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	<title>magzine &#187; Video</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Reclusi in casa, siamo una nuova famiglia</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 20:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualcosa di positivo il coronavirus l’ha portato: la riscoperta dei rapporti umani. Quelli veri, quelli che non ti fanno sentire solo nemmeno se sei costretto a stare chiuso in casa ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Studenti-fuorisede-a-Milano_2.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Studenti fuorisede a Milano_2" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Qualcosa di positivo il coronavirus l’ha portato: la riscoperta dei rapporti umani.</mark> Quelli veri, quelli che non ti fanno sentire solo nemmeno se sei costretto a stare chiuso in casa per la quarantena.</p>
<p><strong>A Milano sono migliaia gli studenti fuori sede che hanno deciso di non fuggire nei paesini di provenienza</strong>. Nonostante gli assalti notturni agli ultimi treni prima della sospensione dei trasporti verso il Sud Italia, c’è chi con determinazione resiste e segue le norme previste dai decreti governativi. <strong>Jessica e Alessandro ne sono un esempio</strong>. Lei studentessa di grafica palermitana appena arrivata a Milano, lui cuoco leccese, condividono lo stesso tetto con un’altra ragazza da appena un mese, ma si stanno conoscendo davvero solo adesso.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>«Mi ritengo fortunata perché ho scelto una casa che non è la mia, ma che mi fa stare bene perché ci sono persone che mi allietano la quarantena»</mark> dice Jessica commentando la reclusione forzata. «Vado molto d’accordo con loro. <strong>La cosa più bella è che siamo un trio variegato per provenienza e interessi e così ci arricchiamo a vicenda</strong>, coinvolgendoci l’un l’altra nelle nostre attività. Probabilmente se avessi saputo che a Milano sarebbe esploso questo caos non avrei lasciato Palermo. Adesso però sono felice di stare qui, anche se sono costretta a stare in casa. <mark class='mark mark-yellow'> Al contrario di altri studenti fuori sede, non ho mai pensato di scappare a sud.</mark> Ho accettato lo stato delle cose».</p>
<p>A stupirla è proprio il legame che si sta creando con i coinquilini: «A volte capita che il rapporto con gli altri si limiti al buongiorno e alla buonasera. Nel nostro caso no. <strong>Questo periodo ci sta unendo molto</strong>. Sono felice di passare del tempo con loro, di scherzare e ridere insieme. È come se fossimo una nuova famiglia».</p>
<p><strong>Alessandro invece è a Milano già da qualche anno. È uno dei cuochi del ristorante <em>Penelope</em></strong>, «il miglior posto per cui abbia lavorato». <mark class='mark mark-yellow'> Per lui il coronavirus ha significato la chiusura del locale sicuramente fino al 3 aprile.</mark> «Per il momento non sono troppo preoccupato, ma se il blocco dovesse continuare oltre Pasqua sarebbe un problema. Non mi verserebbero lo stipendio e allora come potrei pagare l’affitto?». E la noia delle ferie forzate? «Esco di rado portando sempre con me l’autocertificazione. Mi manca andare in palestra. Per tenermi in allenamento faccio esercizio in casa, con la musica a tutto volume nelle cuffie. Ma <strong>se c’è una cosa a cui non posso proprio rinunciare, è cucinare</strong>: perciò <mark class='mark mark-yellow'> sono contento di poter preparare il pranzo e la cena alle mie coinquiline.</mark> È un modo per sentirmi utile, altrimenti che altro posso fare?». Anche lui conferma il cambiamento che c’è stato nel rapporto con le altre ragazze in casa: <mark class='mark mark-yellow'> «Prima della quarantena non ci vedevamo mai. Loro erano a lezione fino alle sette di sera, io a quell’ora ero già al ristorante per preparare il servizio delle otto. Incontrarsi era una rarità,</mark> anche perché tornavo a casa non prima dell’una di notte. La prima volta che ci siamo visti è stata durante la settimana di Sanremo. Sono rientrato tardissimo e le ho trovate a guardare il Festival. Se non fosse stato per quell’occasione, forse avremmo finito per presentarci solo in questi giorni» racconta ridendo.</p>
<p>Ci si fa forza così, aiutandosi l’un l’altra come farebbero fratelli e sorelle, soprattutto perché la mancanza dei familiari si sente eccome. «<strong>Ai miei genitori non potrei mai raccontare, per esempio, che ho il raffreddore o l’influenza</strong>» afferma Jessica. «<strong>Andrebbero nel panico perché non potrebbero raggiungermi</strong>, soprattutto ora che i trasporti sono interrotti. Non vivo male l’isolamento in sé, ma mi preoccupo per i miei». Una visione condivisa anche da Alessandro: «Sarei tornato a Lecce per Pasqua, ma a questo punto dubito che ci riuscirò».</p>
