Un labirinto di incertezze e indecisioni. Talvolta mortale. Comunque sia un percorso di vita che, nella giornata mondiale contro la violenza di genere, diventa simbolico in una installazione, ospitata dalla Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Qui, passo dopo passo, si dà l’opportunità al visitatore di fare l’esperienza del circolo vizioso in cui, da un rapporto accettabile si passa all’abuso: un tortuoso procedere di atti, frasi, sottintesi, che si autoalimentano fino alle estreme conseguenze. Claudia Di Palma è la coordinatrice di SVS Donna Aiuta Donna Onlus che, insieme a Caritas Ambrosiana e Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, ha sviluppato e realizzato il progetto.

Com’è nata l’idea del labirinto?

La violenza nella coppia inizia da piccoli gesti e parole, atteggiamenti, apparentemente innocui, che ripetuti possono diventare una spirale soffocante e pericolosa di incomprensione e rancore, dentro la quale, quasi senza accorgersene, si rimane intrappolati. È proprio da qui che nasce l’idea del labirinto, sviluppata da un gruppo di studenti dell’Istituto Europeo di Design del Master in Graphic Design della Scuola di Arti Visive di IED Milano, Giulia Cittarello, Pasquale De Benedictis, Gabriele Favretto, Preziosa Giudice, Katharina Saracin, ai quali avevamo chiesto di aiutarci ad ideare un progetto di sensibilizzazione contro la violenza rivolto ai giovani. Tale progetto è stato finanziato dal Comune di Milano, che coordina la Rete antiviolenza di Milano.

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Una cosa che colpisce nel percorso è che la prevaricazione all’interno di una coppia comincia dalle piccole cose, dalle scelte quotidiane.

Sono situazioni che tante donne hanno vissuto nei loro rapporti con un partner, ma alle quali non si dà molta importanza. Possono invece essere campanelli di allarme di un’idea sbagliata, non sana, del rapporto di coppia. È importante quindi poter riconoscere i segnali deboli prima che sia troppo tardi. “Una spirale soffocante di incomprensione e rancore”

La dipendenza economica della donna dal partner la rende più vulnerabile. In questo senso appare ancora più strategico elaborare delle politiche attive per un maggiore inserimento femminile nel mondo del lavoro. Cosa pensa si dovrebbe fare in questo senso? E qual è la sua opinione sulla disparità salariale ancora tanto diffusa e non solo in Italia?

È proprio così; infatti, una delle strade principali per la rinascita delle donne che escono da situazioni di violenza è quella di sostenerle in un percorso che le aiuti a recuperare l’autostima e la sicurezza e a rendersi autonome economicamente. La nostra associazione, infatti, punta molto sul reinserimento lavorativo con percorsi di orientamento, bilancio di competenze, coaching individuale, affinché la donna possa ritrovare autonomia e fiducia nelle proprie risorse.

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Il vostro progetto ha coinvolto anche gli studenti dello Ied. Quanto conta sensibilizzare su questo tema le giovani generazioni?

È fondamentale. Il contrasto alla violenza di genere può essere realizzato veramente solo se si educano i giovani e giovanissimi, a partire dai bambini negli asili, ai valori del rispetto, della conoscenza di sé, del riconoscimento dei propri sentimenti ed emozioni, affinché da adulti siano in grado di vivere rapporti di coppia basati su valori positivi e di reciproco rispetto. In questo senso è importante anche lavorare sugli stereotipi che riguardano i ruoli di uomini e donne, cosi diffusi nella nostra società e che purtroppo hanno un’influenza determinante nelle relazioni.

Che risposta avete avuto dalla città?
Il progetto è stato molto apprezzato tanto che verrà riproposto in altre occasioni a Milano e fuori città. Il pubblico che ha fruito dell’installazione, sia maschile che femminile, è stato sollecitato a riflettere sul tema con riscontri positivi e interessanti feedback che hanno evidenziato l’efficacia della tipologia di percorso proposto.

Che speranze nutre per il futuro? Le donne sono forti. E dopotutto era Arianna e non Teseo a sapere come uscire dal labirinto.

Credo che il lavoro che stiamo facendo sarà utile a costruire un mondo migliore dove bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne potranno sperimentare nuovi modi di stare insieme, di volersi bene e costruire rapporti migliori.