Pochi giorni fa l’Ong Amnesty International, impegnata nella difesa dei diritti umani, è stata al centro delle polemiche per aver utilizzato un’immagine “falsa” nella promozione delle sue campagne. In particolare, al centro della bufera c’è la foto di una donna che viene trascinata da alcuni agenti della polizia. L’immagine, che si è scoperto essere stata prodotta dall’intelligenza artificiale, ritrarrebbe la scena delle proteste del 2021 in Colombia. I manifestanti scesero in piazza contro la riforma fiscale dell’ex governo di Ivan Duque, l’innalzamento dell’Iva e altre misure che avrebbero impoverito ancora di più le classi sociali già deboli. La repressione da parte della polizia fu violenta e provocò decine di feriti e 38 morti. Con la recente pubblicazione della foto lo scopo di Amnesty era quello di sostenere le battaglie legali delle famiglie dei manifestanti coinvolti, oltre che di denunciare la violenza usata contro i civili.

Se si guarda l’immagine con maggiore attenzione si possono, però, notare alcune incongruenze. Innanzitutto, i colori della bandiera tricolore portata dalla ragazza è dei colori giusti – rosso, giallo e blu –, ma in ordine sbagliato. La divisa della polizia, inoltre, è antiquata e i visi delle persone attorno non sono ben visibili. Secondo i media e i fotogiornalisti le immagini prodotte dall’AI e usate da Amnesty possono minare il lavoro della Ong: un’accusa a cui Amnesty ha risposto dicendo di aver usato foto create dall’intelligenza artificiale per proteggere la privacy dei manifestanti, rendendo i loro visi volutamente sfocati e non riconoscibili. Inoltre, si è giustificata affermando che accanto alle foto sarebbe stato specificato che erano state prodotte dall’AI.

Le accuse hanno portato, comunque, alla cancellazione delle foto ritoccate: «Abbiamo rimosso le immagini dai post sui social media poiché non vogliamo che le critiche per l’uso di immagini generate dall’intelligenza artificiale distraggano dal messaggio centrale a sostegno delle vittime e delle loro richieste di giustizia in Colombia», ha dichiarato Erika Guevara Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International.

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