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	<title>magzine &#187; Lorenzo Mozzaja</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Internazionali d&#8217;Italia: Medvedev è il nuovo re, italiani deludenti e biglietti troppo cari</title>
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		<pubDate>Mon, 22 May 2023 22:13:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/Daniil-Medvedev-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Daniil-Medvedev-scaled" /></p><p><span style="font-weight: 400;">&#8220;La terra rossa è una superficie che ho sempre odiato&#8221;. <strong>Daniil Medvedev</strong> ribadisce il concetto nonostante abbia la coppa del vincitore in mano. Perché sì, nonostante lo scarso feeling con l&#8217;argilla, è lui il nuovo re degli <strong>Internazionali di Roma</strong> (e pensare che prima di quest’anno non aveva mai vinto un match nel torneo romano). <mark class='mark mark-yellow'>In finale -la prima al Foro Italico senza almeno uno tra Rafael Nadal e Novak Djokovic dal 2004- il russo batte, a sorpresa, il danese <strong>Holger Rune</strong> col punteggio di <strong>7-5 7-5</strong>.</mark> Nel primo set il nativo di Mosca si difende bene, contenendo la pimpante partenza del suo avversario. E a fine parziale piazza la zampata decisiva, sfruttando il primo e unico calo del giovane danese. Il secondo set invece regala maggiori emozioni. Rune, per nulla abbattuto dal parziale appena perso, subito strappa la battuta al russo portandosi sul 2-0. Ma Medvedev, con un paio di passanti meravigliosi recupera immediatamente lo svantaggio salendo 3-2. Nel settimo gioco il russo, però, dopo aver perso il primo punto al termine di uno scambio durissimo e spettacolare, perde nuovamente il servizio commettendo tre errori grossolani. Arrivati sul 5-4, al momento di rinviare la contesa al terzo set, Rune si irrigidisce mentre Medvedev entra nella modalità &#8220;non sbaglio più niente e respingo ogni colpo&#8221;. Il neo numero 2 della classifica piazza 3 game consecutivi e si può inginocchiare a braccia alzate sul centrale del Foro Italico. <mark class='mark mark-yellow'>Per Medvedev prosegue un 2023 straordinario: secondo <strong>Masters 1000</strong> vinto dopo Miami e quinto titolo stagionale su dieci tornei disputati. In totale per il russo, quello conquistato a Roma, è il ventesimo torneo ottenuto in carriera, il sesto a livello Masters 1000. Ma soprattutto è il primo trofeo vinto sulla terra battuta.</mark> I suoi avversari sono avvisati: Daniil sa vincere anche sul &#8220;mattone tritato&#8221; e al <strong>Roland Garros</strong>, al via dal 28 maggio, andrà tenuto assolutamente d&#8217;occhio. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;La terra rossa è una superficie che ho sempre odiato&#8221;. Daniil Medvedev vince il Masters 1000 di Roma, primo torneo vinto sulla terra battuta. E pensare che non aveva mai vinto un match al Foro Italico</span><br />
</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il torneo femminile invece lo ha vinto<strong> Elena Rybakina</strong>. La kazaka ha battuto in finale la sorpresa del torneo <strong>Anhelina Kalinina</strong>. La tennista ucraina, numero 47 del mondo, si è ritirata in lacrime dopo aver perso il primo set 6-4 per un infortunio alla gamba.</mark> L’ultimo atto è stato a tratti surreale: a causa della pioggia si è giocato alle 11 di sera e il pubblico sugli spalti era davvero poco, non certo un bel biglietto da visita per il torneo. Rybakina sembra ormai diventata una certezza del circuito Wta, pronta a contendersi la vetta del ranking: pian piano sta trovando una certa continuità di risultati, cosa che manca a molte big, uscite anzitempo dai campi del Foro Italico. <mark class='mark mark-yellow'>Anche le ragazze azzurre non hanno brillato. Certo un risultato di peso era difficile aspettarselo, però qualcosa in più si poteva fare.</mark> La nostra numero uno <strong>Martina Trevisan</strong>, specialista della terra battuta, ha perso all’esordio con la ceca Karolina Muchova, sprecando malamente un match point. La numero due azzurra <strong>Camila Giorgi</strong> ha ottenuto il miglior risultato tra le italiane. Il terzo turno perso sempre con Muchova, giustiziera delle nostre portacolori, grida vendetta per un primo parziale in cui ha dilapidato un vantaggio di 5-1 e non ha sfruttato parecchi set point.</p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Questa volta a Roma non hanno brillato neanche gli azzurri. Undici italiani nel tabellone principale, ma nessuno è riuscito a raggiungere i quarti, a differenza dello scorso anno. Senza Berrettini (ancora alle prese con problemi fisici, che lo costringeranno a saltare anche il Roland Garros e a rientrare sull’erba), i migliori risultati li hanno ottenuti <strong>Jannik Sinner</strong> e <strong>Lorenzo Musetti</strong>, entrambi fuori agli ottavi.</mark> L’altoatesino ha disputato una partita troppo brutta per essere vera, cedendo in tre set al tignoso argentino Cerundolo. Musetti, invece, si è arreso a Stefanos Tsitsipas con un doppio 7-5: un match molto equilibrato in cui il giovane azzurro ha messo in mostra colpi di gran classe, ma anche tutte le difficoltà del suo tennis, a partire dalla posizione in campo, sempre troppo lontano dalla linea di fondo. Da segnalare anche i buoni piazzamenti di <strong>Sonego</strong> e del veterano <strong>Fognini</strong>, entrambi out al terzo turno per mano rispettivamente di Tsitsipas e Rune. </span><span style="font-weight: 400;">Vedere un italiano alzare il trofeo degli Internazionali per ora sembra un miraggio. Dal successo di Panatta del 1976 è passato davvero troppo tempo. La sensazione per ora è che, forse, i nostri giocatori soffrano la pressione di giocare in casa e non riescano ad esprimersi al meglio, nonostante il calore (a volte eccessivo) del pubblico del Foro Italico. <mark class='mark mark-yellow'>Siamo un Paese di impazienti: se non si vince, si è scarsi. Ma non è così, bisogna avere pazienza, nel tennis vince soltanto uno. Il movimento è in salute e il colpo grosso agli Internazionali arriverà.</mark></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Questa volta a Roma non hanno brillato neanche gli azzurri. Undici italiani nel tabellone principale, ma nessuno è riuscito a raggiungere i quarti, a differenza dello scorso anno</span></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Questa edizione è stata però anche oggetto di numerose polemiche legate alla questione del caro-biglietti, soprattutto per quanto riguarda i due campi principali del <strong>Foro Italico</strong>.</mark> Nei primi turni del torneo il costo di biglietto più economico per vedere la sessione diurna -composta da tre partite- sul <strong>Campo Centrale</strong> o sul <strong>Grandstand</strong> oscillava già tra i 60 e gli 80 euro. Costi che giorno dopo giorno ovviamente sono aumentati fino alla finale. Per assistere all’ultimo atto del torneo maschile romano si partiva da una base di <strong>287 euro</strong>. Vanno fatte ora due premesse doverose. La prima: il “combined” di Roma quest’anno, rispetto agli scorsi anni, ha migliorato il proprio status diventando un torneo organizzato su due settimane e non più sui canonici sette giorni. La seconda: gli organizzatori di un torneo hanno tutto il diritto di scegliere il prezzo che ritengono più adatti per i biglietti. Tuttavia ciò, almeno nel caso degli Internazionali d’Italia 2023, ha messo in luce alcune incongruenze. Una di queste è il fatto che i costi dei tagliandi più economici per assistere alla fasi finali di Roma sono più alti di quelli del Roland Garros. Inutile ricordare che quello francese è uno dei quattro tornei più importanti, mentre Roma, seppur prestigioso, fa parte della categoria “1000” e quindi non può essere paragonato allo slam parigino.</span></p>
<div id="attachment_66894" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/Immagine-2023-05-22-103749.png"><img class="size-medium wp-image-66894" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/Immagine-2023-05-22-103749-300x254.png" alt="Confronto prezzi dei biglietti tra Roma e Roland Garros" width="300" height="254" /></a><p class="wp-caption-text">Confronto prezzi dei biglietti tra Roma e Roland Garros</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’altra incongruenza invece è quella legata alla presenza del pubblico sui vari campi nei primi giorni del torneo romano. <mark class='mark mark-yellow'>A causa dei prezzi alti, gli spalti dei due stadi principali sono spesso rimasti semi-deserti, nonostante la presenza in campo di italiani di spicco come Sinner o di altri tennisti di alto livello. I tifosi hanno preferito acquistare il cosiddetto biglietto “Ground”: un tagliando che garantiva l’accesso a tutti i campi secondari, con una spesa massima di 40 euro. Gli appassionati di tennis hanno quindi mandato un segnale chiaro all’organizzazione: piuttosto che spendere cifre alte per vedere tennisti importanti, preferiamo assistere a match meno prestigiosi, ma più economici.</mark> Infine anche nelle fasi decisive del torneo, finale femminile compresa, molti seggiolini sono rimasti vuoti. Adesso spetterà alla Federazione Italiana Tennis valutare se proporre la stessa policy di vendita dei biglietti anche il prossimo anno. <mark class='mark mark-yellow'>Ma il presidente federale, <strong>Angelo Binaghi</strong>, nella <a href="https://www.internazionalibnlditalia.com/news/in-evidenza/binaghi-conferenza-finale-agli-ibi-obiettivi-raggiunti-nel-2024-faremo-meglio-lintervento-completo/">conferenza stampa</a> di fine torneo si è espresso chiaramente: &#8220;Il mercato ci dice che i prezzi sono giusti. Per me i biglietti costano anche poco&#8221;. Qualche dubbio rimane…</mark></span></p>
