Al Shabab e Al Qaida, i link tra Yemen e Somalia


Al Shabab e Al Qaida. Somalia e Yemen. Due gruppi islamici, armati, tanto affini quanto diversi. I due rami territoriali dell’Islamismo radicale lottano per la stessa causa e per portarla avanti: così il terrorismo internazionale ha messo radici in questo spicchio di territorio diviso dal golfo di Aden, strategico per il controllo delle rotte navali e del commercio.

Il collante tra le sigle armate è la lotta contro chi cerca di infiltrarsi nel territorio nazionale. L’obiettivo: formare un unico Stato. «Benché ci siano differenze strategiche – spiega Domenico Tosini, docente di Teorie sociologiche contemporanee all’Università di Trento e studioso del terrorismo islamico – Al Shabab e Al Qaida condividono la lotta armata contro chi invade il territorio». «Si tratta di liberare tutti i Paesi musulmani dall’interferenza politica esterna, da chi tenta di stabilire con basi militari, in particolare statunitensi, un ponte per la creazione di una zona d’ influenza in Medio Oriente».

L’azione, secondo l’ideologia radicale, si concluderà solo con la rivincita del panarabismo, l’unione di tutti gli Stati arabi sotto un’unica bandiera. L’idea di un’ unica casa culturale e territoriale è solo uno degli aspetti dell’appartenenza. L’altro è prettamente opportunistico: il controllo della zona è ambito per la presenza di materie prime e per le vie di scambio marittime.

«Il terrorismo – concorda Marco Lombardi, docente di Gestione delle crisi e comunicazione del rischio all’Università Cattolica di Milano – è un’arma per avere voce sul riassetto del mondo in una zona ricca di materie prime». Anche la droga è tra i beni contesi. Il qat, un arbusto che secerne una leggera sostanza stupefacente, è coltivato nel sud dello Yemen, ed è molto diffuso in tutto il Paese.

Il governo, eletto legittimamente nel 2006, controlla il territorio a macchia di leopardo.
Le aree geografiche più impervie , che sfuggono al controllo statale, permettono la latitanza dei terroristi. «Lo Yemen – continua Lombardi – è endemicamente terreno fertile per la latitanza». La presenza di aree tribali accentua le divisioni tra la popolazione: «La situazione etnico-politica – spiega – è frammentata. Il tribalismo ha conseguenze sul processo democratico dello Stato, un cammino intrapreso in maniera originale dopo la riunificazione avvenuta con il crollo del muro di Berlino». Le elezioni, da allora, hanno riguardato il capo dello Stato, i parlamentari e i governatorati locali. La stampa libera e il dibattito politico raggiunsero livelli di apertura considerevoli.

Le comunità tribali, tuttavia, non hanno legami automatici con Al Qaida. Nel 2006 un drone americano, di comune accordo con il governo yemenita, lanciò bombe contro il leader di Al Qaida Abu Ali Al Harithi, uccidendolo. La risposta della comunità contro l’atto violento fu la presa di posizione contro il terrorista, reo di aver scelto la lotta armata. L’attività armata nello Yemen conta poche unità in confronto a quelli presenti in Iraq o Afghanistan: circa duecento persone.

Al Shabab, invece, combatte per sovvertire il potere e trasformare la Somalia in uno Stato islamico. Per raggiungere lo scopo, però, devono sconfiggere i concorrenti diretti: Hizbul Islam, anch’essa una fazione radicale ma con una visione meno rigida dell’applicazione della legge islamica.
«Al Shabab - spiega Tosini – è concentrato a destituire il governo transitorio, più che a respingere chi tenta di mettere basi nel paese».

La milizia, nata dalle ceneri delle corti islamiche, la forza politica più forte in Somalia negli ultimi anni, rifiuta qualsiasi ipotesi di trattativa con altri attori per decidere l’assetto dello Stato. I ribelli temono che gli Stati Uniti intervengano nei negoziati e spingano al potere un partito accondiscendente ai loro interessi.

I membri della milizia armata cercano autonomia d’azione, anche economica. Le casse dell’organizzazione si riempiono grazie all’appoggio dei mercanti locali, uomini d’affari e delle charity che operano nella penisola arabica. I pirati somali, invece, forniscono equipaggiamento militare in cambio della libertà di portare avanti i loro traffici illeciti. Tuttavia, ciò non giustifica la chiusura delle ambasciate di Stati Uniti e Gran Bretagna, passo che anticipa un’azione armata. «Il terrorismo – conclude Lombardi - è un fenomeno con cui la società moderna deve fare i conti, senza paure eccessive».

  • Luigi Serenelli
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