Bari, capoluogo della Puglia, città costiera che si affaccia sull’Adriatico, è una terra ricca di usanze e tradizioni, dai paesaggi che lasciano senza fiato. Il centro della città negli ultimi dieci anni è stato soggetto a continui mutamenti, cambiamenti urbanistici e socioculturali, fino al cosiddetto fenomeno della gentrification.

A novembre 2016 sono iniziati i lavori di riqualificazione di Bari vecchia, cuore della città. Il Comune ha investito complessivamente 225 mila euro; sono stati aperti cantieri in piazza Federico II di Svevia, comprendenti il fortino Sant’Antonio e la muraglia, e altri cantieri si trovano nei giardini Isabella di Aragona. Successivamente, nel mese di gennaio 2017, è stato attuato il restyling complessivo di via Sparano, che ha provocato giudizi contrastanti nell’opinione pubblica.

La strada dello shopping barese ha subìto uno stravolgimento totale; sono state sradicate le storiche palme piantate negli anni Trenta per costruire dei veri e propri salotti, sono state inserite delle passerelle che forniscono una maggiore visibilità ai negozi di alta moda e sono state posizionate parecchie panchine in stile moderno. Il salotto di porta vecchia, compreso tra via Piccini e corso Vittorio Emanuele, rivela un mosaico raffigurante la mappa del borgo antico disegnata sulla pavimentazione, riprodotta utilizzando pietre di tre differenti colori.

La regione Puglia ha stanziato 6 milioni di euro per consentire la bonifica definitiva e la conseguente apertura della spiaggia barese di Torre Quetta, realizzata su un’enorme discarica di amianto che veniva riversato in mare dalla vicina fabbrica della Fibronit. Sulla spiaggia, lunga 2-3 chilometri, è stato realizzato un ampliamento di 25-30 metri verso il mare per sotterrare i residui di amianto. Su di essi è stata stesa una rete di plastica per evitare dispersioni, ricoperta da differenti materiali: pietre, ciottoli e terreno. La zona è divenuta in breve tempo centro della movida barese nei mesi estivi, un luogo di tendenza per via di ciò che offre. Vi sono sei piccoli bar, ognuno con una scelta musicale differente che scandisce il ritmo dell’aperitivo sul lungomare.

Oltre la ripavimentazione delle strade del centro di Bari, avvenuta recuperando e ricollocando basole in pietra lavica per mantenere il fascino antico della città, l’altro grande progetto è la riqualificazione del tratto del lungomare dal molo di San Nicola fino all’autorità portuale, passando per il porto vecchio dinanzi al teatro Margherita e il molo di Sant’Antonio. È stato istituito dal Comune il concorso internazionale di progettazione per la riqualificazione del waterfront della città vecchia; il progetto vincitore è firmato dall’architetto barese Gianluigi Silos Labini. I lavori partiranno nel 2019, per un costo di 7,9 milioni di euro. Il progetto consiste nella creazione di passerelle in acciaio e resina sul mare, di fronte alle mura delle città vecchia di Bari, in pedonalizzazioni e nella creazione di apposite aree per mostre. Dunque, in questi ultimi anni, vi è stata una vera e propria evoluzione del centro storico del capoluogo pugliese.

Secondo Onofrio Romano, professore di Sociologia generale all’Università di Bari, il centro storico ha vissuto un cambiamento comune a molti centri italiani, con il verificarsi della gentrification in alcune zone, e un’apertura alle attività di leisure soprattutto in piazza Mercantile e in piazza del Ferrarese.

Bari vive molte contraddizioni: da un lato è soggetta a interessanti fenomeni di apertura internazionale e modernizzazione, dall’altro comprende ampie fasce di marginalità e povertà.. Il sociologo sottolinea come, fino all’inizio degli anni Novanta, il centro storico non era stato oggetto di pubblica attenzione, se non per le ricorrenti ondate di deportazione degli abitanti verso le nuove periferie e per la presenza di alcuni presìdi partitici che hanno tentato di contenere le derive socio-criminali dell’aerea. Solamente grazie al piano “Urban” è stata effettuata la bonifica dell’anello del centro storico, confinante con il lungomare e il Murattiano, trasformandolo in spazio-movida per i baresi, grazie all’apertura di locali, caffè e ristoranti. L’idea era quella di sollecitare una certa borghesia a trasferirsi nel centro della città ristrutturandone il patrimonio immobiliare e favorendo la convivenza di ceti sociali differenti. Questo fenomeno è in parte confermato, con esito limitato ad alcuni edifici sulla muraglia.