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		<title>Giro d&#8217;Italia al via: per la maglia rosa sarà duello tra Evenepoel e Roglic</title>
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		<pubDate>Sat, 06 May 2023 10:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La stagione dei grandi giri del ciclismo sta per cominciare. È tutto pronto per l’edizione numero 106 del Giro d’Italia, che prende il via dall’Abruzzo e si chiuderà a Roma ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/Foto-giro.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Foto giro" /></p><p>La stagione dei grandi giri del ciclismo sta per cominciare. <mark class='mark mark-yellow'>È tutto pronto per l’edizione numero 106 del <strong>Giro d’Italia</strong>, che prende il via dall’<strong>Abruzzo</strong> e si chiuderà a <strong>Roma</strong> il 28 maggio.</mark> Tre settimane di spettacolo, fatica, corse contro il tempo e scalate durissime per ottenere l’ambita maglia rosa. Si parte subito con una tappa a cronometro: i 18,4 km tra Fossacesia Marina ed Ortona, in provincia di Chieti, stabiliranno le prime gerarchie di questa corsa. <mark class='mark mark-yellow'>Sono due i grandi favoriti per la vittoria della classifica generale: il belga <strong>Remco Evenepoel</strong> e lo sloveno <strong>Primoz Roglic</strong>, entrambi a caccia del primo successo nella “corsa rosa”. Tra gli italiani &#8211; l’ultimo successo finale di un azzurro al Giro risale al 2016, quando trionfò Vincenzo Nibali &#8211; la punta di diamante sarà <strong>Damiano Caruso</strong>, arrivato secondo nel 2021.</mark> Il ciclista siciliano mira ad una posizione di classifica prestigiosa anche se è difficile pensare che possa conquistare il “trofeo senza fine”. Fin dalla prima tappa però i corridori italiani vogliono ben figurare: nella cronometro abruzzese occhi puntati su <strong>Filippo Ganna</strong>, uno dei favoriti per indossare la prima maglia rosa.</p>
<p><strong>Riccardo Magrini</strong>, ex ciclista e autorevole commentatore di <em>Eurosport</em>, analizza i temi principali di questo Giro d’Italia e racconta le emozioni che solo questa corsa può regalare.</p>
<p><strong>Che giro d&#8217;Italia dobbiamo aspettarci? Il percorso delle varie tappe può rendere spettacolare questa edizione?</strong></p>
<p>Sicuramente ci aspettiamo un Giro d&#8217;Italia molto bello perché, a differenza degli altri anni, ci sono due corridori che possono contendersi la vittoria: Remco Evenepoel e Primoz Roglic. Entrambi hanno a disposizione due squadre che lavoreranno solo esclusivamente per loro. Tuttavia, i due favoriti potrebbero cadere anche in delle imboscate, visto che <mark class='mark mark-yellow'>il Giro quest&#8217;anno è molto duro, con tante tappe impegnative. E quindi altri corridori possono approfittare di questo dualismo e di conseguenza può venir fuori una bella corsa.</mark> In tanti dicono che saranno le tre tappe a cronometro a fare la differenza. Non credo, però, che questo Giro si vinca attraverso le cronometro. Di certo saranno tutte e tre impegnative. Soprattutto l’ultima, quella del Monte Lussari.</p>
<p><strong>Approfondiamo meglio i profili di Evenepoel e Roglic: quali sono i punti di forza principali dei due e come, questi, potranno fare la differenza?</strong></p>
<p>Quello di Roglic è lo “sprint”, nelle volate di fine tappa può recuperare il tempo che probabilmente perderà da Evenepoel durante le gare a cronometro. Il belga, infatti, ha il suo punto massimo di forza in questa specialità. Poi c’è anche da valutare il fattore età: <mark class='mark mark-yellow'>Remco è più giovane, più fresco e ha un contro aperto col Giro d’Italia dopo una prima apparizione non molto brillante nel 2021. Roglic però può compensare con la maggiore esperienza.</mark></p>
<p><strong>Capitolo italiani: Damiano Caruso, dopo l&#8217;ottimo risultato nel 2021, può ambire anche quest’anno ad un posto prestigioso in classifica?</strong></p>
<p>Credo che Caruso parta con i galloni di capitano nella sua squadra. Certo la Bahrain-Victorius è un gruppo molto agguerrito, con almeno tre o quattro corridori che possono far bene anche soprattutto in salita. Damiano ha una condizione buona, ha fatto bene al Giro di Romandia, ottenendo un bel terzo posto in classifica generale. Oltre alla qualità credo che abbia lo spirito giusto e il morale alto. <mark class='mark mark-yellow'>Può sicuramente ambire a un posto in classifica generale di prima fascia: nei primi cinque ce lo vedo tutto. Poi consideriamo che lui nelle “cronometro” non va pianissimo, di conseguenza è una delle nostre principali speranze.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il focus di Riccardo Magrini sugli italiani: &#8220;Vedo Caruso tra i primi cinque e spero che Ganna vinca la prima tappa. Milan e Fortunato ci daranno soddisfazioni&#8221;.</span></p>
<p><strong>Quali saranno invece gli obiettivi e i possibili risultati di Filippo Ganna?</strong></p>
<p>Io mi auguro che Ganna possa vincere la prima tappa a cronometro e prendersi subito la prima maglia rosa. Spero davvero che Filippo possa ribaltare i pronostici avversi per quanto riguarda la prima tappa, nella quale Evenepoel sembra essere il favorito. Anche perché così lancerebbe subito un bel messaggio per chi magari è un po&#8217; distratto e non sa che il Giro d&#8217;Italia inizia. <mark class='mark mark-yellow'>Se Ganna vincesse la prima cronometro, sicuramente il ciclismo avrà spazio maggiore anche sui media e soprattutto nei telegiornali. A livello di comunicazione questo sport è un po’ carente.</mark></p>
<p><strong>Lei è un ottimo “talent scout”. Oltre a Caruso e Ganna, chi tra i giovani italiani presenti al Giro può ottenere buoni risultati?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda le tappe che si risolveranno in “volata”, punterei sul giovane Jonathan Milan che credo potrà darci tante soddisfazioni. Mi aspetto buone cose da Alessandro Covi, che però dovrà fare il gregario di Joao Almeida. Il portoghese, infatti, potrebbe essere uno dei principali rivali di Roglic ed Evenepoel. Per le gare in salita poi abbiamo anche Lorenzo Fortunato, che però non può essere considerato più giovanissimo. Tuttavia, sarà capitano della sua squadra e ha già ottenuto una vittoria di tappa prestigiosa al Giro, sul Monte Zoncolan. Anche lui si presenterà a questo Giro col morale molto alto e la voglia di fare bene.</p>
<p><strong>Lei racconta il Giro da tanti anni. Quali emozioni prova nel raccontare il nostro paese attraverso il Giro d&#8217;Italia?</strong></p>
<p>È sempre un&#8217;emozione, perché io ho corso il Giro nove volte e poi ne ho seguiti due da direttore sportivo. <mark class='mark mark-yellow'>Quando parte il Giro d&#8217;Italia per un italiano, almeno per quello che mi riguarda, è sempre un qualcosa di emozionale.</mark> Io non credo che riuscirò a dormire prima della tappa iniziale, mi alzerò molto presto. Ora sono 19 anni che commento il Giro per Eurosport. Mi entusiasmano quasi sempre le tappe di montagna, però la prima gara, quando si parte, è sempre molto emozionante.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Commentare e vivere il Giro d&#8217;Italia è sempre una grande emozione. Il bello di questa corsa è anche la scoperta del nostro territorio&#8221;.</span></p>
<p><strong>Quest’anno, tra l’altro, non si parte all&#8217;estero, è un giro tutto italiano. Si inizia dall&#8217;Abruzzo…</strong></p>
<p>È un’ottima scelta e sarà sicuramente un prologo tutto da gustarsi. Sarà una tappa veramente molto bella anche perché si percorrerà questa pista ciclabile, che fa parte di un progetto ambizioso sull&#8217;Adriatico. Si passerà accanto ai “Trabocchi”. Il bello del Giro d&#8217;Italia è anche la scoperta del nostro territorio, non solo la corsa in sé.</p>
