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Alessandro Di Motoli | Il radicalismo islamico tra lotta armata e controllo sociale
Erano una cinquantina davanti alla Prefettura di Milano, in gran parte kurdi rifugiati politici in Italia, oltre ad alcuni italiani solidali con la loro causa. Manifestavano per richiamare l’attenzione verso le difficili condizioni della minoranza kurda in Turchia dove, lo scorso 11 dicembre, la Corte costituzionale ha messo fuori legge il Dtp (Partito per una Società Democratica).
Dieci organizzazioni non governative, tra le quali Oxfam International e Save the children, hanno lanciato l’allarme: la Repubblica del Sudan, in particolare la sua regione meridionale, è di nuovo sull’orlo del collasso a cinque anni dalla firma dell’accordo di pace tra il Nord arabo e islamizzato e il Sud africano e cristiano-animista. Il trattato, firmato nel gennaio 2005, concluse uno dei più lunghi conflitti africani (scoppiato nel 1983) che fece circa 2 milioni di vittime e 4 milioni di profughi costretti ad abbandonare le proprie case.
A quanto pare non è solo una prerogativa italiana quella di avere un’ ”originale” squadra di Bodyguard. Dopo i presunti errori commessi dagli uomini di fiducia del nostro premier, anche i G-men, quelli deputati alla sicurezza dell’uomo più potente d’America pare abbiano fatto autogol.