Pochi locali a Milano possono vantare una storia ed una esclusività pari a quella del bar Bianco. Nato come chiosco, immerso nel verde del parco Sempione e a due passi dal Castello Sforzesco, nel corso del tempo ha esteso sia le proprie mura con la costruzione di un piano rialzato con tanto di casse e luci stroboscopiche, sia la propria notorietà agli occhi della movida milanese, che ormai lo considera un’istituzione a tutti gli effetti. Bar la mattina, tavola calda a pranzo, organizza aperitivi e serate con musica dal vivo durante la stagione estiva. La polivalenza è senza dubbio uno dei suoi punti di forza.

Versatilità che caratterizza anche Kevin, 24 anni di Milano, che lavora da diciotto mesi dietro al bancone. Il padre, uno dei due soci del bar Bianco, ex gestore di discoteche storiche come il Tom e il Vogue (ex Divina), l’ha introdotto nell’ambiente con un consiglio prezioso: «primo passo: vai a Londra!». La capitale inglese è considerata a tutti gli effetti una tappa inevitabile per chi vuole iniziare ad operare nel settore, utile per affinare la conoscenza della lingua e la propria capacità di adattamento.

Tornato in Italia, Kevin inizia a lavorare come barman al Divina, mentre l’estate la trascorre come cameriere in un albergo di lusso ad Ibiza, «l’attività più formativa della mia carriera professionale». Risponde alle domande in modo schietto, breve e conciso, abile nel coniugare disponibilità e riservatezza. La prima è frutto dell’esperienza nelle discoteche, ambienti rumorosi ed affollati, dove i clienti hanno fretta e sono spesso ubriachi. La seconda, invece, è il risultato di una formazione professionale di alto livello, che lo ha costretto a misurarsi con le esigenze di clienti facoltosi, che pretendono discrezione per custodire la propria privacy. Il sogno nel cassetto è aprire un ristorante proprio, ma non si dilunga troppo nemmeno su questo tema. Scaramanzia o riserbo? Lo scopriremo presto.