In Italia, secondo l’Istat, vivono circa 13 milioni di persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità patologiche. Di queste, più di tre milioni hanno limitazioni funzionali gravi. Nonostante questi numeri importanti, il tema della disabilità in Italia è ancora poco sentito e, se a questo aggiungiamo il tema della sessualità nella disabilità, di fatto si prova a smontare un tabù.

Paradossalmente, fu per primo Papa Giovanni Paolo II, già nel 2004, ossia 14 anni fa, a toccare la problematica con delicatezza: “Il mondo dei diritti non può essere appannaggio dei sani – diceva Wojtyla –. Particolare attenzione va riservata alla cura delle dimensioni affettive e sessuali della persona handicappata”.

Ma prima delle leggi o dello Stato, e dopo il papa, sono stati gli artisti a mettere sulla graticola il problema, affinché qualcuno se lo trovasse sotto gli occhi, ma senza scandalizzarsi troppo. Il cinema, con pellicole nazionali o internazionali (The session e Manuale d’amore sono alcuni esempi), o con documentari d’autore come The special need e il più recente Because of my body di Francesco Cannavà, hanno messo in scena storie di ordinario disagio, con toni diversi (drammatico, comico o descrittivo), stando pericolosamente in bilico su questo terreno minato da problematiche esplicite e da sentimenti non detti. Per ultimo, Because of my body ha voluto essere esplicito ed ha trattato il tema della sessualità delle persone disabili, introducendo un personaggio reale che esiste in diversi Paesi d’Europa ma che è una figura ancora illegale in Italia: l’assistente sessuale.

All’estero

Nei Paesi europei esistono figure professionali riconosciute da oltre trent’anni che hanno avuto modo di svilupparsi più agevolmente grazie alla legalizzazione della prostituzione, come in Olanda e in Germania. Attenzione, però: la distinzione tra prostituzione e assistenza alla sessualità è netta. Nel caso dell’”operatore all’emotività, affettività e sessualità” (Oeas è il termine tecnico, ndr), a fare la differenza è la formazione psicologica, sessuologica e medica in grado di aiutare le persone con disabilità a vivere un’esperienza erotica, sensuale o sessuale e a indirizzare al meglio le proprie energie interne, spesso scaricate in modo disfunzionale in sentimenti di rabbia e aggressività.

In Germania, Olanda e Svizzera, esistono specifici corsi di formazione per i sex surrogate. In Svizzera, dopo la recente liberalizzazione del settore, sono stati istituiti un albo professionale ed un tariffario, ed è inoltre previsto un supporto psicologico e fisiologico agli iscritti. In Olanda i servizi degli Oeas vengono finanziati dal Servizio sanitario nazionale fino a 12 volte l’anno, come in Gran Bretagna dove, nonostante la figura dell’assistente sessuale non sia ancora stata legalizzata, esistono siti per mettere in contatto i professionisti del sesso con le persone disabili e il servizio viene rimborsato dallo Stato. In Belgio esiste un’associazione di assistenti sessuali, attiva a livello mondiale, che si è dotata anche di un regolamento etico con tanto di sanzioni. In Spagna, in particolare a Barcellona, l’ong Tandem funziona da punto d’incontro per gli Oeas e le persone disabili.

In Italia

Tornando in Italia, invece, il disegno di legge “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità” alla Commissione igiene e sanità del Senato è fermo dal 2014. Il ddl prevede l’istituzione di una figura professionale e di un albo specifico, pensati per i disabili e le loro famiglie. In Italia il disegno di legge “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità” è fermo dal 2014. Max Ulivieri, 47enne toscano costretto ad una sedia a rotelle (nella foto di Francesco Cannavà), oltre ad essere il portavoce di questo disegno di legge, è il fondatore dell’associazione Love Giver che, volendo  sfidare la legge italiana, ha dato il via nel settembre 2017 al primo corso in Italia per assistenti sessuali a Bologna. «Lo scopo è dare vita alla figura dell’assistente all’affettività, emotività e sessualità – spiega Ulivieri – e con essa permettere ai disabili di riscoprire il proprio corpo come fonte di piacere e non solo di sofferenza quotidiana, attraverso il contatto, l’accarezzamento, il massaggio, l’abbraccio, l’accompagnamento alla masturbazione o anche semplicemente con la presenza, l’affetto e l’umanità».

