Alla gara delle notizie da vedere


Show, don’t tell, “mostra, non parlare”. Questa la tagline della diciannovesima edizione del Malofiej Infographics World Summit, il festival internazionale dell’infografica, che avrà luogo a Pamplona dal 20 al 25 marzo. Nato negli anni 80, il festival prende il nome da Alejandro Malofiej, cartografo argentino morto nel 1987, pioniere della rappresentazione grafica delle informazioni. Considerato il “Premio Pulitzer” del visual journalism, l’evento vedrà la partecipazione dei maggiori esperti di infografica del mondo e l’assegnazione di premi in più di 100 categorie, tra stampa e online, da parte di una giuria internazionale.

L’anno scorso a trionfare sono stati, tra gli altri, il giornale svedese Svenska Dagbladet per la sua infografica interattiva online su come l’Europa, divisa tra blocco Est e Ovest, ha votato nell’ultimo Festival europeo della canzone (manifestazione canora sconosciuta in Italia, ma seguitissima in altri paesi), la mappa dell’alta marea a Venezia disegnata dal National Geographic, e il giornale tedesco Die Zeit per la sua illustrazione dei risultati delle elezioni del Bundestag nel 2009 con i colori della bandiera tedesca. Tra gli italiani, si segnalano le grafiche curate da Francesco Franchi nel mensile Intelligence in Lifestyle del Sole 24 Ore.

Quest’anno il parterre di esperti che faranno da giudici al concorso e animeranno i workshop è veramente notevole: John Grimwade, autore delle infografiche più innovative di Condé Nast, Kat Downs, dal Washington Post, e Haika Hinze dal Die Zeit tedesco. Dall’Italia unico ospite è Paolo Ciuccarelli, direttore del Density Design Lab; oltre a partecipare alla giuria, porterà un intervento dal titolo “L’estetica delle conversazioni”, sulle informazioni estrapolabili dalle discussioni in Internet e il modo per trasformarle in conoscenza visiva. Non solo celebrazione, il Malofiej è quindi anche un’occasione per i giovani di imparare dai migliori e inquadrare gli ultimi trend. Novità di quest’anno, ad esempio, è la sessione tematica focalizzata sulle infografiche per iPhone, iPad, e altri portable devices.

Un modo per riscoprire umiltà, invece, secondo Alberto Cairo, responsabile multimedia della rivista brasiliana Época, autore di Infografìa 2.0, e vincitore di numerosi premi, tra cui svettano i lavori svolti presso El Mundo, in Spagna, sugli attacchi terroristici del 2004: «La redazione è come un bozzolo. Essere isolati dal mondo esterno può farti credere che il tuo lavoro sia superbo, ma al Malofiej capisci di essere solo uno tra i tanti di talento». Tra i lavori degni di nota di quest’anno, secondo Cairo, la grafica di Hannah Wallander del New York Times “Driving shifts into reverse”, sulla relazione tra abitudini di guida degli americani e il prezzo della benzina, alla luce dei vari rivolgimenti storici dagli anni 50 a oggi. O le mappe pubblicate dal giornale Estado de Sao Paulo sui risultati delle elezioni presidenziali dello scorso anno.

Ma in che direzione va l’infografica, oggi? «Verso un approccio più funzionale, credo», dice Cairo spiegando come, negli ultimi anni, l’arte della visualizzazione dati abbia prodotto risultati a volte belli ma incomprensibili, quando non addirittura stravaganti. «Il designer deve pensare a come il lettore fruirà dell’infografica, e adattarla di conseguenza». Questo non significa non utilizzare forme grafiche nuove, ma farlo sempre con un scopo preciso, «bilanciando innovazione con chiarezza e funzionalità». E cita l’esempio del grafico a “bussola” realizzato dal suo team, sempre in occasione delle elezioni: a colpo d’occhio, è possibile capire in quali stati, organizzati in base alla posizione geografica, abbia trionfato la Roussef e in quali, invece, abbia preso più voti lo sfidante José Serra.

  • Giacomo Segantini e Francesca Sironi


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