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	<title>magzine &#187; Marianna Di Piazza</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Venezuela a rischio guerra civile</title>
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		<pubDate>Wed, 31 May 2017 08:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Popolazione armata, gruppi militari, inflazione, mancanza di beni di prima necessità: il Venezuela è sull’orlo di una guerra civile. «La situazione sta diventando sempre più insostenibile, la crisi peggiora, la ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1333" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/05/OBC_Venezuela_LAT_0047-LOWRES.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Oscar B. Castillo" /></p><p>Popolazione armata, gruppi militari, inflazione, mancanza di beni di prima necessità: il Venezuela è sull’orlo di una guerra civile. «La situazione sta diventando sempre più insostenibile, la crisi peggiora, la gente è esasperata». <strong>Lucia Capuzzi</strong>, giornalista di <em>Avvenire</em>, esperta di America Latina, commenta così la condizione in cui si trova il Paese governato da <strong>Nicolás Maduro</strong>.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L’ondata di proteste antigovernative è iniziata ad aprile e il numero delle vittime continua a salire.</mark> L’Osservatorio Venezuelano di Conflittualità Sociale (Ovcs) ha registrato fino ad oggi 71 morti e oltre 1200 proteste in tutto il Paese. La crisi sociale ed economica che ha investito il Venezuela negli ultimi anni ha portato la popolazione nelle strade. La maggior parte dei cittadini attacca il governo, ritenuto incapace di fornire risposte adeguate ai suoi bisogni e ai problemi di insicurezza e corruzione. Accanto ai cittadini anche la destra conservatrice con i suoi partiti, l’ala cattolica, i progressisti e gli studenti. Il fronte della protesta, quindi, è tutt’altro che unito: «Non c’è una guerra popolo contro Maduro, ma c’è un popolo spaccato in Venezuela. Questo rende problematica la situazione e più concreto il pericolo di una guerra civile», spiega Capuzzi.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> «Non c’è una guerra popolo contro Maduro, ma c’è un popolo spaccato» </span>A questo stato delle cose si è però arrivati dopo un processo lungo e articolato. A partire dal 2000 le economie Sud-americane sono cresciute rapidamente grazie all’innalzamento del valore di mercato delle commodities di cui la regione è ricca. Questo ha permesso ai governi locali di mettere in atto piani di riforma sociale per migliorare le condizioni della popolazione più povera. In quegli anni, <strong>Hugo Chávez</strong> ha realizzato in Venezuela una serie di interventi per migliorare l’istruzione, l’edilizia pubblica e la sanità che lo hanno reso molto popolare tra le fasce meno abbienti. Quando nel 2013 i prezzi delle materie prime sono crollati e l’America Latina è entrata in una fase di recessione, i governi hanno dovuto effettuare dei cambiamenti nelle loro agende politiche.</p>
<p>«Se Chávez si è trovato ad amministrare la ricchezza, Maduro si trova ad amministrare la povertà», sottolinea Capuzzi. Alla politica di Chávez, che ha promosso un sistema assistenziale basato sugli aiuti a pioggia, mancava però di una visione di lungo periodo. Infatti, l’ex presidente venezuelano ha investito poco sulla costruzione di un’industria stabile, in grado di sostenere la produzione all’interno del Paese. Maduro invece non ha a disposizione i soldi provenienti dal petrolio: senza i dollari, frutto delle esportazioni, il suo governo si è trovato con un problema di scarsità di beni di prima necessità. <mark class='mark mark-yellow'>Fin dai primi mesi di governo nel 2013, Maduro è stato oggetto di forti contestazioni.</mark> La situazione economica, unita ad accuse di corruzione e cattiva gestione del Paese, ha portato a scontri nella seconda metà dell’anno. «Le proteste erano ridotte e avevano come protagonisti settori della classe media. Non c&#8217;era una forte presenza popolare e le manifestazioni erano concentrate in aree ridotte e periferiche del Paese». <strong>Oscar B. Castillo</strong>, fotogiornalista venezuelano, individua in quel periodo le radici degli scontri attuali.</p>
