Prima la Cina. Poi l’Italia e tutta l’Europa. Ora sono le Americhe l’epicentro della pandemia da Covid-19. Qui il contagio è arrivato in ritardo rispetto al resto del mondo, colpendo duramente i due paesi più importanti del continente: gli Stati Uniti e il Brasile. In questi giorni abbiamo assistito all’aggravarsi delle tensioni sociali negli States a causa dei lockdown e dell’omicidio di George Floyd a Minneapolis. Ma nemmeno nel gigante sudamericano la situazione è tanto differente.

«In Brasile la situazione in questo momento è davvero molto critica. Siamo ora l’epicentro della pandemia» dice Jussara Lopes, giovane estetista di origine brasiliana da tempo residente in Italia. Aveva deciso di tornare in Brasile per far visita alla famiglia quando l’arrivo del Covid-19 in Italia le ha impedito di rientrare. Poi il contagio è arrivato sull’altra sponda dell’Atlantico. «Io purtroppo sono bloccata qui per la questione degli aerei» – continua Jussara – «e non so se riuscirò a tornare a casa».

Secondo i dati raccolti dalla John Hopkins University, in Brasile si sono superati i 900mila contagi con oltre 45mila decessi, cifre che rendono lo stato sudamericano secondo solo agli Stati Uniti per numero di casi e morti. «La percentuale maggiore viene dagli stati di Rio de Janeiro e San Paolo» precisa Dante Giansante, ex perito meccanico di origine italiane da anni residente in Brasile. Una concentrazione assai preoccupante se si considera che si tratta di regioni dove risiedono almeno 40 milioni di abitanti.

Tutto questo non può non avere ricadute sul sistema sanitario locale. «Non ci sono quasi più posti letto: nelle aree di terapia intensiva siamo quasi al 90, 95, 98% e in certi casi anche al 100%» –  dichiara il signor Giansante – « Gli ospedali stanno dando la priorità al Covid-19 e le altre malattie le stanno mettendo da parte, salvo in casi di estrema necessità». E le conseguenze purtroppo sono tragiche, come ricorda con dolore Jussara: «Purtroppo è morta la figlia di una nostra amica, 23 anni. Lei era andata in ospedale e qui le hanno detto che stava bene e che doveva curarsi a casa. Dopo un mese e mezzo è morta con la tubercolosi per mancanza di cure. Questa ragazza era di una classe economica bassa ed è morta lasciando una figlia di un anno».

Un dolore quello di Jussara che stanno vivendo in molti, come testimoniano le immagini delle innumerevoli tombe scavate nelle spiagge perché i morti superavano le capienze dei cimiteri.

In questa situazione così complicata, aggravata inoltre da una forte crisi economica, la popolazione finisce in preda alla confusione, complice anche il surriscaldato clima politico innescato dal presidente Jair Bolsonaro. «Bolsonaro vorrebbe riaprire tutte le attività perché non crede molto a questa pandemia. L’altro giorno è andato contro le disposizioni dell’OMS» sottolinea il signor Giansante. In linea con quanto avanzato da Donald Trump, anche Bolsonaro considera prioritaria la ripartenza economica rispetto al contrasto della pandemia. Solo negli ultimi mesi si sono alternati nel governo numerosi ministri della salute, l’ultimo in ordine di tempo sarebbe un generale senza competenze mediche (succeduto alle dimissioni di Nelson Teich il 15 maggio 2020 dopo appena un mese dall’insediamento).

Un conflitto politico strisciante reso ancor più destabilizzante a causa della decisione del presidente di rendere noti solo i dati giornalieri sulla pandemia e non il totale: a questo atto la stampa ha risposto pubblicando numeri raccolti autonomamente e che continuano ad essere diffusi nonostante il governo abbia parzialmente arretrato dalle sue posizioni

Se a Brasilia si spinge per la riapertura, dall’altra parte i governatori locali sono più cauti. Queste due strategie inevitabilmente spaccano la popolazione, portando ulteriore instabilità nel paese. Ma cosa pensano davvero le persone della gestione della pandemia da parte del governo centrale? «È abbastanza criticata, ma neanche così tanto perché secondo me la popolazione è a favore di Bolsonaro» – riferisce Jussara – «Tanti si sono riuniti a Brasilia per dire al presidente di non mollare, di difendere la popolazione perché il suo obiettivo è quello». Più complessa l’opinione del signor Giansante: «Bolsonaro ha circa il 20-30% di sostenitori tra la popolazione: questi sono coloro che parlano male dei governi degli stati. Ma il resto della popolazione, invece, sostiene i governatori». Un conflitto politico strisciante reso ancor più destabilizzante a causa della decisione del presidente di rendere noti solo i dati giornalieri sulla pandemia e non il totale: a questo atto la stampa ha risposto pubblicando numeri raccolti autonomamente e che continuano ad essere diffusi nonostante il governo abbia parzialmente arretrato dalle sue posizioni.

Una situazione davvero complessa che vede un paese sull’orlo di una forte tensione sociale, dove le paure della pandemia e della crisi economica formano una combinazione dagli effetti imprevedibili, specie in un contesto di scarsa coesione nazionale.