Anche il responsabile dell’agenzia Tempocasa di Casamassima, Giuseppe Ronzullo, ci dice che “la zona centrale di Bari, nonostante sia molto quotata, non ha subito grandi rivalutazioni ed il prezzo degli immobili è stato ridimensionato ed abbassato del 30%”. È importante comprendere come la modernizzazione della città, secondo Romano, è legata a due fattori: il progetto di “civilizzazione” dei baresi, racchiuso nello slogan “bariperbene”, in cui decoro urbano e buona educazione sono gli elementi-base; in seconda battuta, il tentativo di adornare la città con installazioni estetico-simboliche che caratterizzano le capitali del mondo globale. Ne è un buon esempio la ruota panoramica sul lungomare, installata per il periodo natalizio. A Bari, inoltre, c’è una chiara apertura verso l’internazionalizzazione della città. Alcune grandi multinazionali hanno scelto Bari come terreno di delocalizzazione, non solo sollecitate da incentivi specifici ma anche perché vi hanno trovato capitale umano e infrastrutture discrete.

Lidia Greco, professoressa di sociologia dei processi economici e del lavoro all’Università di Bari, ha confermato che al cambiamento urbanistico della città è conseguito un mutamento sociale: “ Credo fermamente nella relazione reciproca tra dimensione urbana, sociale ed economica. La bellezza e la vivibilità dei posti incide sulla qualità sociale non solo in termini estetici ma anche in termini materiali e per una riduzione delle disuguaglianze”. Per la sociologa è inoltre riscontrabile la precisa scelta dell’amministrazione comunale di avviare un’opera di riqualificazione delle zone periferiche: è noto infatti che lo scorso marzo sono stati stanziati 100 milioni di euro per la riqualifica di 36 comuni dell’area metropolitana barese. L’idea è quella di ricucire i quartieri, concepiti come periferici, sia con i nuclei storici degli stessi sia con il centro cittadino di Bari, attraverso il sistema di trasporto pubblico. La giunta comunale sta elaborando azioni di intervento su differenti zone tra cui Carbonara, Ceglie, Loseto e Santa Rita. A questi interventi si stanno cercando di affiancare azioni di inclusione sociale contro il disagio abitativo, ad esempio la sperimentazione di modelli di co-housing per le coppie giovani.

Il sindaco Decaro ha parlato recentemente di un Masterplan per il quartiere Libertà, semiperiferia interna di Bari dove si riscontra bassa qualità urbana, tanta fragilità sociale e la presenza della criminalità organizzata. Il piano include investimenti in termini di spazi pubblici per attrarre nuovi abitanti e attività economiche. Si tratta di un progetto importante anche per l’urbanista Dino Borri secondo il quale “è fondamentale agire in breve tempo sulle periferie, che non versano in ottime condizioni”. Pur essendo contrario a molti dei lavori effettuati dal Comune nel centro storico, primo tra tutti il restyling di via Sparano con la rimozione delle palme, l’urbanista appoggia il progetto di valorizzazione di Torre Quetta. L’organizzazione di eventi e concerti è il modo migliore per rendere vivo il litorale, trasformandolo in punto di ritrovo per i baresi ed attrazione per i turisti. Ormai, è un susseguirsi di eventi che animano la città e sono numerose le escursioni tra i vicoli del centro storico.

Negli ultimi anni sono stati avviati diversi tour enogastronomici: tra i più richiesti vi è il caratteristico percorso al molo di San Nicola, conosciuto con il nome N’ dèrr’ a la lanze, mercato ittico all’aperto, patria dei pescatori locali. Si tratta di un luogo simbolo della baresità, che ogni domenica mattina ospita cittadini e turisti intenti a gustare pesce fresco, crudo di mare, birra ghiacciata e focaccia in riva al mare. Bari è una città in continua evoluzione: sono infatti frequenti le aperture di locali, bar e ristoranti; lo confermano i dati della Camera di Commercio sulle sedi d’impresa del comune di Bari. Paragonando le informazioni riguardanti le attività di servizio, di alloggio e di ristorazione del terzo ed ultimo trimestre del 2016 con quelle del 2017 è evidente un leggero aumento. Si passa dalle 1.998 attività registrate, di cui 1.757 attive, del 2016, alle 2.014 attività registrate, di cui 1.764 attive, nell’anno appena trascorso. Bari è una città in trasformazione, che ha tutte le carte in regola per emergere come polo attrattivo del turismo culturale e non solo. E’ una città mercantile dal fascino antico che possiede tutti gli elementi per diventare una vera e propria “city break”, meta sempre più ambìta dai turisti ed orgoglio del popolo barese.