<p>In questi anni c’è stata un’escalation di tensione. «Ora le proporzioni sono più ampie. Ci sono anche altri partiti di centro e molti chávisti tradizionalisti che hanno cambiato schieramento perché hanno capito che il governo non è in grado di rispondere alle necessità delle persone e di ripulire la corruzione», continua Castillo. Tutto questo sta erodendo la base di consenso di Maduro. Nonostante la crescente impopolarità, il presidente però può ancora contare su uno zoccolo duro di sostenitori ereditati dalla politica chávista. Ma ogni giorno Maduro perde consensi.</p>
<p>«I venezuelani sono costretti a fare lunghe file per avere il pane. Trovare le medicine è un vero e proprio calvario. La politica dei sussidi viene meno», racconta Capuzzi. Il quadro è confermato anche da Castillo che documenta i disordini dal Venezuela: «È molto difficile trovare cibo che non sia controllato e distribuito dal governo. Quando lo si trova è molto costoso. Un chilo di riso, ad esempio, costa come un decimo del salario medio. A queste spese si devono aggiungere quelle per la casa e per la scuola. I trasporti e i soldi non sono sufficienti anche per comprare il cibo. <mark class='mark mark-yellow'>C&#8217;è un numero sempre maggiore di persone che non riesce a soddisfare le necessità primarie</mark>».</p>
<p>I miliari rappresentano l’ago della bilancia di questa emergenza. Il loro appoggio incondizionato a Chávez non si è trasferito a Maduro, verso il quale hanno un atteggiamento di tolleranza, più che di sostegno. «Il rischio di un&#8217;azione militare è sempre alto. La storia insegna che in America Latina, quando i militari escono dalle caserme, poi è difficile farli rientrare», aggiunge Capuzzi. L’incognita dell’esercito porta Maduro a fare il possibile per mettersi in sicurezza. Il presidente ha di recente annunciato la riforma della Costituzione: <span class='quote quote-left header-font'>«La storia insegna che quando i militari escono dalle caserme, poi è difficile farli rientrare»</span>«Non sto parlando di una Costituente dei partiti o delle élite, intendo dire una Costituente femminista, giovanile, studentesca, una Costituente indigena, ma anzitutto una Costituente profondamente operaia, decisamente operaia», ha proclamato Maduro nel corso di un comizio in occasione della sfilata della Festa dei Lavoratori del primo maggio. L’opposizione lo accusa di voler portare avanti la riforma per ufficializzare l’instaurazione di un sistema autoritario. «Maduro dice che se verrà un altro governo i venezuelani perderanno la casa, l’educazione e la salute», afferma Castillo. Mentre la popolazione avrebbe bisogno di soluzioni per tutti i problemi che affiggono il Paese, Maduro sta cercando la strategia giusta per legittimare sé stesso. «Il governo ha bisogno di riconoscere e accettare che le sue disposizioni non sono più seguite e supportate. Deve essere più presente per la popolazione e concedere più libertà di discussione», conclude Oscar Castillo.</p>
<p>Mentre in Venezuela continuano gli scontri, la comunità internazionale fatica a prendere una posizione condivisa anche per lo scarso interesse della stampa nei confronti delle politiche dell’America del Sud. Infatti, i media internazionali considerano il Paesi latini poco interessanti perché troppo lontani e, non conoscendo in modo adeguato la loro storia, tendono ad applicare alle vicende Sud-americane schemi che appartengono al passato. Anche gli Stati Uniti, da sempre abituati a considerare l’America Latina come il giardino di casa, sembrano prestare poca attenzione a quanto sta accadendo a Caracas. <mark class='mark mark-yellow'><strong>Donald Trump</strong>, come mai nessun presidente americano, si è mostrato disinteressato alle faccende venezuelane</mark> a tal punto da non elaborare una politica concreta per il Sud, se non quella relativa al muro con il Messico.</p>
<p>Le proteste in Venezuela non accennano a placarsi e continua a essere difficile delineare il futuro del Paese. «La situazione resta imprevedibile – conclude Lucia Capuzzi –. Potrebbe succedere qualcosa domani come fra sei mesi».</p>
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		<title>Giornali, perché ci si abbona? Lo spiega l&#8217;API</title>