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		<title>Sicurezza per i giornalisti: un tema che non si può trascurare</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2023 15:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le minacce possono assumere molteplici forme, da quelle legali, a quelle fisiche a quelle psicosociali. In un contesto del genere come può proteggersi un giornalista? Questa è stata una delle ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/DSC_4218.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cultura della sicurezza: l’abc per redazioni e giornalisti (Perugia, ijf23)" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Le minacce possono assumere molteplici forme, da quelle legali, a quelle fisiche a quelle psicosociali. In un contesto del genere come può proteggersi un giornalista? Questa è stata una delle tematiche affrontate durante il <a href="https://www.festivaldelgiornalismo.com/" target="_blank"><strong>Festival di Perugia</strong></a>, a partire dal panel <a href="https://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2023/safety-culture-101-for-newsrooms-and-journalists" target="_blank"><strong>Cultura della sicurezza: l’abc per redazioni e giornalisti</strong></a>. Un altro momento importante sono state le <a href="https://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2023/journalist-safety-clinics" target="_blank"><strong>Safety Clinics</strong></a>.</mark> Si tratta di colloqui individuali di 50 minuti rivolti a giornalisti, freelance e editori, con l’obiettivo di accrescere l’addestramento alla sicurezza. <em>Magzine</em> ha intervistato <strong>Carlos Gaio</strong>, Ceo di <a href="https://www.mediadefence.org/" target="_blank"><em>Media Defence</em></a>, ONG internazionale con base a Londra che fornisce assistenza legale a giornalisti in tutto il mondo. Prima di ricoprire questo ruolo ha lavorato per dieci anni come avvocato presso la Corte Interamericana dei Diritti Umani.</p>
<p><strong>Come può gestire i rischi un giornalista?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>È difficile e dipende dal Paese in cui opera o lavora, però deve avere a prescindere un piano d’azione e considerare tutto ciò che potrebbe accadergli.</mark> Ovviamente dipende pure dall’argomento che tratta, dalle persone e anche dall’atteggiamento e dal contesto in cui si trova. A volte capita di essere in luoghi piuttosto violenti e lì il rischio da gestire è molto diverso, serve riflettere prima di scrivere o realizzare un reportage. Si rischiano azioni legali o minacce che potrebbero concretizzarsi, da quelle fisiche a quelle digitali. Penso sia fondamentale essere consapevoli di tutto ciò che può accadere.</p>
<p><strong>Cosa significa creare una cultura della sicurezza?</strong></p>
<p>Significa incorporare questo pensiero nella pianificazione del lavoro, essere consapevoli di tutti questi aspetti e inserirli nel processo di scrittura e di reporting.  Significa anche essere consapevoli delle minacce, senza sottovalutarle: non ignorare i messaggi che si ricevono e che si ritengono solo fastidiosi, ma conservarli per presentare eventualmente un reclamo. Cultura della sicurezza vuol dire proprio avere questi aspetti come parte integrante della pianificazione del lavoro.</p>
<p><strong>Che ruolo deve avere la sicurezza nella pratica giornalistica?</strong></p>
<p>Una parte fondamentale. <mark class='mark mark-yellow'>Se il giornalista è minacciato e ha paura di fare informazione l’effetto sulla comunità sarà immenso e, di conseguenza, la società sarà meno informata e non sarà in grado di accedere a importanti informazioni di interesse pubblico. Credo che questo sia molto dannoso per la nostra democrazia.</mark> La sicurezza dei giornalisti è quindi un elemento cruciale della democrazia stessa, se si pensa in termini più ampi, perché permette al giornalismo, in quanto aspetto di interesse pubblico della nostra vita, di continuare a rendere responsabili i governi e le imprese.</p>
<p><strong>Quali sono gli strumenti più adatti per la sicurezza di un giornalista? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Penso che una buona fonte di informazioni sulla sicurezza dei giornalisti sia il sito di <a href="https://www.acosalliance.org/" target="_blank"><em>Acos Alliance</em></a>: ci sono una serie di linee guida, documenti e rapporti, tradotti in diverse lingue, a cui ognuno può accedere.</mark> Questi file hanno anche i contatti di tutte le organizzazioni che possono fornire un supporto specifico, da quello legale a quello tecnico, per esempio come proteggere i propri cellulari. Ci sono pratiche che andrebbero adottate per rendere più difficile l’accesso alle proprie informazioni da parte degli hacker o per non essere vittime di sorveglianza.</p>
<p><strong>Lei è il Ceo di <em>Media Defence</em>. Di cosa si occupa questa ONG? </strong></p>
<p>Questa organizzazione è nata 15 anni fa con l’idea di fornire supporto ai giornalisti per poter avere un’adeguata difesa legale in tribunale. Ora sosteniamo quasi 200 casi all’anno. Non ci saremmo mai aspettati di averne così tanti e pensavamo di raggiungere questo numero nel 2025. Con il passare del tempo sempre più giornalisti ci contattano chiedendo un sostegno per coprire le spese legali in molti Paesi. <mark class='mark mark-yellow'>Li aiutiamo anche a trovare un avvocato perché non è facile orientarsi nel sistema legale, a volte è scoraggiante. Non è l’ambiente abituale in cui opera un giornalista, quindi forniamo quel servizio di collegamento tra loro e gli avvocati.</mark></p>
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		<title>Sinner si ferma in finale: a Miami trionfa Medvedev</title>
		<link>http://www.magzine.it/sinner-si-ferma-ancora-in-finale-a-miami-trionfa-medvedev/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Apr 2023 21:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima vittoria in un Master 1000 è rimandata. Come nel 2021, la finale del torneo di Miami si rivela amara per Jannik Sinner. Il tennista italiano si arrende a Daniil ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/115274_medvedev-sinner-final-miami-open-2023.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="115274_medvedev-sinner-final-miami-open-2023" /></p><p><span style="font-weight: 400;">La prima vittoria in un <strong>Master 1000</strong></span><span style="font-weight: 400;"> è rimandata. <mark class='mark mark-yellow'>Come nel 2021, la finale del torneo di <strong>Miami</strong> si rivela amara per <strong>Jannik Sinner</strong>. Il tennista italiano si arrende a <strong>Daniil Medvedev</strong> col punteggio di <strong>75 63</strong> e dovrà aspettare ancora prima di poter alzare il suo primo titolo importante.</mark> Una finale mai praticamente in discussione, con il russo che si è dimostrato superiore sia a livello tattico che a livello fisico. E soprattutto Medvedev si conferma autentico tabù per Sinner: con questa sono 6 vittorie su 6 sfide giocate contro il rivale altoatesino. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La partita, come detto, non ha molto da raccontare. <mark class='mark mark-yellow'>Fin dai primi game Sinner, appare fisicamente scarico e tiene a fatica i propri turni di battuta. Il russo da parte sua inizia a tessere la propria tela, caratterizzata da scambi lunghi e colpi sulle righe: una tattica che ancora una volta manda in difficoltà il 21enne italiano.</mark> Paradossalmente però il primo break dell’incontro lo mette a segno Sinner nel quinto gioco, sfruttando un calo al servizio del rivale. Ma l’illusione dura poco e Medvedev pareggia i conti al game successivo. Da lì di fatto la finale diventa un monologo del 27enne di Mosca, che si aggiudica il primo parziale strappando ancora il servizio a Sinner nel dodicesimo gioco. Nel secondo set, un Sinner sempre più affaticato cede la battuta per due volte consecutive e la gara si trascina senza più sussulti fino al 63 conclusivo che regala a Medvedev il primo titolo a Miami e il quinto 1000 in carriera. Per il russo questo 2023 continua ad essere ricco di soddisfazioni: da febbraio ha conquistato quattro tornei dei cinque giocati e ha vinto 25 partite su 26.</span></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Sinner sta migliora giorno dopo giorno ma la sensazione è che manchi qualcosa per vincere i tornei davvero importanti: tenuta fisica e servizio sono ancora da perfezionare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda Sinner è d’obbligo sottolineare comunque l’ottimo torneo disputato in Florida dove, in semifinale, ha battuto in rimonta il numero 1 del ranking <strong>Carlos Alcaraz</strong>. E ciò si unisce alle altre eccellenti prestazioni offerte negli ultimi mesi tra il 1000 di Indian Wells (sconfitta in semifinale con Alcaraz), il 500 di Rotterdam (sconfitta in finale sempre con Medvedev), il 250 di Montpellier (vittoria finale) e lo Slam in Australia (amara sconfitta in cinque set contro Tsitsipas agli ottavi). <mark class='mark mark-yellow'>Resta però la sensazione che a Jannik, nonostante i progressi continui mostrati, manchi ancora qualcosa sia a livello di resistenza fisica che a livello tecnico inteso soprattutto in un servizio più costante ed efficace. Sinner è tornato al numero 9 della classifica (suo Best Ranking fino ad ora) e ha dimostrato di poter battere, a volte, alcuni dei suoi migliori avversari. Ma per vincere i grandi tornei serve iniziare a farlo con continuità.</mark></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In campo femminile, invece, c’è da segnalare un gradito ritorno.