<p>Come definire in una sola parola il legame che si sta rafforzando tra loro? Jessica lo dice con convinzione: «Sono un appoggio. <strong>Siamo consapevoli della gravità della situazione, ma ci scherziamo su e andiamo avanti. Basta sederci a cena e passa tutto</strong>». <mark class='mark mark-yellow'> Per loro non ci sono dubbi: andrà tutto bene.</mark></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ggISmTNMHYc" width="853" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Quando lo studio si fa digitale</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2020 10:26:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Magistro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[#emergenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>

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		<description><![CDATA[Con il decreto “Io resto a casa” la campanella dell’intervallo sarà destinata a non suonare fino al 3 aprile in tutta Italia. Lezioni e interrogazioni, però, non si fermano: professori ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="530" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Studio-digitale.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Studio digitale" /></p><p>Con il decreto “Io resto a casa” la campanella dell’intervallo sarà destinata a non suonare fino al 3 aprile in tutta Italia. Lezioni e interrogazioni, però, non si fermano: professori e studenti, infatti, porteranno avanti il programma scolastico online. Ne abbiamo parlato con <strong>Beatrice Giglio</strong>, rappresentante degli studenti dell’istituto C.E. Gadda di Paderno Dugnano nonché maturanda, per sapere più da vicino come l’emergenza sanitaria abbia cambiato la vita degli studenti italiani.</p>
<p><iframe width="1140" height="641" src="https://www.youtube.com/embed/QV5YGiMgUwI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Napoli, tornare a casa e sentirsi appestati</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2020 10:52:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Scarano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il primo decreto sulla zona rossa, l&#8217;esodo da Milano di centinaia di persone è stato attaccato furiosamente sui social.Ma dietro alla decisione irrazionale di fuggire e gli insulti ai ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4944" height="2290" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Schermata-2020-03-11-alle-09.08.16.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Schermata 2020-03-11 alle 09.08.16" /></p><p>Dopo il primo decreto sulla zona rossa, l&#8217;esodo da Milano di centinaia di persone è stato attaccato furiosamente sui social.<mark class='mark mark-yellow'>Ma dietro alla decisione irrazionale di fuggire e gli insulti ai passeggeri di quel treno, c&#8217;è lo stesso sentimento, umano, comprensibile:<strong> la paura</strong>.</mark></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe width="1140" height="641" src="https://www.youtube.com/embed/5DIinVYiIbM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Bergamo #MolaMia, la resistenza diffusa dei bergamaschi</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2020 11:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide Cavalleri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[In via XX settembre, cuore pulsante della città, i negozi chiudono, le vie sono deserte, la gente si rintana.Non è paura, tengono a sottolineare i bergamaschi, ma è senso civico ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Bergamo_Alta_x700.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Bergamo_Alta_x700" /></p><p>In via XX settembre, cuore pulsante della città, i negozi chiudono, le vie sono deserte, la gente si rintana.<mark class='mark mark-yellow'>Non è paura, tengono a sottolineare i bergamaschi, ma è senso civico e di responsabilità perché &#8211; come ricorda anche il sindaco <strong>Giorgio Gori</strong> &#8211; la prudenza non basta più</mark>: c&#8217;è bisogno di fare un passo indietro, c&#8217;è bisogno di chiudere i battenti almeno per qualche tempo. Bergamo non molla ed è pronta a rialzarsi.