Politiche giovanili, coesione sociale, interventi educativi. Queste sono alcune delle aree in cui opera la Cooperativa Sociale Diapason Onlus, una delle associazioni premiate quest’anno con la civica benemerenza dall’ufficio di Presidenza del Comune di Milano. Paolo Cattaneo, presidente della Cooperativa, racconta il mondo Diapason.

Signor Cattaneo, come avete accolto la notizia di questa onorificenza?
Con inevitabile gioia. Per noi è un riconoscimento importante, un valore in più, soprattutto perché arriva da un’amministrazione con cui abbiamo lavorato molto bene, con cui abbiamo condiviso gran parte dei nostri progetti. È il segno che il sodalizio funziona.

Diversi i progetti realizzati dalla Diapason, molti dei quali rivolti ai giovani. Come li accompagnate nel loro percorso educativo?
Cerchiamo di promuovere occasioni in cui i giovani siano protagonisti della loro vita, del loro percorso di crescita, aiutando ognuno di loro a scoprire la propria identità, i propri interessi. Miriamo alla realizzazione di questo obiettivo attraverso tre percorsi concreti: creare occasioni in cui i ragazzi possano realizzare i loro progetti, le loro aspirazioni; favorire la cittadinanza attiva, promuovendo il volontariato, la partecipazione nel territorio, l’interesse alla cosa pubblica; sviluppare programmi che li aiutino ad acquisire competenze, spendibili nel mondo del lavoro.

L’intercultura è un pilastro della vostra associazione: in un periodo così complicato, visti i fatti di terrorismo e antisemitismo, come riuscite a mantenere saldo il valore dell’inclusione sociale?
Due condizioni sono fondamentali per favorire l’inclusione sociale: prima di tutto, la possibilità normativa per essere inclusi, e mi riferisco chiaramente alla cittadinanza, che dovrebbe essere garantita ai bambini nati in territorio italiano. Inoltre, è necessario seminare una cultura della convivenza, che metta insieme soggetti diversi, e non soltanto in base al colore della pelle. Quello che facciamo è costruire occasioni di socializzazione. Tuttavia, c’è da dire che nel territorio dove noi lavoriamo( Milano Nord, Monza e Brianza), difficilmente abbiamo incontrato difficoltà nel generare processi di inclusione, forti, soprattutto, della naturalezza con la quale bambini e ragazzi si incontrano, si mescolano. Lì sta il nostro futuro.

Lo scorso Maggio avete festeggiato i trenta anni dalla vostra fondazione. Ormai siete un punto di riferimento per il territorio, come pensate di consolidare in futuro la vostra posizione?
In questi trenta anni abbiamo fatto grandi sforzi per riuscire a continuare il nostro lavoro. Immagino un futuro complicato, vista la scarsità di risorse destinate al welfare. Ma, d’altra parte, penso che le relazioni che abbiamo consolidato e rinnovato in questi anni possano facilitare le attività che svolgiamo sul territorio. Continuiamo a coltivare la nostra attività dentro un territorio limitato, certi che è lì che riusciamo a fare bene, a far valere la nostra storia.