<strong> Petra Kvitova</strong>, talentuosa tennista ceca, torna a vincere un torneo prestigioso, il trentesimo della sua carriera su quarantuno finali giocate, e da oggi è di nuovo tra le prime dieci giocatrici della classifica Wta. In finale ha battuto <strong>7-6 6-2</strong> la kazaka di passaporto <strong>Elena Rybakina</strong>, che due settimane fa ha trionfato nel torneo di Indian Wells.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Per quanto riguarda il tennis italiano non è certo tutto rose e fiori. Se Sinner è ormai una certezza, pronto a giocarsela con tutti, gli altri azzurri stanno facendo più fatica.</mark> A Miami ha disputato un buon torneo anche <strong>Sonego</strong>. Il torinese ha raggiunto gli ottavi, dopo aver superato Thiem, Evans e Tiafoe, ma si è arreso all’argentino Cerundolo, che sulle coste della Florida si risveglia dal torpore e diventa sempre pericoloso. Continua, invece, il periodo no di <strong>Musetti e Berrettini</strong>. Il tennista romano è sembrato più in condizione rispetto ad Indian Wells, però la forma fisica non è ancora delle migliori perché gli infortuni pesano. <mark class='mark mark-yellow'>La sconfitta all’esordio contro l’americano McDonald, giocatore solido, ma comunque modesto, è l’ennesimo campanello d’allarme di un’annata storta: in questo 2023 le vittorie di Berrettini si contano sulle dita di una mano</mark>. Ora inizia la stagione sulla terra battuta e l’azzurro non ha punti da difendere perché lo scorso anno era infortunato. Se ritrova la condizione, l’occasione per risalire in classifica è ghiotta. Anche Musetti spera di ritrovarsi sulla sua amata terra rossa. Gli ultimi mesi non hanno evidenziato i progressi che tutti si aspettavano e il ritorno sulla sua superficie preferita può essere l’occasione giusta per cercare di migliorare ancora il proprio best ranking.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Chi gode, invece, di buona salute è il movimento femminile. Se il periodo d’oro di Pennetta, Schiavone, Errani e Vinci appartiene al passato, questa settimana abbiamo comunque sei azzurre tra le prime cento della classifica.</mark> La nostra numero uno, <strong>Martina Trevisan</strong>, ha raggiunto i quarti di finale a Miami, prima volta per lei in un torneo sul cemento, ed è in crescita. Adesso si vola sulla terra europea. È il momento di salutare il cemento americano, è il momento di sporcarsi scarpe e calzini.</span></p>
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		<title>Migrare per il calcio: il sogno spezzato di Fatim</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 05:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mariangela Maturi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il calcio fa sognare. Dietro a un pallone ci sono storie di vita e di speranza. Come quella di Fatim, una giovane ragazza del Gambia scappata dalla sua Africa per ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="715" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2022-02-11-at-2.45.33-PM.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="WhatsApp-Image-2022-02-11-at-2.45.33-PM" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Il calcio fa sognare. Dietro a un pallone ci sono storie di vita e di speranza. Come quella di <strong>Fatim</strong>, una giovane ragazza del Gambia scappata dalla sua Africa per cercare un futuro migliore in Europa.</mark> Un futuro che purtroppo non ha mai raggiunto perché il barcone su cui viaggiava non ha mai toccato le coste dell’Italia. Il calcio le ha permesso di scoprire il mondo, di vedere cosa c’è fuori dal suo Paese. La giornalista e docente <strong>Mariangela Maturi, </strong>autrice di progetti di giornalismo sulle donne nello sport che hanno dato vita a produzioni per BBC e Al Jazeera English, ha raccolto la sua storia, l’ha raccontata e ha ripercorso il suo viaggio dal Gambia alla Libia nel suo libro, edito da San Paolo, “<em>Solo un passo per spiccare il volo. Storia di Fatim: il sogno spezzato di una promessa del calcio</em>”.</p>
<p><strong>Com’è nato questo libro? </strong></p>
<p>L&#8217;idea parte da un progetto più ampio che ho fatto con due colleghe. Avevamo avuto un finanziamento dallo European Centre e ci occupavamo di calcio femminile in giro per il mondo. L’intento era raccontare le contraddizioni e gli stereotipi che ci sono attorno a questo mondo. Siamo andate in vari Paesi: Danimarca, Brasile e Gambia. La nazione africana l’abbiamo scelta per la storia di Fatim perché ritengo sia emblematica. <mark class='mark mark-yellow'>La sua è una storia non solo di calcio, ma di migrazioni e purtroppo anche di dolore. Abbiamo quindi visitato il Gambia dove la sua famiglia e le sue amiche hanno ricostruito la sua storia. Noi abbiamo poi cercato di ricostruire il percorso che ha fatto per scappare dal suo Paese.</mark></p>
<p><strong>Qual è la storia di questa ragazza? </strong></p>
<p>Fatim era appassionata di calcio. Suo fratello ci ha detto che, per esempio, usciva di casa in abiti tradizionali, ma sotto aveva sempre nascosta la divisa e i pantaloncini, pronta a giocare da un momento all’altro. Trova posto in una squadra locale in cui lei inizia ad allenarsi. Il campo in realtà è uno spiazzo nel mezzo della città ed è pazzesco perché durante la partita passano ogni tanto delle macchine e loro si devono fermare. Poi succede un piccolo miracolo: <mark class='mark mark-yellow'>queste ragazze riescono a qualificarsi ai mondiali under 17 in Azerbaijan. Questo risultato consente loro di viaggiare e uscire dal Gambia. È un sogno, Fatim si trova in un vero stadio a giocare una vera partita.</mark></p>
<p><strong>E poi cosa è successo? </strong></p>
<p>Quando torna in Gambia la situazione è sempre la solita e lei soffre, nonostante la sua famiglia assecondasse la sua passione per il calcio. Tutto questo, però, non le basta e decide di partire per l’Europa per poter realizzare il suo sogno: diventare una calciatrice. <mark class='mark mark-yellow'>Fa tutto di nascosto, non dice nulla a nessuno. Dal Gambia si sposta in Senegal e fa tutto il percorso che la porta fino alla Libia</mark>, un’esperienza devastante. Nella nostra ricostruzione piano piano si perdono sempre di più le sue tracce, come spesso accade in questi casi. Con la sua famiglia ci sono solo dei contatti molto veloci. Io e le mie colleghe siamo riuscite a trovare una testimonianza fondamentale: un ragazzo l’ha vista partire dalla Libia su un barcone che è poi naufragato, senza mai raggiungere l’Europa.</p>
<p><strong>Questa storia risale al 2016, uno degli anni di picco delle migrazioni, e sembra più che mai attuale dopo quanto successo nelle ultime settimane. </strong></p>
<p>Questa è solo una delle tante storie, lo dico sempre. Sentirla e raccontarla nei luoghi in cui è successa è molto diverso rispetto a leggerla su un quotidiano. Solo così possiamo capire quanto sono vicine a noi perché sono fatte di sogni, desideri, volontà e anche purtroppo di disgrazia e sfortuna.</p>
<p><strong>Come è riuscita a ricostruire tutta la vicenda?  </strong></p>
<p>È stato essenziale andare in Gambia. Lì abbiamo parlato con tutti quelli che hanno avuto contatti con lei prima della partenza. Infatti metà del libro è ambientato in Gambia, dove si racconta la sua vita prima di partire, mentre l’altra metà è dedicata al viaggio. <mark class='mark mark-yellow'>Suo fratello è stata la persona che più di tutti ci ha aiutato e ci ha spiegato i momenti in cui lui ha avuto la percezione che sarebbe potuta partire, ma a cui non ha dato abbastanza peso</mark>. Una volta lei e una sua amica gli hanno chiesto un aiuto per scappare, ma lui ha risposto ad entrambe che erano matte e pensava non l’avrebbero mai fatto. Quando gli hanno detto che Fatim era sparita, se ne sono accorti perché lei non stava andando agli allenamenti e nella sua squadra sono molto rigorose. Notano che le sue scarpette sono rimaste al campo e allora iniziano ad allertarsi.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il calcio fa sognare. Dietro a un pallone ci sono storie di vita e di speranza. Come quella di Fatim, una giovane ragazza del Gambia scappata dalla sua Africa per cercare un futuro migliore in Europa. Un futuro che purtroppo non ha mai raggiunto perché il barcone su cui viaggiava non ha mai toccato le coste dell’Italia </span></p>
<p><strong>A quel punto cosa è successo? </strong></p>
<p>In Gambia abbiamo scoperto che solo una ragazza sapeva sarebbero partite di nascosto ed è l’unica che le ha salutate. Fatim infatti è partita con una sua amica che però non giocava a calcio. Questa giovane gambiana ci ha aiutato a capire i suoi spostamenti e la rotta che aveva fatto. In Libia c’è stato un contatto con la sorella perché le avevano rubato il cellulare e le hanno chiesto dei soldi. Poi sempre lì c’è stato il contatto con il ragazzo che ci ha aiutato a ricostruire i momenti finali.</p>
