Si chiudono a Roma, dopo tre giorni di lavori, gli Stati generali antimafia. “Libera”, l’associazione di don Luigi Ciotti contro le mafie, ha pubblica un manifesto a chiusura dei lavori.
Nel rapporto si parla di promulgare, entro tre anni, un testo unico sulla legislazione antimafia e garantire azioni di contrasto a livello governativo. Sempre alle istituzioni, viene chiesto anche di introdurre un’authority a cui siano dati anche poteri ispettivi e di controllo. E si chiede alla stampa di essere libera per poter svolgere il suo ruolo civile. Magzine ha chiesto un commento a Roberto Morrione, direttore di Liberaradio e Liberainformazione, per approfondire due dei temi principali emersi dal manifesto 2009: libertà di stampa e politiche governative antimafia.
Roberto Morrione, perché è stata sottolineata l’importanza della libertà di stampa nel Manifesto a chiusura degli Stati generali antimafia?
«La libertà d’informazione ha un valore trasversale; se è colpita, lascia il campo libero ai poteri (occulti e non) di svolgere attività illecite. Come “Libera” ci stiamo impegnando in una battaglia per preservare, nella sua integrità, l’art. 21 della Costituzione. Alcune leggi, come quella sulle intercettazioni, remano contro l’articolo 21. Quel ddl mette un bavaglio alla stampa e complica il lavoro d’indagine. Per questo la difesa della libertà di stampa è sempre attuale».
Il suo giudizio sulla manifestazione del 3 ottobre scorso è positivo?
«L’evento ha avuto una grande importanza. È stato fortemente voluto dalla gente, che si è mossa per dei valori di fondo. Certo, è un passo importante. La mobilitazione a protezione della libertà di stampa non può, però, esaurirsi ad essa».
Nella parte finale del Manifesto si chiede alle istituzioni di “assicurare nei palinsesti della Rai adeguati spazi di informazione”. Perché?
«Lo spazio sui palinsesti non è certo sufficiente. Per questo un gruppo di lavoro congiunto, formato da esperti nel campo della cultura e dell’informazione, ha formulato la richiesta di garantire un’informazione di qualità negli spazi della tv pubblica».
Quali sono i programmi di qualità dedicati a temi importanti, nel palinsesto odierno?
«Sono molti. Una puntata di Blu Notte era dedicata proprio ai pentiti di mafia. Anche Report, con le sue inchieste, si è spesso dedicato al tema. Al di là delle trasmissioni isolate, quasi tutte su Rai Tre, c’è Annozero su Rai Due, che non a caso è in programmazione con mille difficoltà».
Le politiche governative per la lotta alla mafia come le giudica? Sono sufficienti?
«Questo governo, pur avendo fatto provvedimenti interessanti, globalmente lascia un vuoto nella lotta alla mafia. Sono molti gli episodi in cui è mancato un intervento in questo senso. È il caso del mancato commissariamento del comune di Fondi, dove pagine e pagine di documenti del prefetto testimoniano una situazione condizionata dall’attività criminosa, che ha come centro di interesse l’enorme mercato ortofrutticolo della città. In altri casi sono gli stessi politici ad avere legami sospetti. Come Nicola Cosentino (attuale sottosegretario al Ministero dell’economia e probabile candidato Pdl per le regionali in Campania, ndr), accusato di avere legami con i Casalesi. Si punta solo a procedimenti d’arresto, salutati dal ministro Roberto Maroni come grandi successi del governo. Quand’ero capocronista al Tg1, invece, mi insegnarono che , dietro ad ogni arresto, si nasconde una fitta rete criminale che continua ad operare».
E lo scudo fiscale? Ha ragione chi sostiene che l’anonimato permetterà il rientro in Italia di capitali della criminalità organizzata?
«Anche la questione “scudo fiscale” rientra in questo quadro. Come ha detto anche il magistrato Nicola Gratteri, è chiaro che tra i fondi anonimi che rientreranno in Italia, quelli delle mafie potrebbero essere i più cospicui».