All’interno delle quattro vie più fashion di Milano si respira un’atmosfera calma e paludare dove il rombo potente di alcune supercar è l’unico rumore che riecheggia con costanza. Le strade sono piene di turisti e di sacchetti firmati, pochi giovani e tanti lavoratori in doppio petto che testimoniano l’eleganza e l’esclusività del quartiere meneghino più conosciuto al mondo. I veri depositari di tutto ciò che, invece, rimane nascosto all’interno dei suoi palazzi antichi sono i custodi.

Tra loro, Antonio Vidiri, calabrese di origine, fa il custode da trentadue anni. Si è trasferito ancora giovane, subito dopo essersi sposato, grazie anche al fratello maggiore che gli ha trovato un lavoro a tempo indeterminato come custode in via Banfi, dove ha abitato per diversi anni. Qui ha potuto rendersi conto di quello che era il degrado della centralissima zona di parco Vetra durante il periodo della “Milano da bere”, quando, la sera, spacciatori e tossici tenevano in ostaggio l’area verde dietro le “Colonne”. Proprio a causa di questi movimenti illeciti anche un uomo ligio al dovere e sano come Antonio si è trovato vittima della brutale inquisizione delle forze dell’ordine di quegli anni: una sera, infatti, i carabinieri hanno compiuto una retata al parco e hanno scoperto dei pusher che nascondevano della merce all’interno del cortile di cui il signor Vidiri era custode. Il giovane portinaio, estraneo ai fatti, poiché il suo turno di lavoro si era già concluso da qualche ora, è stato comunque preso e portato in questura con l’accusa di complicità senza alcuna prova certa e rilasciato dopo un paio d’ore di minacce e intimidazioni. «Via Gesù, invece, – racconta Antonio – è una strada molto più tranquilla, attraversata ogni giorno da personaggi famosi dello sport e dello spettacolo in cui succede poco e nulla».

Tra i fatti più eclatanti successi all’interno del Quadrilatero della moda ricordiamo sicuramente la rapina alla gioielleria Frank Muller di via della Spiga. Memoria storica del luogo è il custode Giuseppe che, a pochi metri dall’accaduto, è stato uno dei primi testimoni interrogati dalla polizia. Il signor Cipolla, che ha sempre vissuto a pochi metri dalla portineria in cui lavora, ereditata dal padre, ci racconta di quegli attimi concitati in seguito all’esplosione di bombe molotov e urla di terrore. «Ero nell’androne a pulire quando ho sentito un boato frastornante e una volta precipitatomi fuori ho visto fumogeni e gente spaventata che si affacciava dai negozi. Mi è passato accanto uno dei rapinatori ancora armato, vestito di nero come gli altri membri del commando». Il cinquantatreenne, milanese doc, è stato anche uno dei pochi fortunati a conoscere personalmente l’ex velina Elisabetta Canalis quando, disperata e assillata da un’orda di paparazzi, si era rifugiata nella sua portineria approfittando per un cambio di scarpe. Ancora è vivo il ricordo di quel giorno nella sua memoria che conserva l’immagine di una donna angelica con la pelle perfetta e di un caloroso bacio di congedo.