<p><strong>Com’è stato l’incontro con amici e familiari? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Molto toccante e secondo me è una delle cose più delicate del giornalismo. Quando si ha a che fare con certe storie bisogna ricordarsi che si toccano le vite e i sentimenti più intimi e profondi delle persone, per cui vanno trattati con estrema delicatezza.</mark> Non bisogna dimenticare che stiamo chiedendo a queste persone di aprire il proprio cuore e raccontare una delle cose più dolorose della loro vita: in quel momento bisogna dimostrare di saper fare il proprio lavoro. È poi importante verificare tutto ciò che viene raccontato, non basta esercitare una certa sensibilità, ma bisogna anche essere certi di quello che si scrive.</p>
<p><strong>Come mai ha scelto il titolo “Solo un passo per spiccare il volo”? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Siamo partiti dal fatto che lei giocava in porta. Il portiere salta ed è come se spiccasse il volo. Allo stesso tempo però volevamo dare l’illusione che bastasse un passo in avanti per poter spiccare il volo anche nella vita, anche se purtroppo non basta solo quello</mark>. Un altro punto importante è il coraggio: volevo mettere in luce la sua voglia di emergere, di fare quello che voleva davvero, un tentativo fortissimo di cercare una vita migliore.</p>
<p><strong>Visto che ha visitato il Paese, ci può raccontare com’è il Gambia? </strong></p>
<p>Al momento non è in guerra, ma ha avuto comunque delle tensioni politiche e ha un sistema politico molto complesso. Il popolo gambiano è stato estremamente accogliente, Moltissimi giovani abbandonano il Paese per cercare un futuro migliore. Per esempio, il ragazzo che ha conosciuto Fatim in Libia ci ha raccontato che quello non era il primo tentativo di raggiungere l’Europa e che l’avrebbe rifatto ancora, pur di dare un futuro ai suoi figli.</p>
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		<title>Niente vaccino, niente deroga: Djokovic salta i tornei negli Usa</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 06:38:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[#Covid]]></category>
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		<description><![CDATA[Australia, gennaio 2022. Djokovic arriva a Melbourne pronto a giocare l’Australian Open, certo di aver ottenuto un’esenzione medica per entrare nel Paese, nonostante non si fosse mai vaccinato contro il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="643" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/djokovic-covid.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="djokovic covid" /></p><p>Australia, gennaio 2022. <strong>Djokovic</strong> arriva a Melbourne pronto a giocare <strong>l’Australian Open</strong>, certo di aver ottenuto un’esenzione medica per entrare nel Paese, nonostante non si fosse mai vaccinato contro il <strong>Covid</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>In realtà quel torneo non lo giocherà mai: il visto viene revocato e viene mandato per quattro notti in un hotel dove risiedono rifugiati politici e richiedenti asilo. Interviene poi il ministro dell’immigrazione australiano, conferma l’annullamento del visto del tennista serbo che è costretto a risalire sull’aereo. Nel 2023, in un certo senso, la storia si ripete.</mark> Djokovic chiede una deroga per poter entrare negli <strong>Stati Uniti</strong> per giocare i Masters 1000 di <strong>Indian Wells </strong>e <strong>Miami</strong> nel mese di marzo. La richiesta è arrivata perché, fino al 15 maggio, gli stranieri non vaccinati contro il Covid non possono mettere piede nel Paese. <mark class='mark mark-yellow'>Questa deroga, però, non è stata accettata e il serbo non potrà andare in America, dopo che lo scorso anno aveva già dovuto rinunciare ai quattro Masters 1000 nordamericani e allo Us Open.</mark></p>
<p>“Sono d’accordo sul non ingresso negli Stati Uniti ai non vaccinati per la semplice ragione che non solo sono vaccinato, ma credo nei vaccini. Inoltre, penso sia sacrosanto rispettare la legge del posto”, è il commento di <strong>Giampaolo Pioli</strong>, direttore de <a href="https://lavocedinewyork.com/" target="_blank"><em>La voce di New York</em></a>. “Secondo me sarebbe meglio se lui si vaccinasse, così risolverebbe tutti i suoi problemi. Continuerebbe a vincere i suoi tornei e a stabilire nuovi record”. “<mark class='mark mark-yellow'>Ciascuno è artefice del proprio destino. La scelta di non vaccinarsi ha delle conseguenze, ma mi sembra le abbia accettate. Certo la sua assenza è una disdetta sportivamente parlando, però non c’è niente di sbagliato</mark>. La soluzione sarebbe vaccinarsi, ma non desidera farlo, quindi è giusto che non entri negli Stati Uniti”, sostiene <strong>Federico Ferrero</strong>, giornalista e telecronista di <em>Eurosport</em>. Questa volta di polemiche non ce ne sono state. La richiesta è stata respinta e lui è rimasto a casa. Il provvedimento è rivolto a tutti, non solo alle persone famose. “Se Djokovic ottenesse una deroga, allora allo stesso modo qualunque lavoratore potrebbe chiederla. In questo caso è giusto che la politica faccia quello che deve fare e lo sport sia sottoposto alle leggi generali”, continua Ferrero.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Djokovic chiede una deroga per poter entrare negli Stati Uniti per giocare i Masters 1000 di Indian Wells e Miami nel mese di marzo. La richiesta è arrivata perché, fino al 15 maggio, gli stranieri non vaccinati contro il Covid non possono mettere piede nel Paese. Questa deroga, però, non è stata accettata e il serbo non potrà andare in America</span></p>
<p>La situazione Covid in America è comunque sotto controllo e si sta provando a tornare alla normalità. “Da New York a Los Angeles è però pieno di stand con dei giovani volontari che offrono test gratuiti a tutti”, racconta Pioli. “<mark class='mark mark-yellow'>Negli Usa c’è una differenza evidente da stato a stato. Per esempio a New York c’è una rigorosa attenzione ai vaccini, mentre in Florida (dove si gioca il torneo di Miami, ndr) è il contrario. Tra l’altro molti newyorkesi sono emigrati lì, soprattutto perché il governatore della Florida ha avuto tra i suoi cavalli di battaglia la non obbligatorietà al vaccino</mark>”. Nelle ultime ore ha anche inviato una lettera al presidente americano Joe Biden, in cui chiede di eliminare le restrizioni per permettere a Djokovic di entrare nel Paese e giocare almeno il 1000 di Miami.</p>
<p>Tornando al tennis giocato, come rivedremo il numero uno del mondo dopo questa pausa obbligata? “Secondo me è uno stop non troppo lungo perché già ad aprile ritornerà in campo per tutta la stagione sulla terra battuta. Il contraccolpo psicologico delle polemiche legate alla questione vaccino suppongo lo abbia ormai superato, mi sembra che sul campo non ne risenta. Lo scorso anno, invece, per lui è stata durissima, soprattutto dopo quello che è successo in Australia”, commenta Ferrero.</p>
<p>Oltre a Djokovic, quest’anno anche <strong>Nadal</strong> salterà i tornei di Indian Wells e Miami, ancora alle prese con gli infortuni. Sarà forse l’occasione per veder vincere qualche volto nuovo. Alcaraz e Medvedev sono le certezze, tanti gli outsider, tra cui il nostro <strong>Jannik Sinner</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>“Senza Federer, Nadal e Djokovic è ovvio che i tornei non assomigliano più a quelli giocati qualche anno fa, ma questo è il tennis, uno sport individuale che vive anche di combinazioni particolari”, conclude Ferrero.</mark></p>
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		<title>Giornata delle malattie rare: il caso Xia &#8211; Gibbs</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2023 12:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[malattie rare]]></category>
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		<category><![CDATA[Xia - Gibbs]]></category>

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		<description><![CDATA[“Al momento ci sono meno di quattrocento diagnosi nel mondo e in Italia sono circa una ventina. Tuttavia, da quando la sindrome è stata scoperta il numero dei casi rilevati ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="768" height="520" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/abjdijb.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Emilia-Romagna salute" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>“Al momento ci sono meno di quattrocento diagnosi nel mondo e in Italia sono circa una ventina. Tuttavia, da quando la sindrome è stata scoperta il numero dei casi rilevati sono aumentati in modo esponenziale.</mark> Nel 2019, quando sono stati individuati i primi casi nel nostro Paese, nel mondo erano poco più di sessanta”, racconta <strong>Laura</strong>, mamma di <strong>Elena</strong>, una bimba di cinque anni affetta dalla <strong>sindrome di Xia – Gibbs.</strong> <mark class='mark mark-yellow'>Il <strong>28 febbraio</strong> è la <strong>giornata mondiale delle malattie rare</strong> ed è l’occasione per porre attenzione su patologie ancora poco conosciute e per ricordare l’importanza della ricerca.</mark> Secondo il <a href="https://www.orpha.net/consor/cgi-bin/Education_AboutRareDiseases.php?lng=IT" target="_blank">Portale delle malattie rare</a>, attualmente ne sono state scoperte tra le seimila e le settemila e la Xia – Gibbs è una di queste. La sindrome è causata da mutazioni in un gene chiamato <strong>AHDC1</strong> (alterato o mancante), che si trova sul braccio corto del cromosoma 1.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La sindrome di Xia &#8211; Gibbs è un disturbo del neurosviluppo che coinvolge il cervello e la sua evoluzione. Poiché presenta sintomi simili ad altre malattie, non è facile individuarla. In Italia ci sono solo una ventina di casi.</span></p>