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		<pubDate>Wed, 17 May 2017 09:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Il futuro del giornalismo dipende sempre più dalla disponibilità dei lettori a pagare per le notizie che leggono. L&#8217;American Press Institute ha pubblicato i risultati della ricerca, condotta tra febbraio e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/05/man-coffee-cup-pen-1024x683.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p>Il futuro del giornalismo dipende sempre più dalla disponibilità dei lettori a pagare per le notizie che leggono. L&#8217;<strong>American Press Institute</strong> ha pubblicato i risultati della ricerca, condotta tra febbraio e marzo, dal titolo <strong>Paying for news: Why people subscribe and what it says about the future of journalism</strong>. Scopo dell’indagine: <mark class='mark mark-yellow'>comprendere chi paga per l’informazione, cosa spinge i lettori ad abbonarsi e quali sono i metodi utilizzati dai media per convincere il pubblico a sottoscrivere un abbonamento.</mark></p>
<p>Lo studio rivela che <mark class='mark mark-yellow'>più della metà degli americani (53%) si abbona a una qualche testata</mark> e che 4 persone su 10 sotto i 35 anni pagano per informarsi, il che smentisce l’idea che i più giovani non contemplino altro che le news disponibili su internet a titolo gratuito.</p>
<p>Secondo la ricerca, i lettori sono attratti dagli abbonamenti per tre ragioni: <mark class='mark mark-yellow'>quotidiani e periodici approfondiscono e coprono meglio i fatti di attualità; amici e familiari hanno già un abbonamento; sono spesso previsti sconti.</mark></p>
<p>Per quanto riguarda i giornali, poco meno del 29% del campione intervistato ha detto di aver sottoscritto un abbonamento: il 14% per la versione cartacea, il 12% per “pacchetto bundle” (carta e digitale), mentre il 3% per la sola versione digitale del quotidiano. La principale fonte d’informazione per coloro che invece non pagano per avere le notizie sono i social media, primo tra tutti <strong>Facebook</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.datamediahub.it/2017/05/03/paga-non-paga-le-news-perche/#axzz4g5t5o0Ml"><strong>⇒ Continua a leggere su DataMediaHub</strong></a></p>
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		<title>India felix, qui la crisi dell&#8217;editoria non è arrivata</title>
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		<pubDate>Mon, 15 May 2017 08:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[La stampa sta attraversando un periodo di crisi in tutto il mondo ma non in India. Secondo l&#8217;indiano Audit Bureau of Circulation (Abc), nel Paese, tra il 2006 e il 2016, le ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="556" height="309" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/05/Newspapers-in-India-e1494836984942.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p>La stampa sta attraversando un periodo di crisi in tutto il mondo ma non in India. Secondo l&#8217;indiano <strong>Audit Bureau of Circulation</strong> (Abc), nel Paese, tra il 2006 e il 2016, le vendite giornaliere sono aumentate di oltre 23 milioni di copie, con una crescita media del 5% l&#8217;anno. <mark class='mark mark-yellow'>Istruzione sempre più diffusa, crescente alfabetizzazione ed economia di successo: sono questi i motivi che hanno portato all’esplosione della stampa negli ultimi anni.</mark></p>
<p>Per supportare i suoi risultati, Abc ha citato i dati di <strong>World Association of Newspapers and News Publishers</strong> che dimostrano come la circolazione della stampa a pagamento in India sia cresciuta del 32% tra il 2013 e il 2015. Nel frattempo la diffusione nei principali Paesi occidentali è calata (Stati Uniti -3%, Francia -6%, Germania -9% e Inghilterra -12%).</p>
<p>Nonostante <strong>Google</strong> e i social network, <strong>Facebook </strong>in particolare, cerchino di portare una popolazione che sfiora il miliardo e mezzo a informarsi su internet, i numeri della stampa continuano a crescere. Naturalmente, crescendo i lettori crescono anche <mark class='mark mark-yellow'>le entrate pubblicitarie che entro il 2021 dovrebbero raggiungere i 300 miliardi di rupie (5,4 miliardi di dollari)</mark>, dai circa 200 miliardi (3,1 miliardi di dollari) del 2016.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://money.cnn.com/2017/05/09/media/india-newspapers-circulation-advertising/index.html"><strong><span style="text-decoration: underline;">⇒ Continua a leggere su CNN </span></strong></a></p>
