L'Egitto oscura internet per cercare di frenare gli organizzatori della contestazione e far tacere chi, da Twitter, Facebook, un blog o Youtube racconta quanto sta accadendo nelle città. Mag | zine ha raccolto alcune testimonianze.
«Se mai avremo un futuro, sarà primitivo». John Zerzan, filosofo statunitense propugnatore dell’anarcoprimitivismo o, come preferisce definirlo lui, “anarchia verde”, sogna un mondo preagricolo e nomade, immunizzato dai due agenti patogeni che nei millenni sono stati fonti di guerra, divisione del lavoro, gerarchie, schiavitù e alienazione: l’addomesticazione e la civilizzazione. Ma Zerzan è sotto le luci della ribalta soprattutto perché considerato da molti l’ideologo del Black Bloc.
Nessuno si stupisce che un giornalista venga arrestato in Cina, in Russia o in Iran, ma se anche negli Stati Uniti analoghi episodi cadono nel silenzio, allora la faccenda si fa ancora più preoccupante: sono ben pochi, infatti, i media che hanno riportato i casi di reporter fermati o addirittura picchiati dalla polizia durante le manifestazioni di Occupy Wall Street. La storia è quella, per esempio, di Natasha Lennard, che scriveva per il New York Times, e Kristen Gwynne collaboratrice per il web magazine AlterNet, arrestate lo scorso primo ottobre sul ponte di Brooklyn.