<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:ymaps="http://api.maps.yahoo.com/Maps/V2/AnnotatedMaps.xsd" >

<channel>
	<title>magzine &#187; Giulia Argenti</title>
	<atom:link href="http://www.magzine.it/author/giulia-argenti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.magzine.it</link>
	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 23:44:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.35</generator>
	<item>
		<title>Ridisegnare le news: la sfida dell’editorial design experience</title>
		<link>http://www.magzine.it/ridisegnare-le-news-la-sfida-delleditorial-design-experience/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/ridisegnare-le-news-la-sfida-delleditorial-design-experience/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 12:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Argenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=32258</guid>
		<description><![CDATA[La rivoluzione del digitale ha innescato nella realtà editoriale italiana (e non solo) mutamenti ancora in atto con conseguenze ancora difficili da prevedere. I giornali si trovano a fare i ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="742" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/06/1dluJ2ZgpxHEUTqUjpnvDdw.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="1dluj2zgpxheutqujpnvddw" /></p><p>La rivoluzione del <strong>digitale</strong> ha innescato nella realtà editoriale italiana (e non solo) mutamenti ancora in atto con conseguenze ancora difficili da prevedere. I <strong>giornali</strong> si trovano a fare i conti con una comunicazione online molto più immediata e con lettori più selettivi ed esigenti.</p>
<p>Diventa dunque necessario inventarsi nuove strategie per non lasciarsi travolgere dalla <strong>crisi</strong>. Un’opportunità importante è rappresentata dal <strong>design</strong>: rendere un giornale più ‘bello’, agile e fruibile rispetto allo stampato tradizionale, mantenendo contenuti di qualità, può essere una strategia vincente per attrarre lettori. <mark class='mark mark-yellow'>È la scommessa del newspaper design</mark>.</p>
<p><strong>Francesco Franchi</strong> e <strong>Luca Pitoni</strong>, due tra i maggiori esponenti del mondo del newspaper design italiano, ci spiegano perchè il restyling grafico può salvare i quotidiani italiani, rendendoli anche attraenti per i più giovani.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="https://medium.com/@magzinemagazine/il-newspaper-design-in-italia-1023bc0577a0" target="_blank">⇒ Leggi l&#8217;articolo integrale su Medium</a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/ridisegnare-le-news-la-sfida-delleditorial-design-experience/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Venezuela a rischio guerra civile</title>
		<link>http://www.magzine.it/venezuela-imprevedibile-il-rischio-di-una-guerra-civile/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/venezuela-imprevedibile-il-rischio-di-una-guerra-civile/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 May 2017 08:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Argenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=32168</guid>
		<description><![CDATA[Popolazione armata, gruppi militari, inflazione, mancanza di beni di prima necessità: il Venezuela è sull’orlo di una guerra civile. «La situazione sta diventando sempre più insostenibile, la crisi peggiora, la ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1333" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/05/OBC_Venezuela_LAT_0047-LOWRES.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Oscar B. Castillo" /></p><p>Popolazione armata, gruppi militari, inflazione, mancanza di beni di prima necessità: il Venezuela è sull’orlo di una guerra civile. «La situazione sta diventando sempre più insostenibile, la crisi peggiora, la gente è esasperata». <strong>Lucia Capuzzi</strong>, giornalista di <em>Avvenire</em>, esperta di America Latina, commenta così la condizione in cui si trova il Paese governato da <strong>Nicolás Maduro</strong>.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>L’ondata di proteste antigovernative è iniziata ad aprile e il numero delle vittime continua a salire.</mark> L’Osservatorio Venezuelano di Conflittualità Sociale (Ovcs) ha registrato fino ad oggi 71 morti e oltre 1200 proteste in tutto il Paese. La crisi sociale ed economica che ha investito il Venezuela negli ultimi anni ha portato la popolazione nelle strade. La maggior parte dei cittadini attacca il governo, ritenuto incapace di fornire risposte adeguate ai suoi bisogni e ai problemi di insicurezza e corruzione. Accanto ai cittadini anche la destra conservatrice con i suoi partiti, l’ala cattolica, i progressisti e gli studenti. Il fronte della protesta, quindi, è tutt’altro che unito: «Non c’è una guerra popolo contro Maduro, ma c’è un popolo spaccato in Venezuela. Questo rende problematica la situazione e più concreto il pericolo di una guerra civile», spiega Capuzzi.