Ogni minuto su Facebook vengono creati 3,3 milioni di post che generano, a loro volta, una quantità immensa di traffico. Questo traffico alimenta l’ambitissimo business dei big data. E l’intero mercato della pubblicità online dipende proprio dai giganti digitali che dovrebbero sottostare a regole precise nel rispetto della concorrenza e della par condicio.  Cosa, quest’ultima, che, puntualmente, non accade. Non è una novità ma è importante che ne parli, al Wired Next fest di Milano, dedicato quest’anno a tecnologie e futuro, il commissario dell’Agcom in persona.

«Per contrastare questi soggetti ci vuole un’autorità convergente. Ad oggi non abbiamo strumenti adeguati per intervenire in tempo e i vuoti giuridici non permettono provvedimenti diretti », dice. In questi giorni post-elezioni è centrale anche il tema del silenzio elettorale. «La legge degli anni Cinquanta vieta la diffusione di propaganda elettorale con manifesti e manifestazioni. Con il tempo venne estesa anche alle radio e alle televisioni. Invece, il web è terra di nessuno. Questo spiega perché ci sono esponenti del mondo giuridico che non applicheranno la norma del silenzio elettorale finché essa non sarà estesa esplicitamente anche al web». Occorre ricordare, però, che il reato di diffamazione è stato punito da molti tribunali e dalla Cassazione anche sui social network come fossero un luogo pubblico.

In virtù di questo, per Antonio Nicita, «poiché la legge sul silenzio elettorale specifica che non si può fare propaganda in luogo pubblico e la Cassazione dice che i social network sono un luogo pubblico, è pacifico che questa norma possa essere applicata anche alla comunicazione online». L’altro problema discusso da Nicita è l’inefficacia dell’algoritmo quando si parla di pluralismo . «Il principio del pluralismo, infatti, viene meno per colpa del meccanismo di profilazione che seleziona e poi ti mostra ciò che accade nel mondo in base ai tuoi interessi». Da qui il problema delle notizie false controllate da fact-checkers privati nell’interesse di personaggi pubblici. Per questo diventa più difficile dimostrare che certe idee sono false.

«Occorre – conclude il commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – capire per quale motivo ho ricevuto quella notizia invece che un’altra. Bisogna sapere  qual è il lavoro dell’algoritmo e come agisce quotidianamente». E abbozza una ricetta: « Riportiamo dunque internet alla sua forma originaria di trasmissione dell’informazione e del sapere come fosse un luogo pubblico senza condizionamenti ma con fonti certificate».