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		<title>Mobile Journalism, il punto della situazione al Mojocon</title>
		<link>http://www.magzine.it/mobile-journalism-il-punto-della-situazione-al-mojocon/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 May 2017 08:01:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giornalismo sta attraversando una crisi che sembra senza fine. Ha qualche speranza di uscirne? I nuovi modelli imprenditoriali, le pratiche giornalistiche che cambiano in continuazione, la partecipazione dei cittadini nella ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="400" height="225" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/05/wc241-e1494403512778.gif" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="dribbble" /></p><p>Il giornalismo sta attraversando una crisi che sembra senza fine. Ha qualche speranza di uscirne? I nuovi modelli imprenditoriali, le pratiche giornalistiche che cambiano in continuazione, la partecipazione dei cittadini nella raccolta delle notizie e le mutevoli abitudini di consumo dell’informazione da parte del pubblico sono tutti fattori che testimoniano la fine di un certo modo di fare informazione e del relativo business model. Questo è stato uno dei principali temi discussi nel corso di <strong>Mojocon</strong>, una conferenza dedicata al <strong>mobile journalism</strong> (Mojo, appunto) dalla tv di stato irlandese, <strong>RTÉ</strong>, e svoltasi a Galway.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>«Il giornalismo non è morto, sta attraversando un cambiamento del suo ciclo di vita»</mark>, sostiene <strong>Mark Joyella</strong>, giornalista e collaboratore di <strong>Forbes</strong>, paragonando lo stato attuale dell&#8217;industria dei media a un &#8220;incendio&#8221;. Secondo Joyella, «gli incendi possono essere il modo con cui la natura rimuove ciò che è vecchio e dà vita a una nuova crescita. Ma se si guarda attentamente si vedono nuovi germogli».</p>
<p><strong>Samantha Barry</strong>, responsabile new media e social media di <strong>CNN Worldwide</strong>, mette l&#8217;accento sulla scomparsa delle vecchie abitudini di fruizione delle news, spiegando che ci sono ancora numerosi direttori di testata che, nonostante il cambiamento radicale, non hanno modificato di una virgola le loro strategie. L&#8217;obiettivo della <em>CNN</em> non è quello di imporre il vecchio modo di fruizione alle nuove generazioni di utenti ma quello di «adeguarsi alle nuove abitudini di ogni generazione e su ogni piattaforma», ha affermato Barry.</p>
<p>Secondo Joyella, <mark class='mark mark-yellow'>i giovani giornalisti hanno ancora oggi l’opportunità di creare un giornalismo di qualità che raggiunga la comunità di lettori e vada incontro alle loro abitudini di consumo delle notizie.</mark>  «Il mondo del giornalismo si è dimostrato arrogante e non è riuscito a spiegare alle nuove generazioni quanto sia importante il lavoro che svolgono i giornalisti e a cosa serva», conclude lapidaria <strong>Margaret Ward</strong>, giornalista e membro del cda di <strong>RTÉ</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.journalism.co.uk/news/journalism-is-going-through-a-wildfire-but-what-will-survive-/s2/a703659/"><span style="text-decoration: underline;">⇒ Continua a leggere su Journalism.co.uk</span></a></strong></p>
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		<title>Dal Democracy Fund idee per un engagement più efficace</title>