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/F185T4agkGY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Dare una voce ai senza voce &#8211; La Banda degli Ottoni a Scoppio</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Aug 2017 15:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Galimberti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[È l’ora di pranzo di una giornata di pioggia quando suoniamo il citofono di Pierre, nel quartiere Maciachini, periferia nord di Milano. Insieme a lui ci sono anche Giulio e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="720" height="540" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/08/B8ni.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="b8ni" /></p><p style="text-align: justify;">È l’ora di pranzo di una giornata di pioggia quando suoniamo il citofono di <strong>Pierre</strong>, nel quartiere Maciachini, periferia nord di Milano. Insieme a lui ci sono anche <strong>Giulio</strong> e <strong>Antonella</strong> ad aspettarci. Sono i primi tre musicisti della <strong>“Banda degli Ottoni a Scoppio”</strong> con cui facciamo conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'>Pierre è un artigiano, Giulio un tecnico del suono e Antonella un dipendente pubblico</mark>: come tutti gli amici della Banda degli Ottoni (una trentina), <strong>non sono dei professionisti</strong>. La musica è una passione che li unisce e che li spinge ad andare a suonare nelle situazioni più difficili, per <mark class='mark mark-yellow'>«dare una voce ai senza voce»</mark>: si sono esibiti davanti a operai che rischiavano di perdere il lavoro, per i residenti in quartieri di periferia e, quando il movimento per i diritti degli omosessuali era ancora agli albori, ai primi gay pride.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo impegno trentennale il Comune di Milano ha assegnato alla Banda <strong>l’Ambrogino d’oro nel 2012</strong>. <strong>Dario Fo &#8211; </strong>dopo che i ragazzi della Banda organizzarono «un’improvvisata» in suo onore alla notizia della vittoria del Nobel per la letteratura nel 1997 &#8211; ha chiesto che fosse il suono degli Ottoni ad accompagnarlo durante il suo funerale. Un desiderio che è stato esaudito lo scorso ottobre, alla morte dell’autore di <em>Mistero Buffo</em>, che ha trovato un’affinità artistica con questo gruppo di musicisti di strada.</p>
<p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'>«La Banda è nata nel 1985, per gioco»</mark>, esordisce <strong>Pierre</strong>. «A Carnevale abbiamo deciso di rappresentare una banda internazionalista delle brigate della guerra di Spagna: poi ci siamo resi conto che gli ottoni, e gli strumenti da banda in generale, non hanno bisogno della corrente elettrica. Quindi era possibile <strong>creare una banda di dilettanti</strong> che suonasse in occasioni di rivendicazioni sociali.» <strong>Giulio, </strong>mentre serve il caffè, aggiunge: «Siamo sempre stati motivati dalla volontà di far emergere quelle situazioni che altrimenti non avrebbero goduto di grande informazione.» <strong>Antonella</strong> ricorda quando la Banda fece uno dei suoi primi viaggi all’estero, a <strong>Stalingrado</strong>, in Russia, in un accampamento di migranti: «Quando ci hanno visto hanno iniziato a far festa.» Per un attimo il freddo, le ansie, le angosce erano come dimenticate.</p>
<p style="text-align: justify;">Seguiamo <strong>Pierre</strong> e <strong>Giulio</strong> che dopo pranzo vanno a incontrare il resto della Banda per prepararsi a suonare nel corteo del 25 aprile. Per le vie del centro di Milano, nel tragitto che da Corso Venezia porta a Piazza del Duomo, più volte la Banda improvvisa delle canzoni: <mark class='mark mark-yellow'>il corteo si ferma, i passanti assistono alle esibizioni degli Ottoni e ne applaudono le performance</mark>. C’è chi improvvisa girotondi, chi inizia un video con lo smartphone, chi comincia a cantare.</p>
<p><iframe src="https://player.vimeo.com/video/228488854" width="1140" height="641" frameborder="0" title="Dare una voce ai senza voce" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Igor</strong> è uno dei più giovani nella Banda. Suona la tromba e come molti suoi compagni sfoggia la maglietta viola con il logo giallo degli Ottoni. Ricorda quando «siamo stati alla <strong>caserma Montello di Milano</strong>, per suonare per i migranti» accolti nell’autunno 2016. Ma anche le esperienze «in <strong>Palestina</strong> e in <strong>Bosnia</strong>, in mezzo ai villaggi bombardati durante la guerra dei Balcani» a fine anni Novanta. «A tutti loro – continua Igor – abbiamo portato <strong>il messaggio di solidarietà e di pace che rappresenta la musica.»</strong> Il sogno? Quello di riuscire ad <mark class='mark mark-yellow'>«arrivare a Kobane, per suonare per chi è stato liberato dall’Isis e dal regime di Assad»</mark>.</p>
