«C’è una frase molto bella del nostro Maestro nel romanzo La rivoluzione umana. “La rivoluzione umana di un singolo individuo riuscirà a cambiare la società e l’intero pianeta”. Io ci credo, perché siamo come le cellule di un corpo. Se tutte lavorano in armonia, il corpo è sano».Anna Cannoni pratica il buddismo da trent’anni. Da ventotto è membro dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ente religioso che riunisce i seguaci di Nichiren Daishonin, maestro giapponese del 13esimo secolo. «Chiunque decida di essere parte della Soka Gakkai riceve il Gohonzon, un oggetto di culto per la devozione di fronte al quale meditare mattina e sera», spiega Anna. «Recitiamo Nam-myoho-renge-kyo (Daimoku), un mantra molto potente e due capitoli della Sutra del Loto. Lo facciamo per risvegliare la nostra natura illuminata, il nostro potenziale a livello di capacità di resilienza».

La preghiera in Soka Gakkai possiede una dimensione individuale molto forte. Ma non solo. Parte imprescindibile  consiste nel riunirsi a casa, propria o di altri, e nei centri culturali. Una pratica resa ora impossibile dal divieto di assembramento e dalla chiusura dei centri, prevista dal decreto “#iorestoacasa” del 9 marzo. «Gli Zadankai, i gruppi di incontro, rappresentano il fulcro della nostra attività. In questo momento la ritualità è di certo molto cambiata: manca quel momento di riunione in cui ciascuno, dopo studio e meditazione, racconta la propria esperienza». A sopperire è in parte la tecnologia. Esempio di ciò è la campagna “1, 2, 3″, ideata per permettere ai fedeli di rimanere in contatto. Tre i compiti: 1. recitare almeno un’ora di Daimoku al giorno; 2. studiare per più di 20 minuti al giorno; 3. contattare telefonicamente e incoraggiare almeno tre compagni di fede o amici ogni giorno.

La campagna “1, 2, 3″ è stata ideata per permettere ai fedeli di rimanere in contatto. Tre i compiti: recitare le preghiere, studiare e incoraggiare tre compagni di fede ogni giorno.

 

Tre sono anche i pilastri cui riferirsi: la fede, che è personale; la pratica, per sé stessi e per gli altri; lo studio, strumento per rafforzare la fede e non essere condizionati dagli eventi esterni. «La recitazione del Daimoku riesce a sollevare lo stato vitale se si è in una situazione di ansia, di emotività; riesce a rasserenare, permettendo di trovare la pace interiore. Noi sfruttiamo qualsiasi evento capiti alla nostra esistenza per migliorarci e per essere di esempio alle altre persone», spiega Anna. «A parità di problematiche, chi non recita Daimoku e ha uno stato vitale più basso le affronterà in maniera molto diversa da chi pratica assiduamente. Ho una grande fortuna, poiché la pratica è mezzo grandioso per affrontare questa crisi veramente devastante».

Il sentimento interno alla comunità dei fedeli è di positività.Ragione è che il buddismo considera necessario il confronto tra la realtà e le quattro sofferenze principali: nascita, malattia, invecchiamento e morte. «Sapere che queste quattro sofferenze esistono permette di viverle in maniera più resiliente. Come chi scopre di essere ammalato si abbatte e muore prima, così ci sono persone che usano la malattia come fonte di illuminazione. La condizione di sofferenza ti cambia e ti mette nella posizione di fare una scelta. O scegli di essere forte e di affrontarla, o ti abbatti e ti lasci distruggere da questo evento», dice Anna. «Credo che questa situazione ci stia insegnando a capire quanto non abbiamo valutato cose fondamentali per la nostra vita. Siamo di fronte a una possibilità senza scampo».

Il buddismo di Soka Gakkai è ateo, nessun Dio viene adorato. “Avete una risposta per ciò che sta accadendo ora?”, chiedo. «Quando si parla di buddismo si dice sempre che è causa ed effetto. Considerando come abbiamo trattato la terra fino a ora, certi risultati sono effetto di cause che noi esseri umani abbiamo posto.Il buddismo dice che “uno è la madre di tutto”. Siamo talmente legati l’uno all’altro che, se ciascuno di noi attuasse il cambiamento personale, il mondo potrebbe concretizzare la svolta tanto attesa».