<p>È un disturbo del neurosviluppo che riguarda il cervello e la sua crescita. Alcuni dei sintomi più comuni sono: ritardo globale dello sviluppo, disabilità intellettiva, ipotonia, difficoltà respiratorie e di alimentazione, apnee notturne, epilessia, difficoltà comportamentali, disturbo dello spettro autistico e scoliosi. <mark class='mark mark-yellow'>“La malattia ha dei sintomi simili a tanti altri disturbi del neurosviluppo, perciò non è facile da individuare. Finché non era stata scoperta l’alterazione di questo gene, si poteva confondere la Xia – Gibbs con altre patologie”,</mark> spiega Laura. La malattia solitamente non è ereditaria e non è degenerativa. I casi sono molto rari e perciò, il più delle volte, si tratta di un’alterazione non riconoscibile. Al momento, il gene AHDC1 rappresenta ancora un mistero per i ricercatori.</p>
<p>“La sindrome è stata diagnosticata su mia figlia quando aveva tre anni, nel 2021. Elena è la seconda, perciò abbiamo capito fin da subito che qualcosa non andava. Così, abbiamo iniziato il giro di visite. Adesso mia figlia comunica con gli altri e cammina, ma è ipotonica ed è impacciata. Ha una marcata disprassia, cioè non riesce a dare il comando giusto al proprio corpo per muoverlo come vorrebbe. Quando la dottoressa ci ha dato la diagnosi, ci ha consigliato di trovare su Facebook delle associazioni di famiglie con la stessa sindrome”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;<em>In Italia non si fa abbastanza ricerca. Gli studi, purtroppo, nascono quando c’è un ritorno economico:  se i casi sono pochi è più difficile avere i fondi</em>&#8220;, racconta Laura, mamma di Elena, bambina affetta dalla sindrome di Xia &#8211; Gibbs.</span></p>
<p>È il caso dell’<a href="https://xiagibbsitalia.wordpress.com" target="_blank"><strong>Associazione Xia – Gibbs Italia</strong></a>, fondata nel 2019 da Roberta, mamma di Simone, un bambino allora dodicenne, che è stato il primo caso diagnosticato nel nostro Paese. <mark class='mark mark-yellow'>La malattia è stata scoperta nel 2014 dal dottor <strong>Richard Gibbs</strong> e dal suo gruppo di ricercatori del Baylor College of Medicine di Huston. Dati gli studi recenti, i pazienti diagnosticati sono tutti molto giovani.</mark> In Italia se ne stanno occupando il professor<strong> Nicola Brunetti-Pierri</strong>, ordinario di Genetica Medica all&#8217;Università Federico II di Napoli, e il professore <strong>Remo Sanges,</strong> che pratica nel Dipartimento di Neuroscienze della Sissa di Trieste. Dirigono un importante progetto di ricerca avviato nel 2019, che si propone di studiare gli aspetti molecolari della sindrome. Un aiuto importante è dato anche dalla Telethon di Pozzuoli, che si occupa dell’analisi genetica.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>“In Italia non si fa abbastanza ricerca. Gli studi, purtroppo, nascono quando c’è un ritorno economico, perciò se i casi sono pochi è più difficile avere i fondi.</mark> Nonostante la disabilità sia riconosciuta e i bambini abbiano la 104, è importante continuare a trovare delle cure che possano alleviare determinati sintomi”. La speranza di Laura è che lo Stato si accorga dell’importanza della ricerca: “Il mio desiderio è che nel giro di pochi anni ci possa essere una prospettiva di studi importanti che ci possa aiutare”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Palloni spia e oggetti volanti: il parere dell’esperto</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 12:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avvistati e abbattuti nel giro di una settimana negli spazi aerei di Stati Uniti e Canada: questa è la sorte toccata al pallone aerostatico cinese e a tre oggetti volanti ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/palloni-spia-ufo-cieli-usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Open" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Avvistati e abbattuti nel giro di una settimana negli spazi aerei di <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Canada</strong>: questa è la sorte toccata al pallone aerostatico cinese e a tre oggetti volanti non ben identificati.</mark></p>
<p>Quello che è stato considerato un <strong>pallone-spia</strong> del Dragone è stato fatto cadere a largo di Myrtle Beach, in <strong>South Carolina</strong>, lo scorso 4 febbraio. Il primo oggetto volante è stato abbattuto il 10 febbraio nel nord dell’<strong>Alaska</strong>. In quel fine settimana ne è stato individuato un altro in Canada, nella regione nord-occidentale dello <strong>Yukon</strong>: su ordine del premier canadese <strong>Justin Trudeau</strong>, il Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America, che ha al suo interno americani e statunitensi, si è attivato per abbatterlo. Un caccia F-22 statunitense ha poi colpito il bersaglio. Il 12 febbraio il terzo e ultimo oggetto misterioso si aggirava sopra il lago<strong> Huron</strong>, al confine tra Usa e Canada, ed è stato abbattuto dall&#8217;esercito americano.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'><strong>David Cenciotti</strong>, giornalista del sito specializzato <a href="https://theaviationist.com/" target="_blank"><em>The Aviationist</em></a>, spiega che questi oggetti sono quasi sempre difficili da individuare e da acquisire visivamente</mark>: «Le dimensioni ridotte sicuramente non ne facilitano l&#8217;intercettazione tramite apparati radar. Sono dei cosiddetti &#8220;slow movers&#8221;, si muovono molto lentamente e ciò non rende le cose facili».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Le dimensioni ridotte sicuramente non ne facilitano l&#8217;intercettazione tramite apparati radar. Sono dei cosiddetti <em>slow movers</em>, si muovono molto lentamente e ciò non rende le cose facili». Il giornalista David Cenciotti, l&#8217;uomo dietro al blog aeronautico <a href="https://theaviationist.com/" target="_blank"><em>The Aviationist</em></a>, racconta quanto sia difficile individuare e acquisire visivamente gli oggetti volanti.</span></p>
<p>Racconta che, per quanto un aereo militare possa ridurre la propria velocità, viaggerà sempre a diverse centinaia di chilometri orari rispetto a un pallone più o meno statico o a un oggetto di qualsiasi forma: «Ci sono una serie di difficoltà che spiegano il perché talvolta nei primi report, basati sulle conversazioni tra piloti e controllori della difesa aerea, i piloti stessi non siano in grado di darne una descrizione, perché il tempo di osservazione è piuttosto breve».</p>
<p>L’ingegnere informatico distingue l’episodio del pallone cinese – che spiega essere stato utilizzato per trasportare dei sensori necessari alla raccolta di tutta una serie di informazioni – dagli altri tre. Questo perché del pallone sono circolate delle immagini e, poiché era molto, molto grande, bastava un teleobiettivo per vederlo. Inoltre, è stato possibile recuperare parte del suo carico, in gergo indicato come &#8220;payload&#8221;<em>.</em> Specifica, inoltre, che, per ora, del resto degli oggetti volanti localizzati si possiedono solo vaghe descrizioni fornite dagli equipaggi dei velivoli.</p>
<p>«Non è da escludere che in quei casi si tratti di semplici palloni privati, palloni metereologici di dimensioni molto più piccole rispetto al pallone cinese. Sono stati abbattuti in zone di mare con una caduta lenta e con una probabile dispersione di quelli che erano i detriti dell&#8217;esplosione del missile che è stato utilizzato per abbatterli. <mark class='mark mark-yellow'>Non sarà facile o non sarà immediato avere una risposta su che cosa in realtà sia stato abbattuto e chi lo ha lanciato», continua Cenciotti.</mark></p>
<p>Diverse sono anche le quote a cui volavano, spiega: «I primi tre oggetti, pallone cinese incluso, volavano a quote molto, molto elevate. Il primo era a 60mila piedi, che equivalgono a circa 20mila metri, cioè al di sopra di quelle che sono normalmente le quote dei velivoli civili e di una buona parte di quelli militari, sebbene di questi ultimi ne esistano alcuni che si possono spingere a quelle altezze e anche più in alto».</p>