<p style="text-align: justify;">La giornata è finita e il corteo si scioglie. La Banda si dà appuntamento alle prove del lunedì, in attesa di una nuova occasione in cui la loro musica potrà <strong>«dare una voce a chi non ce l’ha, ai senza voce.»</strong></p>
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		<title>Benvenuti a Marmopoly</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Aug 2017 11:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Galimberti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Carrara è famosa in tutto il mondo per il suo marmo bianco, quello dei capolavori di Michelangelo e Canova. Ma da anni &#8220;l&#8217;oro bianco&#8221; non dà più ricchezza al territorio. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="666" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/08/cava.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="cava" /></p><p style="text-align: justify;"><strong>Carrara</strong> è famosa in tutto il mondo per il suo <strong>marmo bianco</strong>, quello dei capolavori di Michelangelo e Canova. Ma da anni <mark class='mark mark-yellow'>&#8220;l&#8217;oro bianco&#8221; non dà più ricchezza al territorio</mark>.</p>
<p style="text-align: justify;">La provincia di Carrara è diventata una delle <strong>più povere della Toscana</strong> con un tasso di disoccupazione giovanile di sei punti superiore alla media nazionale. Come è possibile che tutto questo accada proprio nella <strong>&#8220;capitale mondiale del marmo&#8221;</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a spiegarlo in questo documentario, realizzato a ridosso dei giorni delle elezioni comunali che hanno visto il M5S conquistare una città storicamente amministrata dal centrosinistra.</p>
<p><iframe width="1140" height="641" src="https://www.youtube.com/embed/s8k08tS7YHI?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Vivere dentro una favola, l&#8217;Antico Principato di Seborga</title>
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		<pubDate>Wed, 31 May 2017 11:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Galimberti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Il più piccolo Stato indipendente all&#8217;interno del territorio italiano? Non è la Città del Vaticano, non è la Repubblica di San Marino, ma l&#8217;Antico Principato di Seborga, a due passi da Ventimiglia ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="636" height="628" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/05/cartello-seborga.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="cartello-seborga" /></p><p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'>Il più piccolo Stato indipendente all&#8217;interno del territorio italiano?</mark> Non è la Città del Vaticano, non è la Repubblica di San Marino, ma l&#8217;<strong>Antico Principato di Seborga,</strong> a due passi da Ventimiglia e dal confine fra Italia e Francia.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'>Autoproclamatosi indipendente nel 1962 &#8211; </mark> quando <strong>Giorgio Carbone</strong> dimostrò con dei documenti che i territori del monastero cistercense di Seborga non furono mai annessi ai domini dei Savoia (e di conseguenza allo Stato italiano) &#8211; il Principato ha iniziato a coniare la sua moneta, a stampare francobolli e a emettere passaporti. <mark class='mark mark-yellow'>Grazie alla svista di un notaio di corte Carbone è diventato il primo sovrano moderno di Seborga con il nome di Giorgio I</mark>, dando il via a una favola che resiste negli anni. Proprio nel 2017, <mark class='mark mark-yellow'>i seborghini sono andati al voto</mark> per decidere se confermare il titolo al principe degli ultimi sette anni, <strong>Marcello I Menegatto</strong>, o affidare la corona al suo sfidante <strong>Mark Dezzani</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Benvenuti a Seborga, dove il trono è questione di voti, non di sangue.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ps.</strong> Il principe Marcello ci ha confidato che i rapporti con il sindaco che rappresenta la Repubblica italiana sono ottimi, perché entrambi lavorano per <strong>«promuovere il nome di Seborga nel mondo». </strong></p>
<p><iframe width="1140" height="641" src="https://www.youtube.com/embed/cJWZOVWrwQ0?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Humpty Dumpty, storia di un brand di moda</title>
