L’eterno assedio di Bakhmut sembra avvicinarsi alla conclusione.Tra i palazzi sventrati dalle esplosioni e le rovine di una città dove, prima della guerra, vivevano 70mila persone, i soldati dell’esercito ucraino e i mercenari del gruppo Wagner si contendono ogni metro di terra, combattendo ferocemente in quello che è stato soprannominato “il tritacarne”, come Verdun nella Prima guerra mondiale.

La compagnia militare privata russa è riuscita dove le truppe regolari di Mosca hanno fallito, strappando un quartiere dopo l’altro alle forze di difesa ucraine.Eppure, il matrimonio tra l’oligarca Evgenij Prigožin, il proprietario della Pmc (Private military company) e il presidente Vladimir Putin sembra incrinarsi sempre di più.L’ultima crepa, che potrebbe essere la più profonda e ricca di ramificazioni, è quella causata dagli ormai famosi Discord leaks, i documenti dei servizi segreti americani trapelati in un server dell’omonima applicazione.Secondo alcune delle carte top secret, Prigožin avrebbe contattato più volte l’intelligence militare di Kiev, l’Hur, offrendo di rivelare la posizione delle forze russe in cambio del ritiro ucraino da Bakhmut.Gli incontri tra il chief di Putin e gli agenti del Paese invaso sarebbero avvenuti in una non meglio specificata nazione del continente africano, probabilmente una delle tante in cui la Wagner mantiene una presenza stabile. Il leader della compagnia mercenaria si è affrettato a definirla una notizia fasulla, affermando che «tenteranno di buttare su di me quanto fango potranno», e anche il Cremlino ha parlato di «bufale».

Le rivelazioni, raccolte e analizzate dal Washington Post, arrivano al culmine di un periodo segnato da forti contrasti tra Prigožin e lo Stato maggiore russo.L’oligarca, infatti, sembra l’unica persona in tutta la Federazione russa a poter criticare apertamente la conduzione delle operazioni militari in Ucraina e lo stesso Putin, senza alcuna ripercussione. Basti pensare ai numerosi insulti rivolti al ministro della Difesa Sergei Shoigu e al capo delle forze armate Valerij Gerasimov, accusati dal direttore dell’Orchestra di «stare come gatti grassi nei loro uffici di lusso» mentre i soldati russi muoiono al fronte, e le minacce di ritirare la Wagner da Bakhmut ad inizio mese, vista la costante carenza di munizioni.

Le rivelazioni dei Discord leaks mettono Evgenij Prigožin, capo della milizia russa Wagner, in una posizione precaria ma è difficile pensare ad una sua eliminazione dal delicato e continuo gioco di potere delle alte sfere russe.

Da parte loro, gli ucraini hanno confermato le informazioni contenute nei leaks tramite due ufficiali dell’Hur, aggiungendo che l’oligarca ha avanzato più volte la sua offerta e consigliato all’esercito di Kiev di colpire il fronte russo in direzione della Crimea, rivelando al comando avversario i problemi logistici e il basso morale delle truppe di Mosca.Anche il capo dell’Hur, Kyrylo Budanov, ha indirettamente comprovato l’esistenza di un canale di comunicazione tra lo chef e la sua agenzia, affermando che «si aspetta che i russi utilizzino le informazioni dei contatti tra gli ufficiali dell’Hur e Prigožin in Africa per accusarlo di essere un agente ucraini».  Un’eventualità, questa, che potrebbe avere pesanti conseguenze non solo per la guerra, ma anche in Russia.Il gruppo Wagner, infatti, sta ottenendo una certa popolarità negli ambienti più estremisti della Federazione e Prigožin è riuscito a raccogliere un certo seguito.Inoltre, la sue truppe sembrano le uniche in grado di ottenere successi sul campo di battaglia e un loro eventuale ritiro potrebbe destabilizzare il fronte.

Questa ipotesi, però, sembra improbabile.Prigožin, infatti, ha potere e influenza fin tanto che rimane al servizio dello Stato russo e, a livello internazionale, non può contare su Paesi alleati che lo ospiterebbero in caso di fuga. È probabile, dunque, che nel prossimo futuro tenti di ritornare nelle grazie di Putin (ammesso che ne sia mai uscito), possibilmente abbassando i toni dello scontro con i vertici militari russi. Resta comunque il fatto che l’ipotesi di suoi contatti con i servizi segreti ucraini non deve essere scartata di principio. D’altronde, comunicazioni tra i due schieramenti opposti in una guerra non sono una novità e,vista l’enorme quantità di risorse umane e materiali spesi nell’assedio di Bakhmut, non pare assurdo pensare a tentativi più diplomatici di ottenere un ritiro ucraino dalla città.