«Mi si reclamava una rappresentazione, e rappresentazione ho fatto affinché testimonianza resti del fatto, di lui, delle violenze subite, del dolore di Licia Pinelli e delle figlie Claudia e Silvia». Così spiegò la sua opera monumentale Enrico Baj. L’opera narra le vicende della notte del 15 dicembre 1969 in cui perse la vita, precipitando da una finestra della questura di Milano, l’anarchico e ferroviere Giuseppe Pinelli, dopo tre giorni di interrogatori sull’esplosione di una bomba nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, la madre di tutte le stragi.

Era il 17 maggio 1972, i manifesti erano stati affissi per la città e il catalogo della mostra era pronto, ma la mattina stessa dell’inaugurazione il commissario Luigi Calabresi, incaricato di dirigere le indagini sulla strage e sulla morte del ferroviere, venne assassinato. Fu così che la mostra, dapprima rimandata, non fu mai inaugurata.

A distanza di 48 anni dal delitto Calabresi, la Cittadella degli Archivi di Milano apre al pubblico una mostra intitolata Baj72 dove è esposto il quadro della discordia

A distanza di 48 anni, la Cittadella degli Archivi di Milano apre al pubblico, dal 14 dicembre 2019 al 28 febbraio 2020, una mostra intitolata Baj72, curata da Anna Contro, sotto la guida dei professori Giorgio Zanchetti e Silvia Bignami dell’Università degli Studi di Milano del dipartimento di Storia dell’arte contemporanea.

«Il mio lavoro è stato quello di raggruppare e analizzare i materiali contenuti nei 329 faldoni che il Comune di Milano ci ha donato nel 2015, contenenti i documenti che ripercorrono le vicende travagliate della mostra mai inaugurata», spiega Anna Contro. Le carte mostrano come l’esposizione del quadro sia stata censurata dal comune per salvaguardare un momento così delicato per la storia della città e di tutta Italia.

Dopo il 1972, l’opera fu donata alla vedova di Pinelli, Licia Rognini, e successivamente acquistata dal gallerista Giorgio Marconi, con la volontà di offrire un sostegno economico alla famiglia Pinelli. Da quel momento in poi, il quadro è stato custodito dal gallerista, ma mai esposto a Milano fino al 2012. Ancora oggi, l’opera rimane conservata negli archivi del comune, ma verrà presto esposta a Palazzo Citterio, in Brera.

Strazio e dolore emergono dal pannello multistrato largo 12 metri e alto 3, realizzato con la tecnica del collage.Uno stile che inevitabilmente riporta alla mente dello spettatore il Guernica di Picasso (1937) che l’artista ha voluto omaggiare per esprimere, a livello universale, un valore di testimonianza civile contro ogni violenza.. Pinelli, al centro dell’opera, precipita dall’alto e ai suoi lati due folle ben distinte: sulla sinistra gli anarchici, paralizzati dal dolore e sulla destra esponenti in divisa, ostili. Apparentemente estranee all’opera e poste in primo piano le figure della moglie Licia, straziata dalla disperazione e delle due figlie Claudia e Silvia, vestite di una bianca innocenza.

«Conoscere la poetica di Baj contenuta nell’unico testo all’interno del catalogo storico dedicato alla mostra – dice la curatrice Anna Contro – è fondamentale per comprendere il motivo per cui ha voluto mettere in scena questo avvenimento così tragico». L’arte, talvolta, ha il dovere di allontanarsi dai formalismi per dare spazio ad una realtà che urge di essere raccontata. Un’urgenza sentita da Baj come artista, e restituita attraverso un’opera che reincarna la memoria di un fatto storico che lascia una ferita ancora aperta.