		<link>http://www.magzine.it/humpty-dumpty-storia-di-un-brand-di-moda/</link>
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		<pubDate>Wed, 31 May 2017 11:08:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Galimberti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto il mondo invidia all’Italia le grandi firme della moda. Ma i social stanno trasformando profondamente anche questo mondo. Un esempio sono i sempre più influenti “fashion blogger”, da Chiara ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="960" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/05/humpty-dumpty.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="humpty-dumpty" /></p><p class="graf graf--p" style="text-align: justify;">Tutto il mondo invidia all’Italia le grandi firme della moda. Ma <mark class='mark mark-yellow'>i social stanno trasformando profondamente anche questo mondo.</mark> Un esempio sono i sempre più influenti “fashion blogger”, da Chiara Ferragni, superstar della rete, ai <strong>giovani instagrammer</strong>.</p>
<p class="graf graf--p" style="text-align: justify;"><strong>Federica Pessina</strong>, imprenditrice di Magenta, nell’hinterland milanese, ha fondato <strong>Humpty Dumpty</strong> a 19 anni. Quello che è nato come uno «sfogo per la sua creatività» si è trasformato in pochi anni in un lavoro vero e proprio. <mark class='mark mark-yellow'>Quali sono i segreti per avere successo nel mondo della moda di oggi?</mark></p>
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		<title>Mano per mano &#8211; Lotta alla distrofia miotonica</title>
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		<pubDate>Tue, 30 May 2017 16:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Oliva]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia, per una famiglia su 8mila, c&#8217;è un momento in cui la vita cambia improvvisamente. La distrofia miotonica interessa meno dell&#8217;uno per cento della popolazione. È una malattia rara, genetica ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In Italia, per una famiglia su 8mila, c&#8217;è un momento in cui la vita cambia improvvisamente. La distrofia miotonica interessa meno dell&#8217;uno per cento della popolazione. <span class="st">È</span> una malattia rara, genetica e degenerativa che attacca i muscoli di tutto il corpo e compromette organi vitali come il cuore e i polmoni. A oggi, non è stata ancora individuata una cura.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Art of the Brick: le opere d&#8217;Arte in mattoncini Lego</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2016 19:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Danneo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Art of the Brick from magzine.it on Vimeo. Cosa ci fanno la Gioconda di Leonardo, il Partenone di Atene e i fotoritratti di Bob Dylan e Andy Warhol nello stesso ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://player.vimeo.com/video/196414079" width="640" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><a href="https://vimeo.com/196414079">Art of the Brick</a> from <a href="https://vimeo.com/magzine">magzine.it</a> on <a href="https://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p>Cosa ci fanno la Gioconda di Leonardo, il Partenone di Atene e i fotoritratti di Bob Dylan e Andy Warhol nello stesso posto?<br />
La risposta è Art of the Brick, la mostra di opere d&#8217;arte in mattoncini Lego, alla Fabbrica del vapore a Milano, dal 19 ottobre 2016 al 29 gennaio 2017.<br />
L&#8217;uomo dietro all&#8217;idea di utilizzare i famosi giocattoli di origine danese per le fedeli riproduzioni è <strong>Nathan Sawaya</strong>, avvocato di New York che ha deciso di svestire i panni del professionista e di riprendere quelli del bambino creativo che è sempre stato.<br />
Il risultato della sua scelta è quanto si può vedere oggi: un intero panorama di creazioni artistiche classiche e contemporanee.<br />
Ma, l&#8217;inventiva di Nathan non si ferma certo qui; infatti il vero fiore all&#8217;occhiello della mostra sono le sculture create proprio da lui, opere che si concentrano sulla condizione umana: dall&#8217;amore al senso di smarrimento, passando per la riconquista della fiducia nelle proprie capacità.<br />
Come ha dichiarato <strong>Fabio di Gioia</strong>, curatore della mostra Art of the Brick «i Lego non sono solo giocattoli».</p>
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