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> «Non c’è una guerra popolo contro Maduro, ma c’è un popolo spaccato» </span>A questo stato delle cose si è però arrivati dopo un processo lungo e articolato. A partire dal 2000 le economie Sud-americane sono cresciute rapidamente grazie all’innalzamento del valore di mercato delle commodities di cui la regione è ricca. Questo ha permesso ai governi locali di mettere in atto piani di riforma sociale per migliorare le condizioni della popolazione più povera. In quegli anni, <strong>Hugo Chávez</strong> ha realizzato in Venezuela una serie di interventi per migliorare l’istruzione, l’edilizia pubblica e la sanità che lo hanno reso molto popolare tra le fasce meno abbienti. Quando nel 2013 i prezzi delle materie prime sono crollati e l’America Latina è entrata in una fase di recessione, i governi hanno dovuto effettuare dei cambiamenti nelle loro agende politiche.</p>
<p>«Se Chávez si è trovato ad amministrare la ricchezza, Maduro si trova ad amministrare la povertà», sottolinea Capuzzi. Alla politica di Chávez, che ha promosso un sistema assistenziale basato sugli aiuti a pioggia, mancava però di una visione di lungo periodo. Infatti, l’ex presidente venezuelano ha investito poco sulla costruzione di un’industria stabile, in grado di sostenere la produzione all’interno del Paese. Maduro invece non ha a disposizione i soldi provenienti dal petrolio: senza i dollari, frutto delle esportazioni, il suo governo si è trovato con un problema di scarsità di beni di prima necessità. <mark class='mark mark-yellow'>Fin dai primi mesi di governo nel 2013, Maduro è stato oggetto di forti contestazioni.</mark> La situazione economica, unita ad accuse di corruzione e cattiva gestione del Paese, ha portato a scontri nella seconda metà dell’anno. «Le proteste erano ridotte e avevano come protagonisti settori della classe media. Non c&#8217;era una forte presenza popolare e le manifestazioni erano concentrate in aree ridotte e periferiche del Paese». <strong>Oscar B. Castillo</strong>, fotogiornalista venezuelano, individua in quel periodo le radici degli scontri attuali.</p>
<p>In questi anni c’è stata un’escalation di tensione. «Ora le proporzioni sono più ampie. Ci sono anche altri partiti di centro e molti chávisti tradizionalisti che hanno cambiato schieramento perché hanno capito che il governo non è in grado di rispondere alle necessità delle persone e di ripulire la corruzione», continua Castillo. Tutto questo sta erodendo la base di consenso di Maduro. Nonostante la crescente impopolarità, il presidente però può ancora contare su uno zoccolo duro di sostenitori ereditati dalla politica chávista. Ma ogni giorno Maduro perde consensi.</p>
<p>«I venezuelani sono costretti a fare lunghe file per avere il pane. Trovare le medicine è un vero e proprio calvario. La politica dei sussidi viene meno», racconta Capuzzi. Il quadro è confermato anche da Castillo che documenta i disordini dal Venezuela: «È molto difficile trovare cibo che non sia controllato e distribuito dal governo. Quando lo si trova è molto costoso. Un chilo di riso, ad esempio, costa come un decimo del salario medio. A queste spese si devono aggiungere quelle per la casa e per la scuola. I trasporti e i soldi non sono sufficienti anche per comprare il cibo. <mark class='mark mark-yellow'>C&#8217;è un numero sempre maggiore di persone che non riesce a soddisfare le necessità primarie</mark>».</p>
<p>I miliari rappresentano l’ago della bilancia di questa emergenza. Il loro appoggio incondizionato a Chávez non si è trasferito a Maduro, verso il quale hanno un atteggiamento di tolleranza, più che di sostegno. «Il rischio di un&#8217;azione militare è sempre alto. La storia insegna che in America Latina, quando i militari escono dalle caserme, poi è difficile farli rientrare», aggiunge Capuzzi. L’incognita dell’esercito porta Maduro a fare il possibile per mettersi in sicurezza. Il presidente ha di recente annunciato la riforma della Costituzione: <span class='quote quote-left header-font'>«La storia insegna che quando i militari escono dalle caserme, poi è difficile farli rientrare»</span>«Non sto parlando di una Costituente dei partiti o delle élite, intendo dire una Costituente femminista, giovanile, studentesca, una Costituente indigena, ma anzitutto una Costituente profondamente operaia, decisamente operaia», ha proclamato Maduro nel corso di un comizio in occasione della sfilata della Festa dei Lavoratori del primo maggio. L’opposizione lo accusa di voler portare avanti la riforma per ufficializzare l’instaurazione di un sistema autoritario. «Maduro dice che se verrà un altro governo i venezuelani perderanno la casa, l’educazione e la salute», afferma Castillo. Mentre la popolazione avrebbe bisogno di soluzioni per tutti i problemi che affiggono il Paese, Maduro sta cercando la strategia giusta per legittimare sé stesso. «Il governo ha bisogno di riconoscere e accettare che le sue disposizioni non sono più seguite e supportate. Deve essere più presente per la popolazione e concedere più libertà di discussione», conclude Oscar Castillo.</p>
