A passi malfermi e ben distanziati, ora sappiamo quanto manca alla prossima riapertura dei cinema. Un mese esatto e potremo riassaporare l’attesa dell’anteprima.Questa consapevolezza coincide con la decima e ultima giornata del Decameron che, come ogni lieto fine, merita di essere affrontata in grande stile. Il file rouge della settimana è perciò la magnificenza. Mentre la redazione pensa ad altri spunti per allietare le vostre serate, vi lasciamo in compagnia di sovrani, leggende dello sport, personaggi letterari e funamboli desiderosi di sfoggiare il loro estro e far sognare i cultori della bellezza. Buona visione.

 

MARIANNA MANCINI CONSIGLIA: IL GATTOPARDO

All’alba dell’Unità d’Italia il principe Fabrizio di Salina assiste disilluso al declino dell’aristocrazia siciliana, mentre la sua terra liberata dalle insegne del giglio borbonico si appresta a sventolare il tricolore. Tratto dall’omonimo romanzo di Tomasi di Lampedusa, il film è un capolavoro di Luchino Visconti. Sullo sfondo di Donnafugata, immersa nella calura estiva la Sicilia emerge in tutta la sua prepotente bellezza. La violenza del paesaggio indomito, la sensualità di Angelica e Tancredi e l’animosità del popolo ricordano un’epoca perduta, resa immortale da una scenografia di raro incanto. «Se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi», ripete il principe di salina ed un ballo illuminato da fioche candele cristallizza un mondo di magnifici privilegi giunto alla sua fine.

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NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: ALL OR NOTHING MANCHESTER CITY

Se il protagonismo dell’ultimo decennio calcistico è stato bipartito, almeno sul campo, dal duopolio Messi-Cristiano Ronaldo, in panchina quello che più è risultato incisivo sull’evoluzione del gioco, dall’inizio alla fine degli anni Dieci, è stato Pep Guardiola. Un allenatore mistico, inquadrato nell’annata ’17-’18 del Manchester City, di cui questa stagione di All or nothing ne raccolta il dietro le quinte. Narrato dalla voce di Ben Kingsley, durante gli otto episodi di cui si compone emergono tratti e aspetti fuori dall’ordinaria narrazione calcistica. Una visione imprescindibile per gli amanti delle docu-serie sportive, specie per chi ha apprezzato Sunderland ‘til I die, di cui questa stagione di All or Nothing ne è il contraltare.

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ALESSANDRA D’IPPOLITO CONSIGLIA: THE WALK

Se ci fossero ancora, oggi probabilmente sarebbe lì per ammirare il luogo della sua più grande impresa. L’11 settembre 2001 per Philippe Petit, insieme alle Torri Gemelle, è crollato il ricordo della traversata più spettacolare di sempre. 417,5 metri dal suolo e 42,5 metri di cavo che dalla Torre Nord portava alla Torre Sud. Dopo un’intera notte a preparare l’attrezzatura con i suoi compagni, alle 07:15 Philippe adagia il primo piede e dà inizio al grande colpo. Sarebbe bastata una sola camminata per entrare nella storia, ma per il funambolo autodidatta quel filo teso era come un palcoscenico. Entrato in scena, si muove sospeso nel vuoto per ben otto volte, avanti e indietro per 45 minuti. Un saluto alle Torri e un saluto al suo pubblico laggiù. Tensione, vertigini, incoscienza e stupore vi accompagneranno dall’inizio alla fine di questa pazza follia franco-newyorkese.

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ANNAROSA LAURETI CONSIGLIA: MARIE ANTONIETTE

«Se non hanno più pane, che mangino le brioche». Dimenticatevi la Marie Antoinette dei libri di storia; quella messa in scena da Sofia Coppola è una regnante dal volto umano, salita al torno troppo giovane per portare avanti gli oneri che la figura a lei assegnata impone. Sulle sue esili spalle il peso di dover dare alla luce il nuovo delfino di Francia e l’implacabile oppressione di ottenere il riconoscimento di una corte non troppo benevola come quella di Versailles. Una scenografia da sogno fa da sfondo alle vicende che precedono la Rivoluzione francese. Tappezzerie floreali, abiti settecenteschi dai colori pastello, acconciature che toccano il cielo, macarons e pasticcini come se piovesse… il tutto condito dalle note indie rock degli Strokes e dei Cure.

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EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: HABEMUS PAPAM

Nanni Moretti è uno dei registi più originali e visionari del cinema italiano, arguto, ironico e amaro, capace di raccontare nella sua filmografia un’Italia di vizi e nevrosi, ma anche sorprendente e vitale, raccontata con slanci onirici e guizzi surreali. Il suo Papa è un punk ecclesiastico, un attore fallito ancora pronto a rimettersi in gioco, a ribellarsi, a desiderare di vivere. La sua rinuncia è la celebrazione del libero arbitrio, della libertà di scelta. E Nanni, facendoci ridere spesso come nelle partite di pallavolo tra cardinali, ci suggerisce che dietro a ogni costume, a ogni formalismo, ci sono carne e fiato, dubbi e insicurezze. E questo film è una prova di magnificenza religiosa, politica, umana.

