficilmente si incontrano in una piccola realtà del Mezzogiorno. Approdato alla facoltà di Scienze politiche della Statale, vivo gli anni più importanti della mia crescita intellettuale. È qui che mi appassiono di storia e sociologia, ma soprattutto di filosofia politica, grazie a Roberto Escobar. Un professore che mi farà scoprire quelli che diventeranno i miei autori preferiti (da Camus a Canetti, da Girard a Stirner) e il mondo della critica cinematografica, che mi accoglierà per due anni.
Complice anche una malsana passione per la musica, decido di laurearmi con una tesi dal titolo L’America di Reagan e il suono di Seattle, un’analisi storico/sociologica del movimento grunge come espressione culturale degli Stati Uniti degli anni’90. Quindi inizio un dottorato in Storia internazionale che abbandono nel 2008, quando divento collaboratore a tempo pieno del quotidiano meneghino CronacaQui, continuando però anche la mia attività di traduttore e sociologo. È l’inizio di un percorso che mi porterà a vedere alcuni dei miei pezzi di politica milanese pubblicati sul Sole-24Ore e che adesso mi ha condotto a questo master, dal quale cercherò di ottenere le basi per diventare un buon giornalista d’inchiesta, politico e giudiziario.