E se invece di studiare solo sui libri com’erano fatte le piramidi fosse possibile entrarci davvero, esplorando le camere del faraone piuttosto che i sotterranei? Per i bambini della scuola primaria Kennedy di Bresso, nell’hinterland milanese, questa è già una realtà. La scuola primaria Kennedy di Bresso usa la MVR, Mixed Virtual Reality, per la didattica. A introdurla la maestra Emanuela Salamina  Lo è dall’aprile dell’anno scorso, quando è stata creata un’aula interamente dedicata alla MVR, Mixed Virtual Reality. Si tratta in assoluto del primo esperimento di questo tipo in una scuola elementare statale italiana. A renderlo possibile sono stati anche i genitori, finanziando il progetto e arrivando persino a imbiancare di propria mano l’aula d’azzurro. Questa innovativa modalità di insegnamento non sarebbe, tuttavia, mai stata introdotta alla Kennedy se non fosse stato per una delle maestre, Emanuela Salamina, che dagli anni ’80 è la responsabile della scuola per le nuove tecnologie, tanto da aver pure incoraggiato l’acquisto delle prime Lim, le lavagne interattive multimediali. La docente è quindi la persona che può meglio spiegare come funziona questa nuova frontiera della didattica digitale.

Cos’è la Mixed Virtual Reality?

È l’insieme di realtà virtuale e realtà aumentata. È una tecnologia nata due anni fa dalla Microsoft, un po’ più a portata di mano rispetto agli HoloLens. Il funzionamento è più o meno lo stesso: si è immersi in questa realtà virtuale con ambienti sia riprodotti digitalmente sia precedentemente ripresi dal vivo. Per esempio, a scuola abbiamo l’app Holo Tour che è un viaggio nella Roma odierna con alcuni momenti in cui si può vedere com’era la vita nella Roma antica. Sono state fatte riprese a 360 gradi delle piazze di Roma. Allo stesso modo gli specialisti del National Geographic hanno fatto riprese a 360 gradi degli animali . Recentemente ho fatto vedere ai bambini gli elefanti nel loro habitat.

Com’è nata l’idea di usare questa tecnologia per la didattica?

Un giorno, passando dal mio fornitore di elettronica, ho visto che aveva questa tecnologia appena arrivata dall’America. Così me l’ha fatta provare e subito ho pensato alla possibilità di sfruttarla a livello didattico per materie come storia, geografia, scienze e arte. Quindi ne ho parlato con le colleghe, le ho portate a provare la nuova tecnologia, ho portato la preside, ho parlato col comitato genitori, infine ho proposto il progetto ed è stato approvato. Oltretutto la nostra è una scuola in una zona ad alta concentrazione di immigrazione, quindi una zona abbastanza difficile, e la didattica con MVR è stata accolta con grande entusiasmo da parte di bambini, colleghi e genitori, insomma un grande successo.

Quali vantaggi offre questo tipo di didattica rispetto a una tradizionale?

Per gli studenti è un modo di imparare molto coinvolgente, perché la MVR è multisensoriale: oltre alle immagini è sempre presente anche una musica d’accompagnamento o comunque dei suoni di qualche tipo. Per esempio, abbiamo un programma di scienze che prevede la possibilità di entrare in parti del corpo umano tipo il cuore:  La MVR è multisensoriale: oltre alle immagini è sempre presente anche una musica d’accompagnamento o comunque dei suoni di qualche tipo mentre si esplora visivamente quest’organo si sente il suono del battito cardiaco e c’è anche la possibilità di aumentarne il volume o diminuirlo, quando si parla dello sforzo effettuato dagli atleti durante una gara. E anche per quanto riguarda altri software, altri programmi, altre applicazioni c’è la possibilità di sentire il suono. Si sa che immagine e suono messi insieme restano molto più impressi nella mente dei bimbi che non la semplice lettura di un libro. Un altro ottimo aspetto è che c’è una situazione di tutoraggio e di cooperative learning incredibile con questo macchinario, perché i bambini che lo usano per primi poi aiutano gli altri, spiegando loro come funziona e così via.

Per quali classi utilizzate la MVR?

Per ora tutti i bambini della primaria la stanno usando, dalla prima elementare alla quinta. Soprattutto va molto bene per i bambini più fragili, che hanno maggiori difficoltà nello studio tradizionale, perché la MVR è un metodo di insegnamento molto più sentito, li coinvolge molto più emotivamente. Abbiamo, ad esempio, una bimba sulla sedia a rotelle che non ha mai avuto la possibilità di camminare: lei dice di sentire un’emozione diversa nella testa quando si muove con i cosiddetti piedi virtuali. Abbiamo anche bambini problematici, che hanno difficoltà nello studio perché magari sono dislessici. Attualmente io ho una classe 5° dove c’è un bambino con questi problemi e a lui scienze la spieghiamo con la MVR, in modo tale che possa apprendere vedendo e provando sul campo, piuttosto che solamente leggendo. Questo bambino, se deve leggere un libro e studiare da solo fa molta fatica, perché ha difficoltà di concentrazione, poi chiaramente, essendo dislessico, impiega molto tempo a leggere e non riesce a capire tutti i concetti, invece, vivendo la lezione in maniera virtuale, riesce a interiorizzare di più i contenuti. È solo da un anno che usiamo la MVR e i bambini sono tanti, per cui non c’è ancora una statistica rispetto ai risultati, ma posso già dire che nella mia classe ho visto solo effetti positivi, perché li vivo tutti i giorni. Anche i bambini delle altre classi sono tutti entusiasti e chiaramente sono esperienze che poi restano dentro.

Non c’è il rischio che i bambini siano annoiati dai metodi di insegnamento tradizionali, dopo aver provato questo tipo di didattica?

Il discorso è che non è una sostituzione del metodo tradizionale, ma è sicuramente un’implementazione molto positiva. È chiaro che il piacere dello studio è personale, ma, se un bambino deve studiare solo sul libro, ad un certo punto lo fa perché lo deve fare. Invece, se fa una ricerca su internet, o si confronta con i compagni, o usa le nuove tecnologie è più invogliato a studiare. L’uso della MVR non è sostitutivo rispetto allo studio tradizionale, però aiuta a focalizzare di più i concetti e a interiorizzarli meglio.