<p>Mentre in Venezuela continuano gli scontri, la comunità internazionale fatica a prendere una posizione condivisa anche per lo scarso interesse della stampa nei confronti delle politiche dell’America del Sud. Infatti, i media internazionali considerano il Paesi latini poco interessanti perché troppo lontani e, non conoscendo in modo adeguato la loro storia, tendono ad applicare alle vicende Sud-americane schemi che appartengono al passato. Anche gli Stati Uniti, da sempre abituati a considerare l’America Latina come il giardino di casa, sembrano prestare poca attenzione a quanto sta accadendo a Caracas. <mark class='mark mark-yellow'><strong>Donald Trump</strong>, come mai nessun presidente americano, si è mostrato disinteressato alle faccende venezuelane</mark> a tal punto da non elaborare una politica concreta per il Sud, se non quella relativa al muro con il Messico.</p>
<p>Le proteste in Venezuela non accennano a placarsi e continua a essere difficile delineare il futuro del Paese. «La situazione resta imprevedibile – conclude Lucia Capuzzi –. Potrebbe succedere qualcosa domani come fra sei mesi».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/venezuela-imprevedibile-il-rischio-di-una-guerra-civile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Longform sotrytelling video, così AJ si rinnova</title>
		<link>http://www.magzine.it/longform-sotrytelling-video-cosi-aj-si-rinnova/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/longform-sotrytelling-video-cosi-aj-si-rinnova/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 May 2017 08:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Argenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=31310</guid>
		<description><![CDATA[Al+, canale distribuito da Al Jazeera punta sui longform storytelling video da diffondere sui suoi canali social. Come spiegato da Dena Takruri, l&#8217;idea nasce dalla volontà di offrire ai lettori ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1333" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/04/aljazeera.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p><strong>Al+</strong>, canale distribuito da <strong>Al Jazeera</strong> punta sui<em> longform storytelling</em> video da diffondere sui suoi canali social. Come spiegato da <strong>Dena Takruri</strong>, <mark class='mark mark-yellow'>l&#8217;idea nasce dalla volontà di offrire ai lettori prodotti giornalistici più completi e approfonditi, in grado di scavare a fondo nelle storie, cosa non possibile con gli<em> short videos</em> da 45 secondi finora realizzati da <strong>Al Jazeera</strong></mark>.</p>
<p>I video sono pubblicati su <strong>Direct Form</strong>, web serie diffusa su <strong>You Tube</strong> e durano circa sei minuti, dunque un tempo sufficiente per permettere anche ai lettori più impegnati di guardarli fino alla fine. <mark class='mark mark-yellow'>Tutto il team di <strong>Direct Form</strong> segue costantemente le discussioni sui social network per tenersi aggiornato sulle tematiche che più interessano i lettori</mark>. Gli argomenti individuati vengono poi sviluppati nei video.</p>
<p>Takruri, inoltre, utilizza anche le stories, introdotte su<strong> Facebook</strong> e<strong> Instagram</strong>, per postare foto e brevi filmati dei video che verranno poi pubblicati su Direct Form. «Siamo un canale digitale – spiega – e per questo dobbiamo costantemente pensare alle diverse piattaforme che abbiamo a disposizione e alle modalità con cui attrarre i lettori in ognuna di esse»</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"> </span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.journalism.co.uk/news/why-aj-is-focusing-its-efforts-on-longform-storytelling-from-the-field/s2/a702632/"><span style="text-decoration: underline;">⇒Continua a leggere su journalism.co.uk</span></a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/longform-sotrytelling-video-cosi-aj-si-rinnova/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La crisi spinge i media verso alleanze inedite</title>