		<link>http://www.magzine.it/dal-democracy-fund-idee-per-un-engagement-piu-efficace/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 May 2017 09:19:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Democracy Fund, la fondazione americana creata dal filantropo Pierre Omidyar, ha realizzato la ricerca “Pathways to Engagement: Understanding How Newsrooms are Working with Communities” con l’obiettivo di individuare le strategie di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="493" height="275" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/05/KPF-hero-info.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Democracy Fund" /></p><p><strong>Democracy Fund</strong>, la fondazione americana creata dal filantropo <strong>Pierre Omidyar</strong>, ha realizzato la ricerca <em>“Pathways to Engagement: Understanding How Newsrooms are Working with Communities”</em> con l’obiettivo di <mark class='mark mark-yellow'>individuare le strategie di engagement adottate dalle testate americane.</mark></p>
<p>Una nuova generazione di <em>engaged journalists</em> sta ripensando ai rapporti con il pubblico. I giornalisti stanno infatti lavorando con le loro comunità di lettori per riformare il modo in cui si scrivono, pubblicano e pagano le notizie.</p>
<p style="text-align: left;"><mark class='mark mark-yellow'>Due sono i fattori chiave al centro delle strategie pro-engagement: il cambiamento nella relazione tra giornalisti e lettori e la disponibilità dei primi a mettersi al servizio della propria comunità di utenti.</mark> La ricerca elenca le principali strategie di ascolto, interazione e coinvolgimento diretto con il pubblico: crowdfunding, eventi pubblici, interattività, chat e sms per mettersi in contatto con la comunità di lettori e realizzazione di progetti che coinvolgano più testate.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.democracyfund.org/media/uploaded/Pathways-to-Engagement_2017apr11.pdf"><span style="text-decoration: underline;"><strong>⇒ Continua a leggere su Democracyfund.org</strong></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Continua la crisi di Gannett e dell&#8217;editoria americana</title>
		<link>http://www.magzine.it/continua-la-crisi-di-gannett-e-delleditoria-americana/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 May 2017 08:20:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[La crisi della stampa sta continuando a colpire i colossi americani. Per Gannett, il più grande editore di giornali degli Stati Uniti con 109 quotidiani, il 2017 è iniziato in rosso. Dopo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="400" height="223" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/05/admin-ajax-e1494232194528.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Earns Gannett" /></p><p>La crisi della stampa sta continuando a colpire i colossi americani. Per <strong>Gannett</strong>, il più grande editore di giornali degli Stati Uniti con 109 quotidiani, il 2017 è iniziato in rosso.</p>
<p>Dopo i segnali allarmanti che hanno chiuso il 2016, <mark class='mark mark-yellow'>il primo trimestre dell’anno ha registrato una perdita di 2,1 milioni di dollari</mark> su ricavi di 773,4 milioni. I ricavi pubblicitari sono scesi del 17,7% rispetto ai primi tre mesi del 2016, mentre quelli relativi alla diffusione delle testate sono calati dell&#8217;8%.</p>
<p>Gli incassi del secondo trimestre mostrano un lieve recupero e l’amministratore delegato <strong>Bob</strong> <strong>Dickley</strong> è fiducioso. «La seconda metà dell&#8217;anno sarà migliore della prima», ha dichiarato. Intanto <em>Gannett</em> ha intrapreso una politica di riduzione del personale e ha deciso di <mark class='mark mark-yellow'> stampare alcune delle sue testate locali solo tre giorni alla settimana.</mark></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.poynter.org/2017/gannett-earnings-forecast-a-bleak-2017-for-newspaper-companies/456403/"><span style="text-decoration: underline;"><strong>⇒ Continua a leggere su Poynter.org</strong></span></a></p>
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		<title>First Impression, la VR che fa tornare neonati</title>
