La storia d’amore tra la signora Matilde e il Bar 69 è iniziata 47 anni fa e di storie d’amore così lunghe se ne trovano poche in giro. Quando è partita dal suo piccolo paese della Sardegna per andare a trovare suo fratello, dipendente del locale, non immaginava che non sarebbe più tornata indietro. Matilde ha vissuto tutta la sua vita nel bar di via Gioacchino Murat numero 69:lì ha conosciuto Antonio, un ragazzo del suo stesso paese natale che sarebbe diventato suo marito e insieme al quale avrebbe preso la decisione di fare di quei 40 metri quadri il loro presente e futuro.

Lì ha festeggiato il battesimo di suo figlio, Luca, che oggi lavora con lei. Lì c’è una porticina interna che collega il locale alla sua casa al piano di sopra, rendendoli un tutt’uno. In quasi 50 anni ha visto passare persone di ogni genere tra il biliardo che non c’è più e i tavoli dove si mangiava e si “giocava forte” a poker. Da dietro il bancone le persone le ha viste nascere, crescere, sposarsi, persino morire. Suo marito le diceva sempre che una volta in pensione avrebbe voluto trasferirsi in una casetta in montagna, ma la solitudine e la quiete non l’hanno mai attratta.La sua personale quiete, Matilde, la trova in mezzo alla gente. Il bar lo viveva come un divertimento, quando il numero 69 era «il salotto di via Murat». Attraverso le vetrate la signora ha visto Milano cambiare: i prati di una volta oggi sono strade e palazzi. I marciapiedi sono più stretti, non c’è più spazio per le ribalte. La sera tutti andavano a prendere il gelato, a pranzo era affollato e si faceva addirittura la fila per mangiare, al di là di quelle vetrate. Oggi, invece, sono rimasti soltanto i clienti affezionati, legati al clima amichevole e familiare che si respira tra quelle quattro mura e a 67 anni la stanchezza si fa sentire:«Il bar è una cosa micidiale: non c’è Natale, non c’è Pasqua».

Così Matilde pensa ogni giorno di vendere l’esercizio e spera di farlo entro il prossimo anno. Ma la prospettiva di riposarsi e di avere del tempo libero è come una medaglia: ha due facce. È un pensiero dolce ma, in fondo, della poltrona e delle passeggiate non saprebbe che farsene, dopo una vita passata ad ascoltare migliaia di storie tra il rumore della macchina da caffè ed il tintinnio dei bicchieri che si toccano tra loro. È per questo che ancora oggi la storia d’amore continua e forse, nonostante il disincanto e il logorio, non finirà mai. Forse la storia di Matilde finirà al Bar 69, proprio dove tutto è nato, diventato, cambiato.