		<link>http://www.magzine.it/la-crisi-spinge-i-media-verso-alleanze-inedite/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/la-crisi-spinge-i-media-verso-alleanze-inedite/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2017 07:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Argenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=31420</guid>
		<description><![CDATA[If you can’t beat ’em, join ’em (se non puoi batterli, alleati con loro). È la strategia che i media stanno adottando sempre di più per fronteggiare la crisi. Il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="622" height="349" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/04/partnership-1-e1493279642235.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="partnership-1" /></p><p><em>If you can’t beat ’em, join ’em</em> (se non puoi batterli, alleati con loro). È la strategia che i media stanno adottando sempre di più per fronteggiare la crisi. Il principio base è semplice: meglio lavorare insieme piuttosto che ostinarsi a remare da soli, rischiando di perdere gli introiti della pubblicità.</p>
<p>Un esempio riuscito è il <strong>National Geographic</strong>: la testata ha lanciato una collaborazione con numerose piattaforme mediatiche per creare un digital network focalizzato su scienza, avventura e contenuti culturali. <strong>Mashable</strong>, <strong>theSkimm </strong>e <strong>Atlas Obscura</strong> sono i partner principali.</p>
<p>Anche nelle tv si iniziano a vedere le prime alleanze, le emittenti stanno ottenendo buoni profitti dal modo in cui lavorano insieme i dati per aiutare gli inserzionisti a “targhettizzare” gli annunci. La partnership più grande è <strong>OpenAp</strong>, una piattaforma digitale indipendente creata da <strong>Viacom</strong>,<strong> Turner</strong> e <strong>Fox Networks</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://digiday.com/media/in-the-shadow-of-the-duopoly-publishers-are-going-from-competitors-to-allies/"><span style="text-decoration: underline;">⇒Continua a leggere su Digiday.com</span></a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/la-crisi-spinge-i-media-verso-alleanze-inedite/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Elezioni francesi: L&#8217;Obs segue gli indecisi</title>
		<link>http://www.magzine.it/elezioni-francesi-obs-segue-gli-indecisi/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/elezioni-francesi-obs-segue-gli-indecisi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2017 10:14:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Argenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=31329</guid>
		<description><![CDATA[Lea, disoccupata 25enne di Dorgogne, regione del sud ovest della Francia, ha cambiato idea almeno tre volte su quale candidato votare alle elezioni presidenziali francesi del 23 aprile. Prima era ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="394" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/04/francia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p>Lea, disoccupata 25enne di <strong>Dorgogne</strong>, regione del sud ovest della <strong>Francia,</strong> ha cambiato idea almeno tre volte su quale candidato votare alle elezioni presidenziali francesi del<strong> 23 aprile</strong>. Prima era orientata sul  centrista<strong> Emmanuel Macron</strong>, poi è passata alla leader del <strong>Front National, Marine Le Pen</strong> e ora si è schierata con il candidato di un partito molto più piccolo.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il settimanale francese <strong>L&#8217;Obs </strong>(ex<strong> Nouvel Observateur</strong>)  ha seguito le sue intenzioni di voto insieme a quelle di altri elettori indecisi provenienti da varie parti del Paese</mark>. Il progetto, nato per tracciare un quadro su come i francesi si stanno preparando al voto, è realizzato attraverso un chatbot aperto su Facebook Messenger, in cui vengono condivise storie e aggiornati i lettori sulle scelte dei personaggi seguiti.</p>
<p>Il bot è stato avvivato circa un mese fa, da un’idea di<strong> Audrey Cerdan</strong>  e invia al massimo quattro aggiornamenti  a settimana.  «Abbiamo scelto di utilizzare Messenger perché ci piaceva il concetto di un posto dove i lettori spendevano già molto tempo – spiega Cerdan – <mark class='mark mark-yellow'></mark>Si crea una certa intimità nello stare in mezzo ai messaggi degli amici/mark]».</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.niemanlab.org/2017/04/the-french-magazine-lobs-is-using-facebook-messenger-to-follow-undecided-voters/"><span style="text-decoration: underline;">⇒Continua a leggere su Niemanlab</span></a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/elezioni-francesi-obs-segue-gli-indecisi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Progetto FOIA The Dead: dagli obituaries all&#8217;FBI</title>