		<link>http://www.magzine.it/first-impression-la-vr-che-fa-tornare-neonati/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 May 2017 15:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Guardare il mondo con gli occhi di un neonato. Questo è First Impression, l’ultimo progetto di realtà virtuale del Guardian che permette agli spettatori di esplorare la quotidianità nel modo in cui la vede ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="553" height="312" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/05/first_impression_640-e1493910846247.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Newsworks" /></p><p>Guardare il mondo con gli occhi di un neonato. Questo è <strong><a href="https://www.theguardian.com/lifeandstyle/video/2017/apr/11/first-impressions-a-virtual-experience-of-the-first-year-of-life-video-trailer">First Impression</a>,</strong> l’ultimo progetto di realtà virtuale del <strong>Guardian</strong> che permette agli spettatori di <mark class='mark mark-yellow'>esplorare la quotidianità nel modo in cui la vede e percepisce un bambino durante il suo primo anno di vita.</mark></p>
<p>«È importante dare alle persone esperienze di realtà virtuale. Abbiamo pensato a situazioni o luoghi, non accessibili normalmente, in cui portare il pubblico. Ognuno di noi è stato bambino, ma nessuno può ricordare quel periodo, il più cruciale per il nostro sviluppo» ha affermato <strong>Nicole Jackson</strong>, responsabile multimedia del <em>Guardian</em>.</p>
<p>L&#8217;esperienza è stata progettata per consentire allo spettatore di vedere come cambiano la scena e i colori intorno a sé. La voce di <strong>Charles Nelson</strong>, professore di pediatria ad <em>Harvard</em>, guida gli spettatori nell’interazione con gli attori-genitori e spiega lo sviluppo del cervello e del comportamento sociale dei bambini.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il pubblico guarda il progetto sulla piattaforma di VR di <strong>Google</strong>, <strong>Daydream View</strong>,</mark> e solo dopo il sesto mese di vita del bambino è in grado di interagire, avvicinarsi ai genitori e fare rumore utilizzando il mouse del computer.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.journalism.co.uk/video/latest-virtual-reality-project-from-the-guardian-lets-viewers-experience-the-first-year-of-life/s400/a703375/"><span style="text-decoration: underline;"><strong>⇒Continua a leggere su Journalism.co.uk</strong></span></a></p>
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		<title>Facebook, il controllo contenuti è affidato all&#8217;AI</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Apr 2017 07:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Facebook sta rivedendo le sue politiche di moderazione dei contenuti pubblicati dagli utenti. La decisione arriva in seguito all&#8217;omicidio in diretta social del 74enne Robert Godwin a Cleveland, Ohio. Dopo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="339" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/04/facebook_banned_logo_9194-e1492674839275.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p><strong>Facebook</strong> sta <mark class='mark mark-yellow'>rivedendo le sue politiche di moderazione dei contenuti pubblicati dagli utenti.</mark> La decisione arriva in seguito all&#8217;omicidio in diretta social del 74enne <strong>Robert Godwin</strong> a Cleveland, Ohio. Dopo che il killer – il 37enne <strong>Steve Stephens </strong>– ha caricato il video dell’assassinio sulla sua pagina Facebook, il contenuto è stato condiviso e visualizzato milioni di volte ed è rimasto online per più di due ore prima che venisse rimosso.</p>
<p>Ancora una volta, il caso solleva domande circa la capacità del social network di controllare i contenuti postati dagli utenti. L&#8217;episodio arriva alla vigilia di<strong> Facebook F8</strong>, un evento annuale per gli sviluppatori del social network, e in un momento in cui la società sta lavorando per promuovere l’impegno civico tra gli utenti.</p>
<p><strong>Mark Zuckerberg</strong> ha spiegato che Facebook sta creando sistemi che utilizzano <mark class='mark mark-yellow'>l&#8217;intelligenza artificiale per guardare foto e video e segnalare i contenuti inappropriati.</mark> «Siamo ancora all&#8217;inizio, ma l’intelligenza artificiale genera già un terzo di tutte le segnalazioni che il nostro team esamina ogni giorno», ha dichiarato Zuckerberg.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.theguardian.com/technology/2017/apr/17/facebook-live-murder-crime-policy"><span style="text-decoration: underline;">⇒ Continua a leggere sul Guardian</span></a></strong></p>
