L’importanza dell’abitare e il collegato problema di un mercato immobiliare dai prezzi sempre più alti sono entrati di prepotenza nell’agenda mediatica e politica italiana a partire dal 9 maggio. Quel martedì, la studentessa di 23 anni Ilaria Lamera ha piantato una tenda canadese di fronte al Politecnico di Milano, in piazza Leonardo, dando forma ad una protesta che ora conta 39 tende e che sembra essere destinata a crescere, toccando anche altre latitudini. Il problema che rivendicano i giovani è la difficoltà nel trovare un’abitazione o una camera da letto che abbiano un prezzo giustamente rapportato all’offerta. Le iniquità del mercato immobiliare italiano ed internazionale erano già emerse quattro anni fa con la nascita del progetto giornalistico Cities for Rent. Qui, in un’unica piattaforma, vengono raggruppate inchieste e reportage di reporter da tutto il mondo che condividono però uno stesso filone tematico, ovvero il meccanismo alla base di un mercato immobiliare. Lorenzo Bagnoli di Irpimedia ha contribuito alla creazione di un filone investigativo in Italia, dando vita ad un prodotto come Il Satellite di Pioltello, storia di un laboratorio senza fine che svela i problemi sociali di un’urbanistica poco ottimizzata.

Le iniquità del mercato immobiliare italiano ed internazionale sono emerse grazie al progetto giornalistico Cities for Rent. Qui vengono raggruppate le inchieste di reporter da tutto il mondo che condividono uno stesso filone tematico, ovvero indagare il meccanismo alla base del mercato immobiliare globale

Come funziona Cities for Rent?

Il progetto ha vissuto due fasi: una, Cities for Rent, che è sfociata nella pubblicazione di una prima serie di inchieste in diversi Paesi europei e che ha vinto l’European Press Prize 2022. Nella seconda fase, che è ancora in corso, siamo diventati European Cities Initiative Accelerator Journalism. Lo stesso gruppo investigativo ha deciso di proseguire il lavoro cercando di creare una struttura permanente che continuasse a fare inchieste sulle città e finanziata dal grant ‘Stars for Media’, che ha come obiettivo la creazione di formule di giornalismo innovativo. In questo caso, l’innovazione di Cities for Rent è quella di avere un ‘innovation lab’ che aiuta a realizzare le infografiche e ad analizzare i dati delle città di tutti i partner partecipanti. L’analisi dati è quindi centralizzata e contribuisce a dare una visione comune ai pezzi.

L’avvio di questa seconda fase è dovuto al fatto che il tema dell’abitare ora è diventato sempre più importante?

Per noi è importante da quattro anni, da quando è nato Cities for Rent. È sempre più chiaro per tutti quanto sia difficile trovare dati e strumenti di lettura cercando di combinare la natura transnazionale di alcuni fenomeni che sono uguali in diversi Paesi ma con le peculiarità locali. La sfida complessa è trovare un elemento effettivamente comune a tutte le inchieste: magari il fenomeno è lo stesso ma i dati da cui partire sono diversi perché i modi in cui i Paesi raccolgono i dati catastali sono diversi. Il catasto in Francia è totalmente aperto, ad esempio, in Italia è molto costoso. I dati hanno quindi una discrepanza da città in città.

Avete quindi riscontrato più difficoltà, rispetto ai colleghi stranieri, nel descrivere una realtà italiana come ad esempio Pioltello?

Pioltello è un caso particolare perché siamo partiti da dati raccolti da fonti ufficiali e collezionati da un tesista del Politecnico di Milano. È grazie a quel tipo di elaborazione che siamo riusciti a trovare altre storie e approfondirne altre.

In Italia ora il tema del costo elevato degli affitti per gli studenti è entrato nell’agenda mediatica e politica. Avete in progetto un’inchiesta a proposito?

Più che sul caro affitti, abbiamo già iniziato a lavorare sugli studentati facendo riferimento alla città di Bologna, dove il mercato immobiliare è estremamente influenzato dalla presenza di studenti. Quello che più ci interessa è individuare gli investitori e i costruttori del mercato in un momento di crisi e lo studentato ci permette di farlo: stiamo lavorando su come nascono le student accomodation nei college degli Stati Uniti e come, da lì, a partire dal 2015, siano diventate una formula diffusa in tutta Europa. Abbiamo riscontrato un fenomeno interessante, ovvero che gli investitori sono sempre gli stessi fondi immobiliari che sono protagonisti delle trasformazioni delle città. È nato quindi un mercato ulteriore che avrebbe dovuto colmare la domanda di affitti a prezzi calmierati e che in realtà ha aumentato il problema della crescita dei costi nel mercato immobiliare. Questo perché, come a Pioltello, è stata creata un’offerta per una domanda che non esiste: Pioltello doveva essere una città per medio borghesi desiderosi di vivere in una campagna nei pressi della città, invece è diventato un quartiere per migranti; lo student housing doveva essere una soluzione per studenti con redditi bassi e invece ha la stessa tipologia di canone di affitti privati.

Vi è mai capitato di ricevere, proprio da questi fondi immobiliari, una controbattuta?

No, tendono a non rispondere. Noi non abbiamo mai evidenziato degli illeciti. Questi fondi immobiliari stanno facendo enormi profitti senza risolvere il problema dei prezzi alle stelle degli affitti e riescono anzi a capitalizzare con i sostegni europei, come il Pnrr. Non c’è motivo in generale per queste realtà di lamentarsi perché sveliamo solo un loro ‘playbook’, ovvero il libro di azioni finalizzate certamente non a risolvere il problema del caro affitti ma a costruire mercati finalizzati al profitto.

E l’Irpi che ruolo ha all’interno di questo progetto?

Se Tagesspiegel è il media partner che dà un contributo fondamentale nella raccolta dei dati, noi forniamo un giornalismo investigativo più transnazionale. Stiamo quindi cercando di svolgere un ruolo di coordinamento.