		<link>http://www.magzine.it/progetto-foia-the-dead-dagli-obituaries-allfbi/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/progetto-foia-the-dead-dagli-obituaries-allfbi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2017 08:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Argenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=30320</guid>
		<description><![CDATA[E se scoprissi che tuo nonno è stato sospettato di terrorismo? Parker Higgins ha trovato un modo molto particolare di sfruttare il FOIA (Freedom of Information Act, la legge che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="630" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/03/fbi.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p>E se scoprissi che tuo nonno è stato sospettato di terrorismo? <strong>Parker Higgins</strong> ha trovato un modo molto particolare di sfruttare il <strong>FOIA</strong> (Freedom of Information Act, la legge che consente l&#8217;accesso ai documenti pubblici, <em>ndr</em>): <mark class='mark mark-yellow'>scoprire quanti cittadini sono stati spiati dall’<strong>FBI</strong></mark>. Higgins, dopo aver lavorato per cinque anni all’<strong>Electronic Frontier Foundation</strong>, dove ha appreso che i file dei federali su una determinata persona, sono accessibili dopo la morte di questa, ha imparato a sfruttare le possibilità offerte dalla legge.</p>
<p>Di qui l’illuminazione: usare la pagina degli<em> obituaries</em> del <strong>New York Times</strong> per ricavare nomi di cui chiedere conto all’FBI. <mark class='mark mark-yellow'>L’idea è diventata un progetto: <strong>FOIA The Dead</strong>,</mark> accessibile a tutti attraverso un link che lo stesso Higgins ha postato sul suo profilo<strong> Twitter</strong>. Higgins ha anche creato uno script attraverso il quale riesce ad inviare automaticamente richieste di accesso al FOIA per ogni personaggio pubblico defunto e finito nei necrologi del <em>New York Times</em>.</p>
<p>Dall’inizio del progetto sono state mandate più di <strong>1300 richieste</strong>. «Lo scopo di questo progetto – spiega Higgins – è quello di scoprire i nomi di persone che nessuno si sarebbe aspettato che fossero sorvegliate dall’FBI». <mark class='mark mark-yellow'>Molti dei file pubblicati su <strong>FOIA The Dead</strong>, riguardano soprattutto attivisti:</mark> «Se sei un attivista abbastanza famoso da essere citato sugli obituaries del <em>New York Times</em>, è probabile che l’FBI abbia un file su di te».</p>
<p>Il progetto è stato lanciato il<strong> </strong>primo marzo, lo stesso giorno in cui la polizia federale ha smesso di ricevere le richieste del<strong> FOIA</strong> via email. Higgins dunque ha dovuto inventarsi un nuovo stratagemma per accedere ai dati: inviare le richieste di accesso attraverso il portale <strong>E-FOIA</strong>. Uno strumento che &#8211; pur funzionando bene &#8211; secondo Higgins non è in grado di ricevere richieste automatizzate come quelle inviate via mail.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.niemanlab.org/2017/03/foia-the-dead-uses-the-new-york-times-obituaries-to-shine-a-light-on-fbi-surveillance-for-the-living/"><span style="text-decoration: underline;">⇒Continua a leggere su Niemanlab</span></a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/progetto-foia-the-dead-dagli-obituaries-allfbi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La risposta alla crisi forse è la community</title>
		<link>http://www.magzine.it/la-risposta-alla-crisi-forse-e-la-community/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/la-risposta-alla-crisi-forse-e-la-community/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2017 08:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Argenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=30275</guid>
		<description><![CDATA[E se creare siti basati su un unico tema fosse la strategia vincente per attrarre i lettori e spingerli a sottoscrivere abbonamenti? Se lo chiede Shan Wang su NiemanLab. Il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="950" height="534" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/03/lettori.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="lettori" /></p><p>E se creare siti basati su un unico tema fosse la strategia vincente per attrarre i lettori e spingerli a sottoscrivere abbonamenti? Se lo chiede<strong> Shan Wang</strong> su <strong>NiemanLab</strong>. Il caso emblematico da cui parte Wang è <strong>The Marshall Project</strong>, <mark class='mark mark-yellow'></strong>sito dedicato alla giustizia penale che sta ora lavorando per trasformare i suoi lettori in membri sostenitori.</mark></p>
