Filippo Timi torna da stasera al Teatro Franco Parenti per vestire i panni di Don Giovanni. Portato in giro per l’Italia davanti a 50mila spettatori tra il 2013 e l’inizio del 2014, il Don Giovanni che torna in scena stasera è cambiato. «La fragilità del personaggio che trovavamo nella prima scena, in cui si faceva di eroina, e nel punto finale, dove si risvegliava “spastico”, sono sparite e sono confluite in un nuovo lavoro, Skianto –  spiega la direttrice del Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah – insieme all’inquietudine e alle ombre della prima versione».

Chi ha già visto il Don Giovanni di Timi l’anno scorso, assicurano l’attore e la direttrice del teatro, resterà stupito. Lo spettacolo cambia, perde quelle due scene, rivede alcuni monologhi ma è giusto così, spiega Shammah, «proprio perché uno spettacolo muore tutte le sere, deve rinascere anche nuovo».

Il Don Giovanni di Timi è impegnato in una corsa perenne dietro a ogni donna, esce costantemente da sé in cerca di quello che ancora non ha. Ogni conquista è un pesce in meno nel vasto oceano femminile, ma la conquista non lo arricchisce, caso mai gli causa una perdita.  Il protagonista dell’opera, completamente riletta da Timi, corre talmente forte da essere destinato a una collisione. È ben consapevole della fine che farà, trainato dal proprio desiderio mai pienamente soddisfatto, che sul palco ha il volto di tre donne molto diverse tra loro: Donna Elvira, Donna Anna e Zerlina. Don Giovanni sa che ne morirà ed «è grande perché accetta a pieno le conseguenze, inevitabili, dell’essere nient’altro che se stesso», spiega Timi.

Quanto scompare da questa nuova messa in scena, però, continuerà a vivere in un altro spettacolo firmato e interpretato dall’attore umbro, che vestirà i panni del seduttore fino al 9 marzo e tornerà poi in scena il 25 marzo con Skianto, l’ultimo frutto della collaudata collaborazione tra Timi e il Franco Parenti.

Fino al 6 aprile, Timi si esibirà in un monologo in due atti. Dopo tanti spettacoli a fianco della sua compagnia, l’attore tornerà a essere solo sul palco per rappresentare chi non ha la capacità di esprimersi, per dar voce a un personaggio «handicappato, talmente chiuso in se stesso da non poter uscire». Un personaggio autobiografico, ispirato alla cugina chiusa al mondo che gli ha sempre scaldato il cuore: «Io stesso – racconta – mi sono sentito in moltissime situazioni della mia vita quel bambino chiuso dentro. Ora l’ho fatto schiantare, uscire fuori: il ruolo che si schianta con il testo e quello che ne nasce è estremamente personale».

Scene e costumi saranno ispirati agli anni ‘80, come la locandina, che ritrae un Filippo Timi quattordicenne sotto a un titolo glitterato. E in Skianto c’è molto di Timi anche per una specifica scelta: l’attore entrerà in scena anche sui pattini, richiamando così quegli anni ’80 in cui si guadagnò il titolo di campione umbro nel pattinaggio artistico.
Timi e Shammah svelano che sarà uno spettacolo che trasuda sentimento, emozioni, contraddizioni, nella difficoltà di rappresentare il “dentro” di un ragazzo chiuso al mondo e nella sfida di dar voce a chi è isolato. «Ci sarà un video con dei gattini», dice Timi, ormai famoso per inserire contributi video bizzarri, trovati su YouTube, all’interno dei suoi spettacoli.

Durante la conferenza stampa di presentazione, Timi non sfugge lo sguardo materno e ammirato della direttrice del Franco Parenti: «Carmelo Bene aveva ammesso di essere un genio e gli diedero ragione soltanto dopo. Filippo non vuole dire di essere un genio e allora lo dico io! Ormai tutti riconoscono la sua bravura: non fa parte di un filone, di una moda, ma tutti lo vogliono». E Timi è davvero una forza creativa: mentre veniva messo in scena il Don Giovanni è nato Skianto, e durante le prove di Skianto un monologo scartato si è trasformato nell’embrione di nuovo spettacolo, ancora top secret, che andrà in scena nel 2015.

L’esperienza personale è il filo, o «il Filo», scherza Timi, di Skianto e accompagna una ricerca di sincerità iniziata con Tuttalpiù muoio, il suo primo romanzo scritto con Edoardo Albinati e uscito nel 2006, in cui affrontava i suoi fantasmi e le sue prime esperienze di attore. Quella sincerità Timi dice di averla trovata in parte in teatro, attraverso ciascuno dei personaggi che ha interpretato, da Amleto a Fairytale, fino al Don Giovanni. Skianto rappresenta la chiusura di un ciclo, è l’evoluzione estrema e insieme il ritorno alle origini, in cui Timi può tornare se stesso.

L’attore giovedì compirà 40 anni e ruolo dopo ruolo è cresciuto: «Alcuni problemi non ci sono più, sono cambiato. A Milano posso dire di aver trovato casa, sia fisicamente che qui in teatro. Un teatro che crede in me, il Franco Parenti, insieme al Teatro Stabile dell’Umbria».