<p>Anche se questi oggetti hanno volato al di sopra della maggior parte del traffico aereo, per <strong>Cenciotti</strong> il rischio che essi possano interferire con esso c’è. «Nel caso del <strong>Lake Huron</strong>, l’F-16 ha abbattuto l’oggetto non identificato a 20mila piedi, che corrispondono più o meno a 6mila metri: una quota molto più bassa e potenzialmente pericolosa per il traffico aereo militare, l’aviazione generale e quella commerciale».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per Cenciotti, quindi, tutto dipende dalle dimensioni di questi oggetti e da quello che trasportano</mark>: «Se parliamo soltanto di un pallone senza nessun tipo di carico, il rischio diminuisce. Rimane, comunque, il rischio di essere in qualche modo ingerito all&#8217;interno del motore e di causare dei danni. Il pallone molto grande cinese, con tutta quella serie di antenne, poteva causare dei danni significativi a velivoli di tutte le dimensioni».</p>
<p>Ma non sarebbe stato l’unico: <mark class='mark mark-yellow'>«In realtà qualsiasi oggetto in volo che impatta un velivolo civile o militare può causare un problema di diversa entità al velivolo. Il danno dipende da una serie di fattori: il punto in cui avviene l&#8217;impatto, la velocità, la quota e la tipologia di aereo che si scontra con questo oggetto esterno».</mark></p>
<p>Cenciotti spiega che, in realtà, qualsiasi oggetto in volo che si scontri con un velivolo civile o militare può causare un problema di diversa entità al velivolo. «Il danno dipende da una serie di fattori: il punto in cui avviene l&#8217;impatto, la velocità, la quota e la tipologia di aereo che impatta con questo oggetto esterno».</p>
<p>L&#8217;ex ufficiale dell’Aeronautica e pilota privato fa notare come, dopo le polemiche successive alla scoperta e all&#8217;abbattimento del pallone cinese, siano aumentati gli avvistamenti di oggetti non identificati: «Probabilmente c&#8217;è stata un&#8217;allerta maggiore. Le critiche, anche oltreoceano, pesano sull&#8217;amministrazione <strong>Biden</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>È probabile che ciò abbia portato ad aumentare il livello di prontezza e, quindi, a far intervenire in maniera immediata i velivoli nell&#8217;intercettarli o, comunque, nell&#8217;identificarli e abbatterli».</mark></p>
<p>Gli oggetti volanti non preoccupano solo il <strong>Nord America</strong>, ma sono entrati anche nello scenario della guerra in <strong>Ucraina</strong>: ieri, 15 febbraio, l&#8217;esercito di <strong>Kiev</strong> ha annunciato di aver avvistato e abbattuto sei palloni-spia che avrebbero potuto contenere dei riflettori radar e rilevare le difese antiaeree ucraine  o interferire con esse.</p>
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		<title>Turchia-Svezia, dispute diplomatiche per un posto nella Nato</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 20:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
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		<description><![CDATA[“Brucerò una copia del Corano ogni settimana, fino a quando la Svezia non entrerà a far parte della Nato”. Sono queste le parole di Rasmus Paludan, politico e attivista dell’estrema ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="960" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/foto-reuters.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte foto: Reuters" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>“Brucerò una copia del Corano ogni settimana, fino a quando la Svezia non entrerà a far parte della Nato”</mark>. Sono queste le parole di <strong>Rasmus Paludan</strong>, politico e attivista dell’estrema destra svedese che ha già dato fuoco a due copie del libro sacro islamico: la prima davanti all’ambasciata turca di Stoccolma, la seconda davanti a quella di Copenaghen. Un’azione che ha scatenato l’ira del mondo musulmano. <mark class='mark mark-yellow'>Alla base del gesto c’è una critica alla <strong>Turchia</strong>, l’unico Paese che si oppone all’ingresso della <strong>Svezia</strong> nella <strong>Nato</strong>. Questa protesta rischia di costare a Stoccolma il via libera di Ankara per entrare nell’Alleanza atlantica.</mark> Il Presidente turco <strong>Erdogan</strong> lo ha confermato: “Non avremo più nessuna tolleranza verso i responsabili di quanto accaduto davanti alle nostre ambasciate, anche rispetto al loro ingresso nell&#8217;Alleanza atlantica. I membri di queste organizzazioni terroristiche sono liberi di girare per le vostre strade. Ora voi non vi potete aspettare la nostra approvazione per la vostra adesione alla Nato”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La Turchia è l&#8217;unico Paese che si oppone all&#8217;ingresso della Svezia nella Nato. Ankara accusa Stoccolma di proteggere i membri del PKK </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il braccio di ferro tra i due Paesi continua da mesi. La Turchia sostiene che la Svezia protegga i membri del <strong>PKK</strong>, ospitandoli nel proprio territorio. Il PKK è il partito dei lavoratori del Kurdistan, ritenuto da Ankara un’organizzazione terroristica, composta da curdi, e nata in Turchia a fine anni Settanta. Lo scorso giugno i <strong>ministri degli Esteri </strong>di<strong> Finlandia, Svezia </strong>e<strong> Turchia</strong> hanno firmato un memorandum d’intesa</mark>, in cui Ankara ha garantito ai due Paesi scandinavi il sostegno al loro ingresso nella Nato ma, in risposta, ha chiesto la cessazione dell’embargo sugli armamenti e l’estradizione da Svezia e Finlandia di diversi curdi, accusati di essere simpatizzanti o militanti di movimenti curdi classificati come “terroristi” dai turchi, come nel caso del PKK. A dicembre è stato estradato uno dei suoi membri, condannato in patria a sei anni di carcere, che era fuggito in Svezia nel 2015: alla fine la sua richiesta di asilo è stata respinta e l’uomo è stato riportato in Turchia.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La Turchia si trova in una posizione strategica, a metà tra Europa e Medio Oriente. Da anni ambisce a entrare nell’<strong>Unione europea</strong>, ma non sta facendo abbastanza per diventarne effettivamente un membro.</mark> Nell’ultimo anno sta provando a svolgere il ruolo di mediatore per la guerra in Ucraina, dato che il presidente turco Erdogan è in buoni rapporti con Putin. Ankara ha stretto accordi con l’Ue soprattutto per quanto riguarda i flussi migratori. Non sono però mancate le tensioni.</p>
<p>Le attività illegali di esplorazione energetica e di trivellazione nel bacino del Mediterraneo orientale hanno creato preoccupazione, oltre alle varie violazioni dello spazio aereo della Grecia e delle acque territoriali di competenza greca e cipriota. Il <strong>Parlamento europeo</strong> ha condannato le azioni della Turchia nella zona economica esclusiva della <strong>Grecia</strong> e di <strong>Cipro</strong>. Il territorio settentrionale dell’isola è infatti occupato dalla Turchia dal 1974 ed è riconosciuto solo da loro. Inoltre, in seguito alla scoperta delle riserve di gas naturale nel Mediterraneo orientale, Ankara ha utilizzato il proprio esercito per entrare illegalmente nelle acque territoriali e nello spazio aereo dei paesi vicini, portando avanti le operazioni di trivellazione.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La Turchia si trova in una posizione strategica, a metà tra Europa e Medio Oriente. Da anni ambisce a entrare nell’Unione europea. Ora sta provando a fare da mediatore per la guerra in Ucraina </span></p>
<p>Con <strong>Nicolò Rascaglia</strong>, ricercatore di <em>Geopolitica.info</em>, abbiamo analizzato la situazione della disputa tra Turchia e Svezia sul possibile ingresso del Paese scandinavo all’interno della Nato.</p>
<p><strong>Come mai la Turchia si oppone all’ingresso della Svezia nella Nato? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il problema principale tra i due Paesi riguarda la questione curda.</mark> La Turchia accusa la Svezia di ospitare al suo interno una serie di membri accusati da Ankara di essere parte del PKK. Ankara e Stoccolma hanno firmato alcuni mesi fa, insieme alla Finlandia, un memorandum in cui la Svezia si impegnava a combattere la presenza di miliziani del PKK all’interno dei propri confini e ad estradarli in Turchia. Questo in cambio dell’assenso turco ad accettare la Svezia all’interno della Nato.</p>
<p><strong>Cosa è cambiato da questo accordo? </strong></p>
<p>Negli ultimi mesi sono nati nuovi problemi, in particolare la decisione della corte svedese di limitare o addirittura bloccare alcune estradizioni, come nel caso di Bülent Keneş, giornalista turco rifugiato da anni in Svezia: per Ankara è un membro del PKK. Negli ultimi giorni c’è stato poi un altro episodio che ha alimentato le tensioni: il Corano bruciato davanti all’ambasciata turca a Stoccolma. Il gesto ha fatto tornare nel dibattito pubblico turco il tema dell’islamofobia. Il Presidente della Turchia Erdogan ne ha approfittato per ribadire nuovamente la sua contrarietà all’ingresso della Svezia nella Nato.</p>