<p>The Marshall Project è spesso descritto come un sito dedicato a un singolo problema, definizione che potrebbe restituire un’immagine inadeguata dello scopo e della profondità del sito, ma che di certo, secondo Wang, aiuta a capire come costruirà il suo programma di fidelizzazione per gli abbonati.</p>
<p>«Creare un membership program – spiega il presidente di <strong>The Marshall Project</strong>, <strong>Carroll Bogert –</strong> vuol dire creare qualcosa che faccia sentire i lettori parte di una comunità. Ci sono molti modi per definire una ‘comunità’. Ci dovrebbe essere una comunità di persone che si preoccupa del clima, una che s&#8217;interessa della giustizia penale ecc».</p>
<p>La sfida, dunque, è quella di trasformare i lettori in sostenitori. Il primo passo è ovvio: continuare a offrire loro un giornalismo di qualità, focalizzato su un preciso ambito, la giustizia penale. L&#8217;adozione di strategie per costruire un senso di appartenenza, di comunità, sono il secondo passo. Qui le opzioni al vaglio sono diverse: dalle newsletter indirizzate solo agli abbonati fino alla possibilità di garantire a questi ultimi l&#8217;accesso a certi eventi.</p>
<p>&#8220;Non mi piace la logica del faccio questo per quest&#8217;altro &#8211; spiega <strong>Kelly Payne</strong>, la direttrice &#8211; ma il buon giornalismo ha un costo. Un&#8217;inchiesta può richiedere un anno di lavoro e la consultazione di centinaia di atti e documenti ufficiali&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.niemanlab.org/2017/03/readers-seem-willing-to-pay-for-news-sites-centered-around-a-place-what-about-sites-built-on-an-issue/"><span style="text-decoration: underline;">⇒Continua a leggere su NiemanLab</span></a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/la-risposta-alla-crisi-forse-e-la-community/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Hattiesburg American, del cartaceo si può fare a meno</title>
		<link>http://www.magzine.it/meno-edicola-e-piu-digitale-una-strategia-vincente/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/meno-edicola-e-piu-digitale-una-strategia-vincente/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2017 08:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Argenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=30200</guid>
		<description><![CDATA[Se i lettori online sono in costante crescita, vale la pena investire sul sito, diminuendo la frequenza settimanale di uscita dei quotidiani cartacei. È la strategia adottata da Hattiesburg American, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="802" height="459" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/03/newspapers.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p style="text-align: justify;">Se i lettori online sono in costante crescita, vale la pena investire sul sito, diminuendo la frequenza settimanale di uscita dei quotidiani cartacei. <mark class='mark mark-yellow'>È la strategia adottata da <strong>Hattiesburg American</strong>, giornale locale del Mississippi che ha scelto di stampare edizioni cartacee solo tre volte a settimana</mark>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nathan Edwards</strong>, presidente di <strong>Hattiesburg American</strong>, ha spiegato la decisione presentandola come una strategia per costruire un approccio digitale alle news. «Le nostre ricerche – dice Edwards – dimostrano che i nostri abbonati stanno scegliendo in maniera sempre maggiore di accedere al quotidiano attraverso il sito, via pc, cellulare o tablet. I lettori del digitale superano di<strong> 8 volte</strong> quelli del cartaceo. Nel 2016 abbiamo avuto <strong>2.3 milioni</strong> di visitatori unici».</p>
<p style="text-align: justify;">Hattiesburg American non è il primo quotidiano a ridurre la presenza in edicola per investire nel digitale. Un’operazione analoga era già stata fatta dal <strong>Times Picayune</strong> nel<strong> 2012</strong>. La riduzione a tre copie settimanali, infatti, è una strategia spesso utilizzata dai giornali a tiratura locale.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.poynter.org/2017/this-mississippi-paper-has-8-times-more-digital-readers-than-print-so-theyre-cutting-print-to-3-days-a-week/451895/"><span style="text-decoration: underline;">⇒Continua a leggere su Poynter</span></a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/meno-edicola-e-piu-digitale-una-strategia-vincente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giornalismo e cyber war: cosa cambia dopo Snowden</title>
		<link>http://www.magzine.it/giornalismo-e-cyber-warfare-cosa-cambia-dopo-snowden/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/giornalismo-e-cyber-warfare-cosa-cambia-dopo-snowden/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2017 11:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Argenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=30090</guid>