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		<title>Twitter potenzia Mute e prepara nuovi filtri</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Mar 2017 14:28:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l’aggiornamento degli strumenti per segnalare i tweet offensivi e il blocco di falsi account, Twitter annuncia nuove opzioni di filtro sulle notifiche. Continuano così le operazioni in tema di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="619" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2016/12/twitter_key-e1488810571658.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Twitter Privacy" /></p><p>Dopo l’aggiornamento degli strumenti per segnalare i tweet offensivi e il blocco di falsi account, <strong>Twitter</strong> annuncia nuove opzioni di filtro sulle notifiche. Continuano così le <mark class='mark mark-yellow'>operazioni in tema di sicurezza del social network per dare agli utenti un maggior controllo dei propri profili.</mark></p>
<p>Twitter potenzia la funzionalità <strong>Mute</strong> che permette ai follower di rimuovere parole o intere frasi dalle proprie notifiche. Gli utenti possono utilizzare la nuova modalità sulla propria timeline e decidere per quanto tempo attivare l&#8217;opzione Mute.</p>
<p>Il social network ha annunciato anche una <mark class='mark mark-yellow'>maggiore tempestività di intervento in seguito alla segnalazione di account o tweet offensivi.</mark> L’utente riceverà una notifica non appena il team Twitter avrà ricevuto la segnalazione e verrà informato di come la piattaforma intenderà agire. «Twitter supporta e sostiene la completa libertà di parola e tutti i diversi punti di vista, ma se un account continua a violare le Norme del social network, ci riserveremo la possibilità di intraprendere azioni più decise contro questi utenti», hanno fatto sapere dal quartier generale di San Francisco.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.wired.it/internet/social-network/2017/03/01/twitter-sicurezza-2/"><span style="text-decoration: underline;">⇒ Continua a leggere su Wired</span></a></strong></p>
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		<title>Youtube tocca il miliardo di ore di video al giorno</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Mar 2017 08:43:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[YouTube da record: oltre un miliardo di ore di video viste ogni giorno dagli utenti in tutto il mondo. La piattaforma video che fa capo a Google ha annunciato il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="400" height="227" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/03/youtube-e1488789835380.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="youtube" /></p><p><strong>YouTube</strong> da record: <mark class='mark mark-yellow'>oltre un miliardo di ore di video viste ogni giorno dagli utenti in tutto il mondo.</mark> La piattaforma video che fa capo a <strong>Google</strong> ha annunciato il superamento di un importante traguardo. Se nel 2015, la piattaforma video totalizzava 500 milioni di ore di visualizzazioni, in un anno la media è addirittura raddoppiata, arrivando al miliardo di ore di visualizzazioni nel singolo giorno.</p>
<p>Poche settimane fa YouTube aveva annunciato la <mark class='mark mark-yellow'>nuova funzionalità per la diretta streaming da smartphone e tablet.</mark> Per contrastare la concorrenza di <strong>Facebook</strong> e <strong>Twitter</strong>, che puntano sempre più sui video, Youtube ha lanciato i Live, già disponibili per i creatori di contenuti con più di 10mila iscritti al proprio canale e presto attivi anche per tutti gli altri utenti.</p>
<p>Nel frattempo, dalla piattaforma di Google arriva <mark class='mark mark-yellow'>un’altra novità: si chiama <strong>YouTube Tv</strong>.</mark> La nuova televisione sarà disponibile solo negli Stati Uniti a partire dalla primavera con un’offerta di 40 canali in streaming, ma verrà presto lanciata anche nel mondo. Sarà distribuita attraverso un’applicazione per mobile e smart tv e l’abbonamento costerà 35 dollari al mese.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.wired.it/internet/social-network/2017/03/01/ogni-giorno-youtube-miliardo-ore-video/"><span style="text-decoration: underline;"><strong>⇒ Continua a leggere su Wired</strong></span></a></p>
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