Passeggiando per Corso Colombo di palazzi del genere se ne vedono tanti. Palazzi eleganti, dai pavimenti di marmo, gli ascensori antichi e un paio di studi legali a piano. Il grande palazzo al civico 15, però, è diverso dagli altri. Il numero 15 è un luogo da sogno, perlomeno per Ashis Goonraz. Di quel condominio Ashis è il custode, titolo ricevuto da poco. È da appena un anno, infatti, che Ashis lavora lì. Poco più di 12 mesi dal giorno in cui ha coronato il proprio sogno. “In passato ho fatto molti lavori diversi, alcuni anche molto faticosi. Non speravo affatto di arrivare fin qui”. Faticava Ashis e, nel frattempo, sognava di essere al posto di quegli amici assunti in portineria. In realtà, continua a faticare anche adesso.

Quello del portiere è un lavoro duro, “bisogna essere dei tutto-fare. Manca l’acqua? Problemi con il contatore? Sono sempre io il primo a essere chiamato”. A qualsiasi ora, in qualsiasi giorno, un custode non riposa mai. “Quante ore lavoro al giorno? 12 con gli occhi aperti e altre 12 con gli occhi chiusi”. Insomma, dentro quel condominio dalle porte in legno scuro, Ashis ha un gran bel da fare. Tuttavia, non lo si sente mai lamentarsi. È contento di essere lì, in quella gabbiola si sente come fosse a casa. D’altronde, tra quelle mura ormai lo conoscono tutti. Lo trattano come uno di famiglia, è a lui che affidano le chiavi di casa quando vanno via, a lui che fanno recapitare la propria posta. Una bella responsabilità di cui Ashis è orgoglioso. È fiero del suo lavoro di “controllore” e lo diverte quel gioco del mattino in cui sta “concentrato e con gli occhi fissi, cercando di immagazzinare un volto nuovo ogni giorno”.

Di gente, per quell’androne, ne passa parecchia. Gli avvocati stanno giusto al piano di sopra e con i loro clienti è un continuo via-vai. L’ottimismo di Ashis di questo ambaradan vede solo il lato positivo: “Vivere accanto a dei professionisti è un bene, sono soliti trattare con le persone, sono gentili per abitudine”. Lui la chiama abitudine, ma è facile capire il motivo per cui sono tutti carini con Ashis. Basta parlare qualche secondo con lui per essere contagiati dal suo sorriso, che nasconde soltanto quando deve posare per un ritratto. È il sorriso di chi sente di essere al posto giusto e che sogna “tra dieci anni di essere ancora qui, a occuparmi di gente gentile dentro questo bel cortile”.