Dal corso per assistente sessuale alle stanze polisensoriali

Il corso di Bologna ha visto la partecipazione di 17 persone tra i 25 ed i 45 anni alle lezioni tenute dal presidente dell’Istituto italiano di sessuologia scientifica Fabrizio Quattrini, l’avvocato Lorenzo Simonetti, il dottor Rocco Salvatore Calabrò, il formatore Maurizio Nada e Judith Aregger, già assistente sessuale in Svizzera.Le richieste giunte all’associazione ad oggi sono 2.133 e vengono soprattutto da genitori che vedono nei figli atteggiamenti aggressivi, dati presumibilmente da una costrizione e privazione della propria vita sessuale.  Se in alcune strutture infatti, alcuni soggetti affetti da disabilità, e privati della loro sessualità, vengono sedati per mantenere in loro la quiete, tra le mura di casa le soluzioni sono tre: ignorare il problema, ricorrere alla prostituzione, o “aiutare come si può” i propri figli. «Ci sono genitori che ci chiamano per un sostegno psicologico, perché costretti ad aiutare i propri figli, con disabilità intellettive, a masturbarsi», ci confida Max Ulivieri.

Il fondatore di Love Giver definisce la sua battaglia “un atto di disobbedienza civile”: infatti, potrebbe rischiare l’accusa di favoreggiamento alla prostituzione, mettendo in contatto la persona disabile con l’assistente sessuale. «L’assistente sessuale è formata/o tramite ore di corsi, la prostituta no. Inoltre, mentre chi vende il proprio corpo ha come unico intento quello di fidelizzare il cliente, l’assistente sessuale mira invece a dare un’autonomia al disabile», spiega Anna, fotografa 32enne veneziana ed aspirante Oeas, che ha partecipato al corso sotto le due Torri. Anna vuole rispondere da un punto di vista civico a questa speciale esigenza, al momento ancora sommersa nel buio in Italia. «Quando si parla di sessualità non si parla solo di sesso, ma anche della persona. Attualmente non esiste un ascolto della persona disabile in questo senso e per questo nascono situazioni molto ambigue all’interno delle famiglie. Quello dell’assistenza sarà un lavoro di squadra che vedrà tutti coinvolti nell’accompagnamento della persona disabile verso il mondo della sessualità», incalza Anna.

Un’altra testimonianza a favore arriva da Luca Bossi, padre di famiglia, medico ed aspirante assistente sessuale. «Potremmo lavorare isolatamente senza problemi ma il nostro intento è quello di creare una vera e propria equipe, tramite l’associazione, ed un tariffario. Così facendo, però, si rientrerebbe, secondo la legge, nello sfruttamento della prostituzione», spiega Bossi che rischia oggi di essere radiato dall’Ordine dei Medici per la sua scelta. Mentre le idee propositive si alternano alle critiche, a breve i 17 aspiranti assistenti sessuali inizieranno il tirocinio, attivando un numero verde al quale potranno fare riferimento disabili e famiglie di disabili. All’interno di alcune piccole cooperative sono già state istituite delle “stanze polisensoriali” dove i singoli utenti possono incontrarsi. Queste stanze potrebbero diventare un primo punto d’incontro con l’assistenza alla sessualità. Ora è necessario un passo avanti da parte della politica per permettere a questi aspiranti operatori di svolgere in maniera legale la loro professione, a servizio dell’emotività, affettività e sessualità delle persone disabili.