Nel romanzo Ready Player One, Ernest Cline immaginava, già nel 2011, un futuro, non molto lontano, in cui la Terra è un pianeta sull’orlo del collasso e dove l’unico svago per le persone comuni è OASIS (acronimo inglese che tradotto sta per  Simulazione di Immersione Sensoriale Ontologicamente Antropocentrica), un mondo virtuale a cui si può accedere grazie a un semplice visore. Un 2045 in cui la vita reale è subordinata a quella virtuale.

Se dieci anni fa si parlava di fantascienza distopica, oggi questo futuro è letteralmente in vista. Al CES 2021 l’azienda In With Corp ha svelato un metodo per inserire chip di visualizzazione a visione aumentata nelle lenti a contatto morbide in idrogel che milioni di persone indossano quotidianamente.

Alcune aziende già un decennio fa avevano annunciato l’arrivo sul mercato di lenti intelligenti che potessero misurare il livello di glucosio delle lacrime e forse aiutare a ridurre i danni causati dal diabete. Altre lenti ambivano a zoomare su richiesta o somministrare farmaci (in particolare antistaminici). Il traguardo che finora si era raggiunto era quello delle lenti Transitions che si scuriscono automaticamente alla luce del sole.

Oggi invece le lenti intelligenti stanno diventando una realtà. All’inizio del 2020, In With Corp ha annunciato una partnership con Bausch&Lomb, mostrando circuiti elettronici flessibili incorporati direttamente nelle lenti. No, non si possono ancora comprare.

C’è poi Mojo Vision, il grande concorrente di InWith, che ha segretamente ingegnerizzato lenti con incorporata un’enorme gamma di proprietà tecnologiche, tra cui un display Micro LED quasi invisibile di dimensioni inferiori a mezzo millimetro (pensate a un granello di sabbia), minuscoli sensori inerziali come accelerometri e giroscopi, un sensore di immagine super efficiente per valutare il mondo intorno a voi, batterie adorabilmente piccole, e altro ancora.

Le lenti di InWith e di Mojo fanno subito pensare alle numerose applicazioni per la realtà aumentata: indicazioni di direzione che ti guidano attraverso strade sconosciute, forniscono informazioni sulle persone e sugli edifici in cui si sta entrando, aiutano a leggere degli appunti per una presentazione o il testo di un discorso.

Anche prima di raggiungere simili livelli futuristici, le lenti intelligenti saranno di enorme aiuto alle persone con problemi di vista. I chip di Mojo saranno in grado di aggiungere bordi agli edifici, aumentare il contrasto intorno ai segni e alle persone, e aiutare coloro che hanno una visione debole a muoversi liberamente.

Ma c’è ancora molto di più. La vista è una danza complessa tra i nostri hardware (cioè la retina, le pupille, e così via) e il nostro cervello, che interpreta gli impulsi elettrici inviati dagli occhi e li traduce in immagini. Il cervello si adatta ai difetti dei nostri hardware, in una certa misura. Le lenti intelligenti potrebbero un giorno correggere un occhio imperfetta, o addirittura sostituirlo interamente, fissando quegli impulsi elettrici prima che il cervello li riceva per l’interpretazione.

E se la realtà aumentata di OASIS tramite visori prima era solo un’utopia, ora si può addirittura immaginare di accedervi tramite delle lenti a contatto. Nell’era post-smartphone, lenti come queste potrebbero sostituire i nostri stessi occhi. Il futurista Gary Bengier, un ex tecnologo della Silicon Valley, scrittore e filosofo, immagina il mondo tra 140 anni, un futuro in cui i display non sono solo indossati nelle lenti a contatto, ma saranno effettivamente parte della persona, grazie a un chip inserito dietro l’orecchio e collegato a un impianto corneale.

Nel suo nuovo libro Unfettered Journey, descrive l’interazione possibile tra AI e le interfacce mente-macchina  he si combinano con impianti retinici per impiantare intere banche dati nella testa di una persona. In futuro un’AI molto più avanzata e intelligente si combinerà con i dati di geolocalizzazione e i sensori che raccolgono ogni pensiero e desiderio. “Saremo in grado di sapere e visualizzare mentalmente le migliori pizzerie nei paraggi semplicemente pensando  a una pizza”.

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