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VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: ELIZABETH – THE GOLDEN AGE

La Regina per eccellenza, l’età dell’oro della monarchia inglese. La magnificenza di Elisabetta I (Cate Blanchett) è qui svelata nella sua dimensione umana: oltre l’austerità da sovrana, batte il cuore romantico di una donna desiderosa di farsi amare per ciò che è davvero, ma che quando trova un’anima affine è costretta a rinunciarci per ragioni di Stato. Sullo sfondo dello scontro con la Spagna di Filippo II, il cui prestigio affonda insieme alla sua Invencible Armada nel canale della Manica, nasce il mito di Elisabetta, che il film sancisce con queste parole: “Mi chiamano la Regina Vergine. Non ho uno sposo, non ho figli. Sono madre del mio popolo. Dio mi dia la forza di sopportare questa immensa libertà”.

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CLAUDIO ROSA CONSIGLIA: RUSH

Adrenalina e velocità. La Formula 1 è questo, una costante ricerca di superare se stessi, i propri limiti e gli avversari. Se poi ci si aggiungono due protagonisti a contendersi la vittoria, il gioco è fatto. Da un lato Niki Lauda, tecnica, istinto ed intelligenza. Dall’altra il ribelle James Hunt, tutto genio e sregolatezza. Rush è un racconto di passione, dedizione, esaltazione e voglia di vincere. Sullo sfondo il volto umano di Lauda, quella sana paura messa sempre in secondo piano nel mondo delle corse, che si mischia visceralmente con la personalità di Hunt, fondendosi l’un l’altro e rendendo unica una rivalità che ha riscritto la storia delle quattro ruote.

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MANUEL SANTANGELO CONSIGLIA: IL DOTTOR MABUSE

Cosa può esistere di più magniloquente di un film muto e in bianco e nero che, già negli anni Venti del secolo scorso, veniva scorporato in due parti per renderne gestibile la lunghezza? Il Dottor Mabuse di Fritz Lang ha di gigantesco tuttavia soprattutto il suo omonimo e terribile protagonista: uno psichiatra manipolatore e in grado di far convivere in sé tante diverse identità. Mabuse è un uomo ossessionato dalla ricchezza e dal potere, disposto a trasformarsi o a usare gli altri solo per i propri interessi. Un uomo che se ne finge tanti altri finché, in un mondo fragile come la Germania di un secolo fa, non dimentica anche lui chi è davvero. Un secolo dopo, è bene ricordare quanto sia facile in periodi storici difficili e instabili, farsi corrompere e diventare cinici e senz’anima. Non diventate come il Dottor Mabuse, accecato dal desiderio di una realizzazione superficiale ed effimera.

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FRANCESCO CASTAGNA CONSIGLIA: IL GRANDE GATSBY

“Gatsby era uno che coltivava la speranza più di chiunque io abbia conosciuto”, tutto inizia con un racconto, il racconto di Nick Carraway da uno psicologo, la storia di un giovane arrivato a New York con tante buone intenzioni, in una città avvolta dal fascino di un solo uomo: Gatsby. Da Gatsby infatti ogni settimana si svolgevano feste lussuriose alle quali partecipava ogni ceto sociale, in una New York dove il proibizionismo aveva prodotto l’effetto contrario e Wall street irretiva i giovani ambiziosi. Questo è lo scenario in cui Nick si reca in città, andando a trovare sua cugina Daisy e stabilendosi dall’altra parte della baia, lì conosce il signor Gatsby e scopre che tra i due c’è una ragione che giustifica lo sfarzo di questo misterioso galantuomo.

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MATTIA GIANGASPERO CONSIGLIA: RACE – IL COLORE DELLA VITTORIA

Berlino, Olimpiadi del 1936: davanti a un Hitler incredulo, una platea in delirio, una schiera di fan che lo supportano e un pubblico che lo incita, l’atleta americano Jesse Owens che conquista quattro medaglie d’oro (i 100 metri, i 200 metri, il salto in lungo e la staffetta 4×100) dimostrando a tutti di essere un vero campione. È questa la storia che viene raccontata in «Race – Il colore della vittoria», film diretto da Stephen Hopkins con protagonista Stephan James. 
Jesse parte per l’università, lascia a casa la fidanzata, una figlia piccola e una famiglia piena di difficoltà economiche. Ma la sua vita cambia grazie al coach dell’Ohio University che lo aiuta ad ottenere la convocazione alle Olimpiadi di Berlino, nel 1936.

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