Storie del primo marzo - Come vivono e lavorano gli immigrati
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Quanti sanno che c'è stato anche il Sessantotto degli alpinisti? Vide la luce con sei anni di ritardo rispetto alla contestazione studentesca e prese il nome di Nuovo mattino, dal titolo di un articolo di Gian Piero Motti, che aveva pubblicato nel 1972 sulla Rivista della Montagna e che nello stesso anno aveva aperto, con Manera e Morello, la via Tempi moderni sulle pareti del Caporal. L'articolo e la via segnarono l'inizio di una stagione che si caratterizzava per la scoperta della libertà e il gusto della trasgressione, contro la tradizionale cultura alpinistica della vetta, dei rifugi, dello zaino, degli scarponi, dei chiodi e del casco, del Cai, delle guide. C'era l'idea che l'arrampicata potesse essere tutt'uno con la vita e che gli ideali, le tensioni, i fermenti, le mode su cui si aprivano gli anni settanta potessero rispecchiarsi nel modo di arrampicare, nell'abbigliamento leggero e nella ricerca del rischio.
In carcere si lavora: da soli, in gruppo, per convée oppure con una cooperativa. Sotto la direzione di Luigi Pagano, il carcere milanese di San Vittore ha aperto le porte a nuovi partner esterni. Outsider fornisce telelavoro alla Rai, Ecolab produce manufatti di pelle e cuce jeans per Armani, Alice prepara i costumi del Piccolo Tearto. Ecco cosa si produce dietro le sbarre.
Peppino Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa. Ancora ragazzo rompe con il padre Luigi, che lo caccia di casa, e avvia un'attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L'idea socialista e aderisce al Psiup. Dal 1968 partecipa alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.
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Il 28 maggio 1980 veniva ucciso Walter Tobagi. Aveva appena 33 anni e lavorava al Corriere della Sera, dove si occupava di tre argomenti che scottano: politica, sindacato e terrorismo. Il terzo gli è costato la vita: troppo precisi i suoi articoli. La sua carriera di giornalista era cominciata al ginnasio, come redattore de La Zanzara, il giornale del Liceo Parini di Milano divenuto celebre per la pubblicazione di un articolo sulla sessualità degli studenti.
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Primo Marzo come Primo Maggio, anzi meglio. L’auspicio degli organizzatori del primo sciopero italiano degli immigrati è riuscito nell'intento: monopolizzare le città italiane da Nord a Sud.
A Palermo tutti sanno cosa significa ZetaLab. Non è un acronimo o un modo di dire, è il centro sociale modello dell’integrazione siciliana. Dal 2003 vi risiedono oltre trenta rifugiati politici sudanesi, coinvolti in numerose iniziative socio-culturali. Il 20 gennaio, però, la società Aspasia, affittuaria dell’edificio dove ha sede lo ZetaLab, ha ordinato di sgomberare la struttura. Immediate le manifestazioni di solidarietà a sostegno dei membri del laboratorio, che, solamente tre giorni dopo, hanno rioccupato l’immobile. È solo l’ultimo episodio di un braccio di ferro che dura da nove anni.
La storia del Laboratorio Zeta cominciò nella primavera di nove anni fa. Era il 20 marzo del 2001, il primo giorno di occupazione. «È una data che nessuno di noi dimenticherà mai. Il giorno in cui, ancora non del tutto consapevoli, abbiamo scelto una direzione – spiega Totò Cavalieri, padre fondatore di ZetaLab –. Eravamo un gruppo di persone provenienti da esperienze molto diverse e sapevamo che la guerra, il razzismo, la negazione dei diritti umani e la globalizzazione economica non ci piacevano». Nacque così lo ZetaLab, come centro sociale occupato, come ce ne sono tantissimi in Italia, come è nato anche il Leoncavallo di Milano.
Con una mano colpisce il tavolo, mentre da “testardo comunista” come si definisce, Francesco Forgione parla della dimensione extragiudiziaria ed extrapenale che la lotta alla mafia deve assumere. «Perché – dice – non tutto è pena», e il contrasto alla cultura mafiosa deve passare per una rieducazione sociale. Nel suo ultimo libro, Mafia Export, l’ex presidente della commissione parlamentare antimafia - quarantanove anni di cui venti spesi sul fronte della lotta alle mafie - ha disegnato la prima mappatura globale della criminalità made in Italy, segnalando le presenze di clan ‘ndranghetisti, camorristi e siciliani nelle capitali del pianeta.