<p><strong>La Turchia rischia di minare la stabilità occidentale? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Oggi la Turchia si trova in una situazione particolarmente complicata perché da un lato è un membro Nato, il che comporta una serie di accordi con l’Occidente, dall’altro invece ha dovuto reinventare il proprio ruolo a livello internazionale, iniziando a dialogare con la Russia.</mark> La reticenza turca nei confronti della Svezia è un tassello che rischia di minare la stabilità della Nato. Certo è che Ankara, osservando anche la sua posizione geografica, deve necessariamente dialogare con Mosca per questioni di stabilità economica e politica. Erdogan, in questo momento, sta provando a destreggiarsi tra l’appartenenza alla Nato, di cui è membro storico, e il mantenimento di buone relazioni con la Russia.</p>
<p><strong>Cosa vuole ottenere la Turchia? </strong></p>
<p>Probabilmente una serie di vantaggi economici e finanziari, soprattutto da parte degli Stati Uniti. <mark class='mark mark-yellow'>Il fatto che la Turchia abbia l’ultima voce in capitolo sull’ingresso della Svezia nella Nato apre una serie di possibilità per Ankara.</mark> Per prima cosa, la possibilità di modernizzare il proprio arsenale e la propria aviazione. Qualche anno fa sono stati espulsi dal programma F35 degli Usa perché avevano accettato di acquistare e schierare il sistema missilistico russo S400. Questa decisione ha lasciato la Turchia con un vuoto per quanto riguarda l’approvvigionamento tecnologico: dare l’assenso all’ingresso svedese nella Nato potrebbe essere una pedina di scambio in una trattativa per l’acquisto di F16 o F35, utili a modernizzare la flotta turca. <mark class='mark mark-yellow'>Tra l’altro la Turchia sta cercando di stringere accordi militari con altri Paesi membri dell’Alleanza atlantica come il Regno Unito</mark>, provando a superare l’impasse con gli Stati Uniti. Ci sono, però, molti senatori americani che si oppongono alla decisione di inviare armi o stringere accordi militari con Ankara, che sta avendo un’involuzione sempre più orientata all’autoritarismo.</p>
<p><strong>Quanto è probabile l’ingresso della Svezia nella Nato? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Finché il Parlamento turco si dirà contrario, difficilmente la Svezia potrà entrare. È molto più facile un assenso nei confronti della Finlandia, che ha fatto domanda insieme alla Svezia. Qualora Erdogan dovesse perdere le elezioni del prossimo maggio, allora si potrebbero aprire nuove possibilità perché la situazione diplomatica potrebbe cambiare. L’impressione è che Stoccolma prima o poi diventerà un membro Nato, gli Stati Uniti potrebbero fare pressioni, cedendo magari su alcuni dossier.</mark></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>RICCARDO IACONA: SERVE UN GIORNALISMO PARTECIPATIVO</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 07:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[RiccardoIacona]]></category>

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		<description><![CDATA[Vivere il mondo, toccare le situazioni con mano e parlare con le persone sono solo alcune delle chiavi che il giornalista deve mettere in pratica per comprendere davvero le notizie. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-29-at-12.35.42.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Foto di: Lorenzo Mozzaja" /></p><p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Vivere il mondo, toccare le situazioni con mano e parlare con le persone sono solo alcune delle chiavi che il giornalista deve mettere in pratica per comprendere davvero le notizie. Non può esserci un giornalismo ben fatto, però. se manca la fiducia tra l’interlocutore e il suo ascoltatore</mark>; per questo motivo le persone devono potersi fidare del giornalista e sentirsi libere di raccontare la loro vita. Lo fanno solo se davanti a loro c’è qualcuno che quelle storie non le butta via, ma le fa circolare per creare una rete e per costruire una comunità.</span></p>
<p><b>Riccardo Iacona</b><span style="font-weight: 400;">, giornalista Rai e conduttore del programma </span><b><i>Presa diretta</i></b><span style="font-weight: 400;">, è sostenitore di questo modello di giornalismo partecipativo e lo ha sottolineato durante l&#8217;incontro milanese &#8220;Scrivere sui margini&#8221;, promosso dall&#8217;Arcidiocesi di Milano durante la giornata annuale dedicata ai giornalisti e ai comunicatori . Dal suo punto di vista la prima cosa che il giornalista deve fare non è sapere come utilizzare gli strumenti che ha a disposizione per il mestiere ma  essere libero di trasferire il racconto della realtà al proprio pubblico e farsi testimone delle storie che racconta, prendendosi la propria responsabilità.</span></p>
<p><b>Che cos’è il giornalismo partecipativo di cui parla e cosa significa metterci la faccia?</b></p>
<p>Metterci la faccia è l’unica chiave per comprendere le notizie del mondo. <mark class='mark mark-yellow'>Se un giornalista vuole davvero comprendere come funziona il mondo, deve starci dentro. Quando una persona ci confida la sua storia noi dobbiamo raccontarla in modo tale che ci si rispecchi in essa: solo così possiamo creare una comunità e possiamo pensare di cambiare il mondo</mark>. Pensiamo alla povertà. A Milano ci sono 400mila cittadini che lavorano, ma che hanno uno stipendio da fame, cioè meno di 10mila euro all’anno, e sono persone a cui nessuno dà voce. Se noi giornalisti mettiamo in risalto la loro condizione, queste storie finalmente conquistano lo schermo e determinate situazioni verranno conosciute anche da chi non le vive e non ne sospetta l&#8217;esistenza. Solo così si può partecipare alla sofferenza altrui e immedesimarsi in loro. Proviamo a chiederci: “Noi riusciremmo a vivere con 10mila euro all’anno?”. L’empatia può cambiare il mondo.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Se un giornalista vuole davvero comprendere come funziona il mondo, deve starci dentro. Quando una persona ci confida la sua storia, dobbiamo raccontarla in modo tale che ci si rispecchi in essa: solo così possiamo creare comunità e possiamo pensare di cambiare il mondo</span>.</p>
<p><b>Perché è importante dare voce a tutti?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dare voce a tutti può aiutare a capire qualcosa in più e proprio le persone meno ascoltate potrebbero essere una parte della soluzione ai problemi del mondo. Se le escludiamo si rischia di ritrovarsele contro. Chi ha bisogno di essere ascoltato potrebbero decidere di farsi ascoltare con proteste, violenze, distruzione. La paura del dialogo può generare gravi problemi.</span></p>
<p><b>È finito il giornalismo del “dare voce a chi non ha voce”?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sì, nel senso che è un modo di dire che evidenzia la separazione gerarchica tra il giornalista che decide di dare voce a qualcuno e il suo ’interlocutore.<mark class='mark mark-yellow'>In realtà noi giornalisti possiamo avere voce solo grazie ai nostri interlocutori. Noi giornalisti ci arricchiamo grazie ai racconti degli altri perché è grazie a questi incontri che possiamo capire come gira davvero il mondo</mark>. Capirlo è la partita più difficile del giornalismo di oggi.</span></p>
<p><b>La prima puntata della nuova stagione di </b><b><i>Presa diretta</i></b><b> sarà sulla povertà a Milano; come si racconta la povertà? Come si raccontano i margini della società e i margini dell’informazione?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La puntata si intitola “I poveri non esistono”, perché i poveri non esistono per la politica nazionale: sono un tabù. Esistono però i disoccupati che non hanno lavoro e sono fuori dalla partita. Per esempio il reddito di cittadinanza, che ha reso visibile questa cosa, è uno strumento imperfetto che può essere migliorato e che sostiene chi il lavoro non lo aveva da molto tempo. <mark class='mark mark-yellow'>In Italia chi non lavora non è ben visto. Secondo me è insensato, perché nelle società contemporanee la quota di persone che non lavorerà sarà sempre in crescendo a causa soprattutto dell’intelligenza artificiale.</mark> Dobbiamo immaginare che il mondo avrà meno lavoratori. Ma un altro importante aspetto poco raccontato sono le persone che hanno un lavoro ma sono comunque povere a causa del basso guadagno. </span></p>
<p><b>Quindi, come si fa?</b><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bisognerebbe mettere insieme questi mondi. Serve capire che questa cosiddetta marginalità, questa periferia, in realtà sta nel centro e non è lontana. Tornando all’esempio di Milano, la cosa impressionante del racconto di questa città e della sua provincia è che Milano, metropoli che traina l’economia del mondo, sta diventando sempre più povera.</span></p>
<p><b>Ha senso raccontare la crudezza della realtà?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ha senso ma se non c’è l’empatia, se non c’è la partecipazione è un esercizio di voyeurismo. <mark class='mark mark-yellow'>Rendere comprensibile la durezza e la crudezza delle guerre, per esempio, diventa una cosa preziosa affinché queste situazioni si conoscano e non succedano più.</mark></span></p>
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