È il 1895 quando William Morgan, istruttore di educazione fisica di un college del Massachusetts riunisce alcuni professori per presentare loro la sua nuova invenzione: la pallavolo.Centoventicinque anni dopo, gli scambi di palla in quel campo lungo 18 metri e largo 9, continuano a far battere il cuore a giocatori e tifosi. Negli anni Settanta era Mimì, un decennio dopo erano Mila e Shiro a far entrare nelle case di tutto il mondo questo sport, mettendo in contatto diverse generazioni attraverso la condivisione di una passione comune.

Centoventicinque anni dopo, la pallavolo resta una palestra di vita che insegna la condivisione, il sacrificio e l’unione.

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Andrea (Lucky) Lucchetta

«La pallavolo per me è uno strumento di comunicazione tra la mia capacità di saper aggredire il pallone e quella di saperlo condividere», dice Andrea (Lucky) Lucchetta, ex capitano della nazionale italiana campione del mondo e parte di quel gruppo battezzato da Volpi come la Generazione di fenomeni. In questo gioco di squadra «ogni singolo giocatore fa parte di un meccanismo in cui sa che dovrà donare al prossimo il proprio pallone», aggiunge. «Collaborare, cooperare e condividere» sono gli imperativi che Roberto Cominetti, pallavolista del Libertas Cantù ora impegnato in un campionato di A2, considera imprescindibili per un buon lavoro di squadra. La pallavolo è un gioco di squadra, sì, ma anche, per certi versi, individuale in cui ciascun membro del team deve prendersi le proprie responsabilità. «La tensione e l’adrenalina di un tie break sono imparagonabili. Quella sensazione che ti assale quando stai per battere e sai che non potrai sbagliare è molto forte», dice Roberto.

Il 22enne fa parte di una generazione di giovani pallavolisti che non ha vissuto in prima persona i cambiamenti più radicali di questo sport, in contrapposizione a Lucchetta, più anziano nel mestiere, malinconico delle vecchie vesti del suo sport del cuore.

«Com’è cambiata la pallavolo negli anni? Tanto, forse troppo. La pallavolo degli anni Novanta veniva giocata con un pallone bianco e durissimo, che lasciava lividi sulle braccia per almeno una settimana. La potenza e le traiettorie della schiacciata erano la stesse, ma la tecnica era eccelsa». Oggi, la tecnica eccelsa di cui ci parla Lucchetta viene sostituita da potenza e altezza: se negli anni Novanta la pallavolo era cerebrale, oggi è più spettacolare.

La pallavolo ha visto una grande evoluzioneschermata-2018-09-13-alle-20-46-56-maxw-824, ma i principi base che legano i giocatori di tutte le generazioni sono gli stessi e hanno compiuto un lungo viaggio nel tempo fino ad oggi: dal 1948 con il primo bronzo italiano a livello internazionale al magico Gabbiano d’argento di Pittera che sfiorò il primo gradino mondiale del podio nel 1978; dal ciclo di vittorie della nazionale di Julio Velasco al sestetto rosa che nel 2002 raggiunse il titolo di campione del mondo.Quest’anno le Nazionali italiane maschile e femminile si sono qualificate ai Giochi olimpici di Tokyo 2020. «Il mio augurio per la 125esima candelina della pallavolo è che la Nazionale possa raggiungere un buon risultato alle Olimpiadi- ci dice Roberto- Il mio pensiero va quindi agli azzurri e alle azzurre, affinché possano portare a casa il primato».

Se la sua immagine esteriore è cambiata, la sua anima è sempre la stessa. La pallavolo resta una palestra di vita, che insegna la condivisione, il sacrificio e l’unione. La sua anima, ancora profondamente giovane, è capace di emozionare giocatori, spettatori e tifosi senza alcuna barriera temporale o fisica.