Moeed Ahmad, direttore dei nuovi media presso Al Jazeera Network è approdato all’azienda nel 2005 e si occupa di sviluppare la strategia nuovi media di Al Jazeera, concentrandosi sulla distribuzione di contributi via internet e mobile. Numerose le iniziative di successo come i post Twitter di Al Jazeera, i canali YouTube, un archivio Creative Commons e applicazioni Facebook e iPhone, orientati alla condivisione della conoscenza e dei media ma anche all’ampliamento dell’informazione libera, democratica e accessibile a tutti.
Moeed, possono coesistere il diritto all’accesso e alla conoscenza pubblica con la possibilità di ricavarne un utile?
Certamente sì. Spesso i contenuti online non sono disponibili perché vengono strozzati da interessi commerciali, invece, secondo noi, la pubblicazione online di dati dovrebbe soprattutto prevaricare l’idea del profitto. E poi, in realtà, abbiamo anche siglato accordi che hanno generato reddito: la licenza Creative Commons non è affatto estranea alle logiche del business. Anzi, è una rete estesa di persone nel mondo che tende alla pubblicazione dei lavori creativi senza evitare che se ne traggano vantaggi, anche economici.
Come raccontate le notizie sul vostro sito?
Sul nostro network online (www.english.aljazeera.net) affrontiamo modalità non convenzionali di notiziabilità, pienamente in linea con lo spirito editoriale della nostra testata. Ad esempio, Al Jazeera è stata presente in Cisgiordania e in Israele con otto corrispondenti sul posto e che riuscivano a trasmettere in tempo reale, molte volte in esclusiva.
Non c’è il rischio di ledere il diritto d’autore?
Non credo. Se un tempo si utilizzava il copyright, oggi siamo passati alla sua evoluzione con la licenza creative commons: generiamo contenuti, li carichiamo, li trasmettiamo, li condividiamo, ma non violiamo il dirittto d’autore perché una delle condizioni d’uso dei CC è che si citi sempre la fonte primaria del video, ossia quella con il logo di Al Jazeera. Devo dire che il successo è stato strabiliante: i nostri video sono stati riutilizzati dalla Rai, da società che producono videogame, da attivisti e docenti di giornalismo che in questo modo hanno avuto la possibilità di accedere a materiali altrimenti impossibile da reperire.
Con quali modalità siete riusciti a condividere online le news?
Nelle crisi in Striscia di Gaza, Iraq e Libano abbiamo deciso di condividere informazioni, appoggiandoci a piattaforme di condivisione video come Bliptv o Youtube, e creando un apposito canale professionale: www.cc.aljazeera.net. I filmati, che duravano 10-15 minuti circa, erano inviati dal nostro ufficio di Gaza e raggiungevano la sede di Doha dove venivano editati. Per il futuro ci piacerebbe concepire filmati senza il lavoro di post-editing ma con il semplice montaggio in camera e possibilmente senza voice-over: vorremmo immagini forti senza il bisogno di commenti di sottofondo.
Come seguite la tracciabilità degli utenti finali dei video online sotto licenza CC?
Gli utenti non sono tenuti a dirci come usano il nostro materiale, ma in generale gli utilizzi sembrano essere abbastanza in linea con il senso che ci siamo riproposti di dare alla nostra storia. Ovviamente non è possibile effettuare un vero e proprio tracking che individui la destinazione finale dei nostri filmati: ci basiamo per lo più sulla ricerca. Ma riusciamo comunque ad ottenere alcuni record degli usi ed inoltre sono numerosi gli utenti che ci inviano spontaneamente una mail per ringraziarci e per aggiornarci sull’utilizzo che hanno fatto dei nostri filmati.
Qual è la filosofia di AlJazeera.net, in particolare sull’uso dei CC?
La stessa di Lawrence Lessig, fondatore di Creative Commons, il quale ha concepito il sistema per far sì che ogni contenuto fosse disponibile a tutti. Speriamo che altri media capiscano presto che la nostra filosofia non sia lesiva dell’operato altrui, anche perché con Creative Commons ci sono delle regole da seguire: bisogna sempre riconoscere la paternità dell’opera, non si può utilizzare il prodotto per fini commerciali, non si può trasformare l’opera e la si può condividere solo con licenza CC. Condivisione dunque, ma sempre nel rispetto degli autori. Il vantaggio è che l’informazione diventa più libera, anche in quelle zone che altrimenti non avrebbero accesso alle notizie: per noi è una forma insopprimibile di democrazia.