		<description><![CDATA[Sono passati quattro anni da quando Edward Snowden, con la collaborazione del giornalista del Guardian Glenn Greenwald, rese pubbliche diverse informazioni su programmi di cyber spionaggio della NSA ai danni ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="620" height="348" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/03/cyber-e1489405219436.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p style="text-align: justify;">Sono passati quattro anni da quando <strong>Edward Snowden</strong>, con la collaborazione del giornalista del <strong>Guardian</strong> <strong>Glenn Greenwald</strong>, rese pubbliche diverse informazioni su programmi di cyber spionaggio della NSA ai danni di numerosi Paesi europei, attraverso l&#8217;accesso ai metadati delle comunicazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'>Ma quali sono stati, nello specifico, gli effetti del caso Snowden sulla stampa? <span style="font-family: Times New Roman,serif;">È</span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"> la domanda a cui cerca di rispondere il libro <em>Il giornalismo dopo Snowden: il futuro della stampa libera nella sorveglianza di Stato”</em></mark>. Il testo è parte di un più ampio studio, durato circa un anno, durante il quale sono stati organizzati eventi e progetti a cura del<strong> Tow Center for Digital Journalism,</strong> in collaborazione con la <strong>Colombia Journalism Review</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;">Secondo gli autori del libro, il ruolo dei giornalisti nel dare risonanza alle rivelazioni dell&#8217;ex spia, insieme alla criminalizzazione, da parte delle autorità, del <em>whistleblower</em>, segnarono una nuova era nella copertura delle notizie riguardanti la sicurezza nazionale. Dopo che </span>Snowden ha aperto gli occhi al mondo sulla <em>cyber warfare</em> e sulla sorveglianza massiccia, alla quale siamo soggetti, è doveroso chiedersi come si ridefinisca il ruolo del giornalista e come possa essere, oggi, <em>watchdog</em> del potere.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.cjr.org/opinion/edward-snowden-cyberwarfare.php"><span style="text-decoration: underline;">⇒Continua a leggere su Cjr.org</span></a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/giornalismo-e-cyber-warfare-cosa-cambia-dopo-snowden/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Non Una di Meno: le donne scendono in piazza</title>
		<link>http://www.magzine.it/non-una-di-meno-le-donne-scendono-in-piazza-2/</link>
		<comments>http://www.magzine.it/non-una-di-meno-le-donne-scendono-in-piazza-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2017 11:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Argenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=30112</guid>
		<description><![CDATA[Dal Sud America alle piazze italiane, passando per 55 Paesi del mondo, quest&#8217;anno la Festa della Donna è stata una battaglia in rosa e il tradizionale 8 marzo è diventato ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3264" height="2448" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2017/03/IMG_6095.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="img_6095" /></p><p style="text-align: justify;">Dal Sud America alle piazze italiane, passando per 55 Paesi del mondo, <mark class='mark mark-yellow'>quest&#8217;anno la Festa della Donna è stata una battaglia in rosa e il tradizionale 8 marzo è diventato &#8220;Lotto Marzo&#8221;.</mark> Per la prima volta nella storia le donne hanno trasformato la <strong>Giornata Internazionale della Donna</strong> in un&#8217;occasione di sciopero, per dire no alla violenza di genere, alla differenza di stipendio con i colleghi uomini, al dilagare degli obiettori di coscienza. Il movimento <strong>Ni Una Menos</strong> è nato in Argentina nel 2015, dilagando in tutti i Paesi dell’America latina in seguito all&#8217;omicidio della sedicenne <strong>Lucia Perèz</strong>, morta dopo aver subito una brutale violenza. <mark class='mark mark-yellow'>L&#8217;associazione <strong>Non Una Di Meno</strong> è sorta anche in Italia e ieri ha riempito le nostre piazze, da Milano a Napoli, da Bologna a Roma.</mark></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://medium.com/@magzinemagazine/non-una-di-meno-le-donne-scendono-in-piazza-9faa53c47b3d#.a9v9gey22" target="_blank"><strong>Leggi il reportage completo su Medium</strong></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.magzine.it/non-una-di-meno-le-donne-scendono-in-piazza-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 2/17 queries in 0.075 seconds using disk
Object Caching 1405/1550 objects using disk

 Served from: www.magzine.it @ 2026-04-18 15:51:59 by W3 Total Cache -->