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	<title>magzine &#187; matteo scanni</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>San Siro Stories, il webdoc</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[matteo scanni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>

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		<description><![CDATA[A poche fermate di tram dal centro storico, San Siro è uno degli insediamenti più multietnici e problematici di Milano: 11 mila alloggi popolari, 6 mila abitanti e centinaia di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2792" height="1517" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2015/05/cover-san-siro.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="cover san siro" /></p><p>A poche fermate di tram dal centro storico, <strong>San Siro</strong> è uno degli insediamenti più multietnici e problematici di Milano: 11 mila alloggi popolari, <strong>6 mila abitanti</strong> e centinaia di occupazioni abusive. Ma oltre i titoli dei giornali c’è dell’altro: una galassia di micromondi dove i residenti hanno riorganizzato spazi e abitudini riscrivendo, attraverso la vita quotidiana, le regole della convivenza. <a href="http://sansirostories.it"><strong>sansirostories.it</strong></a> racconta questo laboratorio sociale: storie di integrazione e cultura che possono rappresentare prove di nuova urbanità e nuovi germogli di innovazione sociale.</p>
<p><iframe src="https://player.vimeo.com/video/124658739?color=c41e1b&amp;title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="1920" height="1080" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<hr />
<h3 style="text-align: left;">Il progetto.</h3>
<p style="text-align: left;">Questo progetto nasce da una piccola invidia. Quando abbiamo scoperto che un gruppo di urbanisti del <strong>Politecnico di Milano</strong> – degli urbanisti! – si era trasferito armi e bagagli a San Siro per studiare l’emergenza abitativa intervistando gli abitanti del quartiere, ci siamo incuriositi e anche sentiti un po’ in difetto. Di solito gli architetti progettano, usano il CAD, tirano righe, invece il team di <a href="http://www.mappingsansiro.polimi.it/"><strong>Mapping San Siro</strong></a> raccoglieva storie, scavava in profondità, utilizzava l’intero armamentario del bravo reporter. Così ci siamo detti che sarebbe stato interessante lavorare al fianco di questi <strong>urbanisti da marciapiede</strong>, insieme avremmo potuto raccontare cosa accade in uno dei quartieri più caldi di Milano, verificando se oltre i titoloni dei giornali, sotto la superficie, ci fosse dell’altro.</p>
<p>Per darsi un metodo comune di lavoro sono stati sufficienti pochi incontri. L’idea era quella di raccontare una realtà complessa e stratificata, spesso dipinta attraverso luoghi comuni fin troppo comodi (il migrante occupante, l’italiano razzista, il vuoto della politica, il deserto delle associazioni e della scuola) con il passo dello <em>slow reporting</em>: un modo diverso di fare cronaca, attento all’eccezionalità del quotidiano. In questo percorso Mapping è stato un alleato decisivo. I ricercatori del Politecnico hanno condiviso con la <a href="unicatt.it/scuoladigiornalismo"><strong>Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica</strong></a> ogni informazione raccolta. Del resto, senza di loro sansirostories.it non sarebbe mai esistito: gli urbanisti da marciapiede, molto più strutturati di noi, in sei mesi di presenza a San Siro avevano accumulato un “vantaggio competitivo” incolmabile e un <em>insight</em> giornalistico raro.</p>
<p>Il quadro che emerge al termine di questa ricognizione è problematico. C’è un dato di realtà che va oltre la cronaca. E’ una complessità a tratti fastidiosa, che in alcune situazioni ci vede impreparati come cittadini, mette alla prova la nostra capacità di convivenza. Ma è una complessità che vale la pena vivere, sorprendente per i risultati che a volte produce. Come ci posizioniamo di fronte a una scuola di italiano per stranieri che conta un giro di sessanta volontari? A un servizio gratuito di assistenza per ogni tipo di emergenza abitativa? Oppure, ancora, ai giovani professionisti che lasciano il centro per venire a vivere in questa periferia? A un gruppo di genitori e insegnanti che, d’accordo col preside, organizza ogni sorta di attività per favorire l’integrazione?</p>
<p><a href="http://sansirostories.it"><strong>sansirostories.it</strong></a> è il racconto corale di un quartiere considerato difficile ma imbevuto fino al midollo di quella ricchezza culturale e sociale che solo i luoghi meticci presentano. Un reportage iper-locale che si sforza di costruire una narrazione di ampio respiro: voci, volti, storie, luoghi, abitudini, culture e religioni. Il sottotitolo –<strong> The White Album</strong> – non è casuale. Si intitola così un saggio del 1979 di <strong>Joan Didion</strong>, in cui sono raccolti alcuni saggi fondativi del <em>New journalism</em>. Approccio lento, rivalutazione del punto di vista soggettivo al limite dell’autobiografismo, amore per i dettagli, cura della forma e del linguaggio. Esattamente quello che ci piace.</p>
<p style="text-align: right;">Buona visione.</p>
<p style="text-align: right;">&#8211; matteo scanni</p>
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